Una medaglietta incisa di poche parole, ma con tanta gratitudine. Aron. From your angel Roy. Questo è il dono che una famiglia di Nola ha voluto lasciare ad Aron, un pastore tedesco che ha donato il sangue al loro cucciolo a quattro zampe nel tentativo di salvarlo.
Nato per correre
Roy era un setter di 10 anni, solare e pieno di vita. Venne adottato dalla famiglia Buglione sin da cucciolo, instaurando con loro un rapporto profondo e affettuoso. Cinque anni più tardi, nella sua vita, entrò un altro cucciolo, anzi una cucciola, di nome Mya, che Roy accolse come fosse sua, instaurando con lei un legame tenero e speciale.
Mya si addormentava sotto le sue zampe o sopra di lui; Roy le lasciava il cibo, la faceva vincere durante i giochi. Condividevano ogni secondo della giornata e lui si comportava come un fratello maggiore, attento a curarla e proteggerla.
Nonostante la spensieratezza delle lunghe passeggiate e delle corse in campagna, Roy aveva attraversato momenti difficili: prima una brutta ferita alla testa, poi un tumore ai testicoli, fortunatamente risolto grazie a un intervento chirurgico.
In tutto questo tempo, non aveva mai smesso di scodinzolare e di correre. Del resto, correre era la sua grande passione, ogni volta che ne aveva l’occasione.

L’animo di un cucciolo
Aron è un pastore tedesco grande e imponente. Da lontano sembra fiero e distaccato, almeno questa è la prima impressione. Ma basta avvicinarsi per capire che dentro quel corpo vive ancora l’anima di un cucciolo: si entusiasma quando è felice, salta senza rendersi conto della sua mole. Sbuffa, letteralmente, quando viene ignorato e, proprio come Roy, anche lui ha una sorella acquisita, Perla, un pastore tedesco, anche lei arrivata nella sua vita qualche anno più tardi.
E forse, in fondo, Roy e Aron si somigliano più di quanto sembri: ci sono vite che si incrociano, ignare di ciò che le attende. Per un istante, e per motivi diversi, si trovano nello stesso punto della strada.

Il giorno della paura
Un giorno Roy iniziò a urinare sangue.
All’inizio la famiglia rimase interdetta: Roy stava bene, non mostrava alcun segno di malessere. Continuava a saltare e correre, giocava e coccolava la sua Mya, lasciando che la famiglia continuasse a riempirlo di carezze.
L’episodio però gettò la famiglia in uno stato d’allarme, così Roy venne immediatamente portato a visita.
La veterinaria notò le mucose anemiche e proseguì con gli accertamenti, fino al risultato devastante: Roy aveva contratto l’ehrlichiosi. Una malattia infettiva batterica trasmessa principalmente dalle zecche, che colpisce le cellule del sangue provocando febbre, letargia, dolori articolari e gravi emorragie.

Probabilmente Roy doveva essersi sentito spossato, appesantito, stanco. Forse aveva avvertito qualche dolore sparso. Ma, proprio come chi ama troppo la vita per fermarsi ad ascoltare la stanchezza, aveva continuato a vivere il presente.
Gli esami del sangue furono chiari: la malattia era già in uno stadio molto avanzato. Risultava un’anemia e una piastrinopenia severa.
I medici presero in considerazione anche l’ipotesi dell’eutanasia. Ma Roy continuava a mostrarsi vitale, con una voglia di correre e di vivere, che la famiglia non poteva ignorare. Decisero così di tentare un’altra strada: una trasfusione di sangue per avviare la terapia, nella speranza di guadagnare il tempo necessario per combattere la malattia.
Si iniziò quindi a cercare un cane compatibile, che potesse affrontare tutto l’iter.

Lo stesso punto della strada
Il 22 gennaio 2026, un freddo giovedì come tanti, viene effettuata l’emotrasfusione presso l’Ambulatorio Specialistico Veterinario F.A.I. VET, a Marzano di Nola. È qui che la vita di Roy incrocia quella di Aron.
Il procedimento avviene nella massina tranquillità e sicurezza, con esito positivo. All’inizio la situazione scalda il cuore di speranza: Roy è pieno di vita e sembra avere tutta la forza del mondo per farcela anche questa volta. Una speranza che dura appena due giorni. All’improvviso, come un sipario che si chiude nel mezzo di un’opera, Roy inizia a stare male, sotto lo sguardo impotente della famiglia, che non lo lascia solo neanche un istante. Da lì il rapido declino, fino alla morte, pochi giorni più tardi.

Chissà se Aron, entrando nei corridoi dell’ambulatorio, tra i tanti odori, ne avrà percepito uno più intenso degli altri: quello di Roy, rimasto lungo il percorso fino al lettino che forse avrebbe potuto salvargli la vita. Chissà quale battito doveva avere il suo cuore.
Di questo incontro, fatto di speranza e possibilità, resta oggi la medaglietta al collo di Aron. E forse lui lo sa, che tra buoni ci si riconosce anche dall’odore.
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