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L’erotismo e l’oscurità di Ester Cardella: un flusso libero della coscienza che prende luce

Intervista all’artista che ripensa l’erotismo dal punto di vista delle donne, tra pelle, simboli e il coraggio della rivoluzione interiore

Ester Cardella è un esempio di libertà. Matisse ricordava che la creatività richiede coraggio: la libertà dal mondo e, ancora di più, la libertà da se stessi. Forse è proprio così che ci si allontana dal modo abituale di guardare le cose intorno a noi, da ciò che la società ci ha insegnato, per costruire uno sguardo nuovo, più personale e più disponibile al cambiamento. Ecco che l’erotismo diventa uno sguardo, una lente per leggere i fatti della vita e, perché no, anche le relazioni.

Talentuosa, perspicace e intelligente, un’energia dirompente – ma anche modellata – che scardina e va oltre l’ordinario. Tutto questo si trova nella matita di Ester Cardella. Tutto questo, in realtà, è Ester Cardella.

«Prima devo fare un lavoro su me stessa per poter guardare in questo modo. Non c’è una regola scritta per definire l’erotico da ciò che non è. Si tratta di una questione molto delicata, una possibilità di guardare in modo diverso».

La nostra intervista ci permette di scoprire un po’ il suo mondo, la sua arte, di sbirciare tra le linee curve della creatività, di soffermarci sulla pelle di quelle donne seminude che spuntano dalla carta, con la stessa prepotenza di chi rivendica il diritto di esistere.

Ester Cardella e il suo linguaggio concettuale nell’arte erotica

Perché l’erotismo come linguaggio?

«In realtà è successo, non l’ho cercato. Penso al mio primo disegno, è appeso alla parete del mio studio e lo considero un simbolo di apertura verso un mondo che, ancora oggi, continua a svelarsi sempre di più. Erano le quattro di notte, fuori pioveva ma sul ripiano della scrivania avevo il lumetto acceso direzionato soltanto sulla carta.

Ero in una situazione emotiva particolare a avevo un bisogno estremo di buttare tutto fuori. Ho iniziato a disegnare seguendo questo impulso e dopo un po’ mi sono ritrovata davanti la scena di una donna nuda in uno scheletro, apparso dietro le braccia.

Il binomio erotismo-oscurità si è rivelato subito, erano due forze chiuse in un’unica cosa. Per me è molto importante scandagliare anche quella parte oscura, non solo l’erotico. Credo molto nei contrasti.

In quel momento mi è parso di respirare davvero, così ho continuato. Però da lì non è stata un’imposizione, ho solo seguito le mie sensazioni. Il mio fuoco si è rivelato all’improvviso ma, allo stesso tempo, si è alimentato gradualmente. Come un flusso libero della coscienza, che prende luce, senza una direzione razionale».

Ci sono artisti come Milo Manara che hanno fatto dell’erotismo una chiave stilistica. Hai mai considerato qualcuno di loro un tuo maestro? Forse questo collegamento tra te e loro si nota solo perché riguarda l’erotismo, ma il messaggio effettivamente appare molto diverso.

«Sì il messaggio è molto diverso dal punto di vista filosofico. Io vedo la donna come me, è come se mi guardassi allo specchio senza però vedermi come oggetto del desiderio dal punto di vista maschile. Qui la donna è soggetto. Cambia totalmente l’osservatore, ovvero il disegnatore, quindi cambia il filtro, il punto di vista.

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, invece, posso soltanto ringraziare maestri come lui, ma anche Crepax, Serpieri. Anche se io, in realtà, sono molto innamorata di Caravaggio perché ha messo nelle sue opere tanta vita, tanta verità. Ha disegnato piedi sporchi quando i committenti si aspettavano altro, ha preso le prostitute per disegnare la Madonna.

Il suo modo di guardare il mondo mi ha sempre affascinata, quindi credo di considerare Michelangelo Merisi un mio modello: dal punto di vista dell’atteggiamento, della visione, sento di essere più legata a lui. Andrea Pazienza, artista del fumetto, mi ha ispirato molto, nemmeno lui si limitava a disegnava per altre persone ma metteva nelle sue opere la ricerca del sé, che poi è anche un viaggio».

Intervista a Ester Cardella: erotismo, oscurità, femminilità e libertà nell’arte contemporanea. Il corpo diventa sguardo, potere e racconto.

Ti sei mai scontrata con donne o uomini che hanno un po’ storto il naso davanti ai disegni? Considerando anche in fatto che tu sia una donna con un’estetica e un’identità molto forte

«Sì succede. A volte si è un po’ chiusi, ci si avvicina ai miei disegni già con pregiudizio, soprattutto quando – come atteggiamento di vita – si ignora la possibilità che ci possano essere mondi diversi. Si vivono i miei disegni, magari, come un attacco all’etica, perché le donne dei miei disegni sono sempre molto forti, non entrano con dolcezza nello spazio della carta, con delicatezza, non chiedono il permesso, lo fanno e basta. L’impatto è dirompente e sicuramente può creare uno scontro».

In un certo senso squarciano l’idea di un mondo prestabilito e ordinato. Come affronti situazioni spiacevoli? Non si riversano mai sul tuo percorso?

«No mai. Anzi, in realtà ne traggo nutrimento. Quando ho la possibilità di parlare con persone contrarie al mio lavoro, nasce un dialogo costruttivo e straordinario, perché io posso imparare dalle loro visioni diverse dalla mia, ma non faccio mai in modo che gli altri mi limitino, perché altrimenti avrei già smesso di disegnare non so quanto tempo fa! Questo mi fa capire che sto facendo la cosa giusta. Questi episodi, però non sono tantissimi, in realtà ho una bella risposta».

Intervista a Ester Cardella: erotismo, oscurità, femminilità e libertà nell’arte contemporanea. Il corpo diventa sguardo, potere e racconto.

Per esempio?

«Ricordo, in particolare, l’episodio di una ragazza. Era senza trucco, con la pelle molto liscia. Mi colpì perché si capiva chiaramente che fosse fuori dal circuito mondano, dalla società. Guardò prima i miei disegni e poi disse che le avevano consigliato di cercarmi.

Aveva trascorso un anno in convento, facendo un percorso ben preciso e adesso voleva conoscere la mia arte, capire cosa facessi davvero, voleva sapere soprattutto perché disegnassi anche le suore. Ci siamo raccontate un sacco di cose ed è stato stupendo. Mi ha dato tantissimo e io spero di averle dato un minimo di quello che lei ha dato a me.

Altre volte è capitato che ragazze, avvicinandosi al mio stand, mi dicessero di non sapere cosa stessero provando ma che la sensazione fosse bella. Alcune mi hanno detto di non aver mai visto disegni del genere e la cosa mi gratifica, sono contenta di aver fatto per qualcuno qualcosa di nuovo, di poter essere sorella.

In tante occasioni ho visto molta partecipazione da parte delle donne, dialoghiamo e porto sempre con me importanti contributi. Credo però, che spesso la donna non si avvicini, o abbia pregiudizi, perché teme sempre un po’ il giudizio dell’uomo o il giudizio in generale. Forse per questo non è sempre facile creare sorellanza».

Hai ragione. Spesso il giudizio investe anche il modo in cui le donne possono pensare e immaginare se stesse.

«Esatto. E poi esiste il concetto per il quale se approvi significa che condividi, e quindi è come se ti esponessi anche tu. Nella nostra società continua ad esserci il problema, per le donne, di non riuscire a liberarsi davvero dai pregiudizi, quando invece l’uomo può avere libero accesso all’erotico e a qualunque altro aspetto simile.

È legittimato socialmente, moralmente, culturalmente. Ecco perché il mio disegno non è soltanto un fumetto, ma coinvolge una quantità di aspetti psicologici e sociali, che sono veramente specchio di quello che viviamo ogni giorno.

Quando vado ad un evento, magari in una città nuova, vivo sempre quel livello di chiusura e di apertura. Il fatto che io mi metta al servizio, che mi esponga in prima persona, è funzionale e ha sempre un ritorno.

Se con il dialogo si arriva all’apertura, ci si espande, se altrimenti rimane un approccio di chiusura, io comprendo punti di vista diversi e continuo a lavorare, consapevole del fatto che c’è sempre bisogno di farlo. Quindi non è soltanto disegnare, non sono soltanto fogli di carta, io vedo un circuito di energia pazzesca che si muove grazie all’esistenza di questo trittico fra me, il mio prodotto e lo spettatore».

Ester Cardella lavora soprattutto in bianco e nero, con linee nette e dinamiche che evocano movimento e carne. Cosa facevi prima di leggere il mondo attraverso la lente dell’erotismo?

«Lavoravo con uno sceneggiatore indipendente di Las Vegas che produceva storie noir e ho continuato con Edizioni Inchiostro disegnando horror e splatter. Ma poi nel 2019 ho detto basta. Ho sentito il mio fuoco dentro, non lo stavo ascoltando, non gli stavo dando lo spazio giusto. Disegnavo ma non mi riconoscevo, vedevo queste linee, queste storie che prendevano vita ma non erano le mie. Allora ho imparato ad ascoltare il mio fuoco e le cose sono cambiate. Ho imparato a non cercare fuori la risposta che doveva essere dentro di me».

Intervista a Ester Cardella: erotismo, oscurità, femminilità e libertà nell’arte contemporanea. Il corpo diventa sguardo, potere e racconto.

Di recente sei apparsa su diversi giornali, tra cui il Corriere della Sera e La Sicilia, con il tuo calendario. Un’impresa particolare.

«Sì, mi è stato commissionato da Michele Simo­netti Feder­spiel, cura­tore del Museo di Moena di Fassa, in Tren­tino, sulla Prima Guerra Mon­diale. Abbiamo fatto un lavoro immenso. Lui ha un bagaglio culturale pazzesco, mi specificava tutti i dettagli storici delle divise e le ambientazioni, io immaginavo il resto. Si è creato un autentico rapporto di sinergia e il risultato è stupendo, abbiamo riprodotto sia scene di vita quotidiana sia immagini ispirate al conflitto».

In questo lavoro unisci ironia ed erotismo, inoltre non è da sottovalutare il fatto che nei tuoi disegni le divise sono indossate dalle donne.

«Far indossare la divisa a una donna significa ribaltare tutto il concetto della guerra, considerando anche che sono nude o seminude. Quando si trattano argomenti delicati, gli equilibri sono sottili, bisogna lavorare sulla complessità del messaggio, fare attenzione al particolare storico, ogni linea e ogni scelta è stata curata nel dettaglio. In un certo senso abbiamo voluto scardinare la violenza, quindi l’erotismo e l’ironia sono strumenti efficaci se usati insieme. Anche qui si trova tutto quel coraggio di osservare il mondo in modo diverso, di cui ti parlavo prima».

Intervista a Ester Cardella: erotismo, oscurità, femminilità e libertà nell’arte contemporanea. Il corpo diventa sguardo, potere e racconto.

Stai lavorando a nuovi progetti in questo momento?

«Sto lavorando a un artbook, qualcosa tipo Inception. Uscirà a tiratura limitata, faremo 66 copie ma se ne occuperà il mio produttore. Lo sto realizzando con l’obiettivo di scoprire me stessa, tramite simboli che mi possono rappresentare.

Mi sono chiesta come mi vedo, chi penso di essere. Ho messo questi pensieri su carta per riuscire a vedermi come se stessi scattando una fotografia, un autoritratto. Si tratta di un lavoro molto intenso, in genere mi sono sempre proiettata in altre donne, nonostante avessi poi messo qualcosa di me. In questo progetto invece mi concentro su me stessa, un soggetto al quale sono legata emotivamente, e per farlo davvero ho dovuto destrutturare alcune cose.

Dovrebbe essere fuori a febbraio, sarà disponibile online nel mio sito e faremo presentazioni pubbliche come sempre. Con la rivista Feral, un trimestrale tedesco che stampa anche in inglese, sto lavorando a un progetto che prevede, per la prima volta, non solo le mie illustrazioni ma anche la stesura di un mio racconto, la storia di una vampira che, in un certo senso, considero un po’ il mio alter ego».

Il lavoro di Ester Cardella non vuole sedurre: vuole svelare. E nel farlo ci ricorda che l’erotismo, prima di tutto, è verità.

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Valentina Michela Di Salvo
Valentina Michela Di Salvo
Giornalista, Direttore di PDQ Magazine. Mail: valentina.disalvo@pdqmagazine.com ---------------------------------------------------- Credo nella scrittura come strumento di fiducia e nel giornalismo come spazio di ascolto e ricostruzione del senso collettivo
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