Non è una questione di slogan o di bandiere, ma di prospettiva. Dal cuore di Roma, nella storica Sala della Protomoteca al Campidoglio, il 5 settembre 2025 il dibattito sulle donne e sul loro ruolo nella società ha assunto toni inediti.
Meno rivendicazioni urlate, più ponti costruiti. È qui che “Donne in Cattedra”, tappa della XXV edizione del Premio Internazionale Cartagine 2.0, ha proposto un’idea di femminismo lontana dagli estremismi, capace di guardare oltre le contrapposizioni e di immaginare un futuro condiviso.
Dialogo e parità: un femminismo con l’Agenda ONU come bussola
Il confine tra femminismo autentico e radicalismo è sottile, ma riconoscerlo è il primo passo per non cadere in trappole culturali. La “Cattedra delle Donne” ha scelto di stare dalla parte del dialogo, abbandonando l’idea di uno scontro tra generi per promuovere invece la potenza dell’inclusione.
Questo approccio si allinea perfettamente all’Obiettivo 5 dell’Agenda ONU 2030: raggiungere la parità di genere e garantire a tutte le donne e le ragazze pari opportunità in ogni ambito della vita. Non è un favore da concedere, ma un diritto da vivere. Senza giustizia tra uomini e donne, la sostenibilità resta un miraggio.
Donne in Cattedra: un evento internazionale tra premi e protagoniste
Organizzato dall’Accademia Culturale Internazionale Cartagine 2.0, dall’Accademia Tiberina, dall’Università Guglielmo Marconi e dalla Cattedra delle Donne, con il patrocinio culturale di Wikipoesia e Studio 107 Milano, l’evento ha avuto il respiro di un incontro internazionale.
Tra i momenti più significativi, il Premio Marie Curie a figure femminili che incarnano eccellenza e impegno: la scrittrice Alessandra D’Egidio, la dott.ssa Sofia Mezzasalma, la principessa Elettra Marconi (rappresentata dal principe Guglielmo Giovanelli Marconi), la dott.ssa Laura Mazza, la dott.ssa Rossana Lanati, la prof.ssa Orietta Muzzi e la giornalista Ilaria Solazzo.
Le origini del Premio Cartagine e il ruolo di Donne in Cattedra
Il Premio Internazionale Cartagine 2.0, di cui “Donne in Cattedra” rappresenta una delle tappe più significative, affonda le sue radici nel 2001, anno della sua istituzione come ponte di cultura tra i popoli del Mediterraneo.
Nel tempo si è affermato come riconoscimento a personalità che si sono distinte nei settori più diversi – dalla cultura alla ricerca, dalla tutela dei diritti umani alla giustizia, dall’impegno sociale alla pace – costruendo un Albo d’Onore che oggi riunisce accademici, studiosi e protagonisti della società civile. L’Accademia Culturale Internazionale Cartagine 2.0 ha scelto sedi prestigiose come Napoli e Roma per dare visibilità a un progetto che premia opere e azioni concrete di dialogo tra culture.
Voci dal mondo
A rompere il protocollo di Donne in Cattedra, con un intervento ironico ma pungente, il presidente dell’Accademia Tiberina Cav. Dott. Franco Antonio Pinardi, che ha ricordato come la politica spesso dimentichi chi l’ha sostenuta dopo le elezioni.
Accanto a lui i saluti istituzionali dell’ammiraglio Rinaldo Veri, del dott. Alessandro Della Posta, del dott. Marco Belli e del dott. Renato Ongania, a sottolineare il legame tra cultura e istituzioni.
Il palco ha ospitato anche volti maschili, perché la parità è inclusione, non esclusione. Ne sono prova i riconoscimenti a due uomini: il campione paralimpico Comm. Stefano Gori e l’ingegnere Igor Ukman. Il Premio alla Carriera Cartagine 2.0 è andato all’on. Fabrizio Santori, mentre il Premio alla Carriera G. Belli – F. Lami ha onorato il presidente dell’Accademia Culturale Internazionale Cartagine 2.0.
Tra gli ospiti di rilievo, S.E. Henri Okemba, Ambasciatore della Repubblica del Congo in Italia, che ha portato non solo la sua esperienza diplomatica ma anche la voce dello scrittore, autore di opere come L’Afrika Social-démocratie e Consolidation de la conscience nationale.
In questo quadro, Donne in Cattedra si è rivelato anche un laboratorio di idee: non solo un premio, ma uno spazio in cui esperienze diverse si sono intrecciate per mostrare che la parità non è un concetto astratto, bensì una pratica quotidiana. Dai racconti delle protagoniste è emerso come il dialogo tra culture, generazioni e discipline possa diventare un motore di crescita condivisa, capace di incidere sulla società molto più delle contrapposizioni sterili.
Donne in Cattedra: il futuro non ha muri
Dal Campidoglio è arrivato un messaggio forte e limpido: le vere rivoluzioni iniziano quando smettiamo di costruire muri e iniziamo a edificare ponti. È un invito a ripensare il femminismo come spazio aperto, dove competenze, talenti e visioni possano mescolarsi senza pregiudizi. Perché il futuro non si divide in “loro” e “noi”: il futuro o è di tutti, o non è.
Guardando all’esperienza di Donne in Cattedra, emerge con chiarezza che la cultura non è solo celebrazione ma costruzione di comunità. L’incontro tra figure diverse – dal mondo accademico a quello istituzionale, dall’impegno sociale alla diplomazia – ha mostrato come il femminismo inclusivo possa diventare una lente per interpretare i cambiamenti globali. Iniziative come questa non appartengono a una singola serata, ma lasciano tracce durature nella società civile, stimolando dialogo e nuove prospettive.
L’appuntamento del 5 settembre 2025 al Campidoglio ha lasciato un segno che va oltre la cerimonia: Donne in Cattedra si è confermato un luogo di dialogo concreto, capace di tenere insieme merito, inclusione e visione internazionale.
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