L’estate volge ormai al termine, ma il tema dell’aria condizionata nelle scuole resta più che mai attuale. Le incessanti ondate di caldo anomalo che continuano a colpire la nostra penisola da nord a sud evidenziano infatti come la crisi climatica sia una realtà con cui fare i conti ogni giorno. I periodi estivi si allungano e le temperature raggiungono picchi sempre più elevati e prolungati.
Di fronte a questo scenario, mentre gran parte dei settori produttivi, le aziende private e gli uffici pubblici si sono organizzati installando sistemi di climatizzazione per tutelare i lavoratori, il mondo della scuola sembra rimasto del tutto bloccato nel passato. Gli istituti si trovano così ad affrontare temperature roventi in strutture edilizie obsolete, progettate e costruite decenni fa per un clima decisamente più mite.
Nonostante si parli continuamente di transizione ecologica e di modernizzazione del Paese, la manutenzione straordinaria e l’adeguamento termico degli edifici scolastici continuano a non essere considerati una priorità nell’agenda degli investimenti pubblici.

I dati ufficiali del Ministero dell’Istruzione: oltre nove scuole su dieci senza condizionatori
A fotografare in modo inequivocabile la drammatica situazione dell’edilizia scolastica in Italia è una recente analisi della rivista specializzata Tuttoscuola, condotta rielaborando i dati ufficiali estrapolati dal portale del Ministero dell’Istruzione relativi alla presenza di impianti di ventilazione e condizionamento. Monitorando l’evoluzione dell’ultimo quinquennio emerge sicuramente un lento incremento dei plessi dotati di impianti, ma i numeri complessivi restano del tutto insufficienti a coprire il fabbisogno reale.
Nel corso dell’anno scolastico 2020-2021 gli edifici scolastici dotati di aria condizionata erano appena 1.593, una quota pari al 3,95% dei 40.342 plessi complessivamente censiti sul territorio nazionale. Tre anni più tardi, nel 2023-2024, le strutture attrezzate si sono attestate a 2.730 unità, raggiungendo il 6,83% su 39.993 edifici monitorati. Per l’anno scolastico 2024-2025 si registra infine il dato più alto del periodo considerato, con 2.835 edifici provvisti di impianti di refrigerazione, corrispondenti al 7,20% dei 39.351 rilevati finora.
Nonostante in quattro anni si sia registrata una crescita di oltre 1.200 unità attrezzate, il quadro generale rimane sconfortante. Più di nove edifici scolastici su dieci continuano a essere completamente privi di condizionatori, lasciando la stragrande maggioranza delle strutture totalmente sguarnita di fronte al caldo record.

Aria condizionata nelle scuole Italiane: I dati reali delle aule
Per comprendere quanto la mancanza di infrastrutture adeguate incida sulla vita quotidiana di studenti e insegnanti, la redazione di Tuttoscuola ha rapportato la percentuale degli edifici al totale delle classi italiane.
Ipotizzando una distribuzione omogenea degli impianti sul territorio, su circa 365.973 aule considerate per l’anno scolastico 2024-2025, si stima che appena 26.350 dispongano di un sistema di condizionamento. Al contrario, un blocco enorme di circa 339.623 aule ne è completamente sprovvisto.
Questi dati evidenziano come poco più di un’aula su quattordici in Italia possa fare affidamento su un impianto di climatizzazione funzionante. Nella stragrande maggioranza delle scuole, alunni e docenti si trovano così ad affrontare i mesi più caldi all’interno di ambienti poco protetti dalle alte temperature, dove diventa difficile mantenere le condizioni ottimali per lo svolgimento delle attività scolastiche.

Riforma del calendario scolastico: l’inadeguatezza delle proposte senza investimenti
In un panorama caratterizzato da simili lacune strutturali, si riaccende con frequenza il dibattito sull’opportunità di riorganizzare i tempi della didattica. Diverse forze politiche ed esperti del settore propongono di estendere le lezioni o ripartire diversamente le pause estive per allinearsi agli standard europei. Tuttavia, cambiare le date dei rientri senza intervenire sull’edilizia significa ignorare la realtà dei fatti: ad oggi la ripresa posticipata a settembre si rivela una scelta indispensabile per tutelare le comunità scolastiche dai picchi di calore.
Prolungare la frequenza nei periodi più afosi, senza risorse dedicate all’isolamento termico e alla refrigerazione, finirebbe soltanto per creare ulteriori disagi. Prima di qualsiasi restyling del calendario, la vera urgenza risiede nell’ammodernamento delle strutture obsolete: solo infrastrutture efficienti e adatte al cambio climatico permetteranno di valutare nuove soluzioni organizzative.
Per tutti gli altri aggiornamenti contiua a seguirci su PdQ Magazine.
