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Nel nome del Codice della Strada: dal Campidoglio un appello alla legalità, alla sicurezza e alla responsabilità delle istituzioni

Dal confronto tra istituzioni, tecnici e associazioni emerge la necessità di una mobilità fondata su regole, pianificazione e tutela della vita umana

Non è stata la classica presentazione di un libro. Chi si aspettava una semplice passerella editoriale si è trovato davanti a qualcosa di diverso: un confronto serrato, a tratti anche polemico, sul rapporto tra cittadini, istituzioni e sicurezza stradale. Nella Sala Laudato Si’ del Campidoglio, la presentazione del volume Nel Nome del Codice della Strada, scritto da Gianantonio Sottile Cervini, è diventata l’occasione per affrontare una questione che riguarda milioni di italiani e che troppo spesso emerge solo dopo l’ennesima tragedia sulle nostre strade.

L’iniziativa ha riunito amministratori locali, tecnici, associazioni e rappresentanti politici di diverso orientamento attorno ad una domanda tanto semplice quanto fondamentale: è possibile parlare di sicurezza stradale senza partire dal rispetto della legge da parte delle stesse amministrazioni pubbliche?

Il ruolo di Barbara La Rosa e il richiamo alla legalità

A guidare il confronto è stata Barbara La Rosa, prefatrice del volume, Portavoce di Federazione Italia e moderatrice dell’evento. Il suo ruolo, tuttavia, è andato ben oltre quello di semplice coordinatrice dei lavori. Nel corso della mattinata è apparso evidente come gran parte delle battaglie richiamate durante il dibattito siano state portate avanti negli anni proprio attraverso il lavoro svolto insieme alle associazioni delle vittime della strada e alle realtà civiche che operano sul territorio.

Barbara La Rosa ha infatti posto al centro del confronto un tema che ha attraversato tutti gli interventi successivi: la legalità non può essere un concetto a senso unico. Se ai cittadini viene giustamente chiesto di rispettare le norme del Codice della Strada, altrettanto devono fare gli enti pubblici chiamati ad applicarle.

Le conquiste ottenute e il lavoro ancora da fare

Nel suo intervento ha ricordato come il percorso intrapreso dalle associazioni abbia già prodotto risultati importanti. Dall’introduzione dell’obbligo per i Comuni di destinare parte degli introiti derivanti dalle sanzioni alla sicurezza stradale, fino all’approvazione del reato di omicidio stradale, molte conquiste normative sono nate dall’impegno di chi ha trasformato il dolore personale in una battaglia civile. Ma, secondo La Rosa, il lavoro da fare è ancora molto.

Particolarmente significativa è stata la riflessione sul ruolo di Federazione Italia, realtà associativa che negli ultimi anni ha sviluppato una rete di professionisti, amministratori, imprese e associazioni impegnate in diversi settori della vita pubblica. L’obiettivo dichiarato è quello di favorire il dialogo tra società civile e istituzioni, costruendo proposte concrete sui temi che incidono sulla vita quotidiana dei cittadini. In questo contesto, la sicurezza stradale rappresenta uno dei terreni sui quali la federazione ha scelto di impegnarsi con maggiore determinazione.

Codice della Strada

Il nodo dei Piani Urbani del Traffico

Il cuore del dibattito si è concentrato sul tema dei Piani Urbani del Traffico, strumenti previsti dall’articolo 36 del Codice della Strada e che i Comuni sono tenuti ad aggiornare periodicamente. Secondo quanto emerso nel corso della conferenza, troppo spesso tali obblighi vengono ignorati o rinviati, mentre le amministrazioni continuano ad adottare provvedimenti che incidono pesantemente sulla mobilità urbana.

Proprio da qui nasce una delle principali denunce avanzate durante l’incontro. Per gli organizzatori, non è sufficiente moltiplicare autovelox, zone a traffico limitato o nuovi divieti se manca una pianificazione aggiornata e coerente della mobilità cittadina. Il riferimento a Roma è stato inevitabile. Più volte è stato richiamato il tema del Piano Urbano del Traffico della Capitale e delle conseguenze che, secondo i promotori dell’iniziativa, deriverebbero dal suo mancato aggiornamento.

Le posizioni dei rappresentanti istituzionali

Attorno a questa riflessione si sono sviluppati gli interventi dei rappresentanti istituzionali presenti. Giovanni Quarzo, Fabrizio Santori e Rachele Mussolini hanno condiviso la necessità di affrontare la sicurezza stradale attraverso strumenti concreti e verificabili, criticando quello che hanno definito un approccio eccessivamente ideologico alla mobilità urbana.

Pur partendo da sensibilità differenti, tutti hanno insistito sulla necessità di fondare le decisioni amministrative su dati tecnici, programmazione e verifiche oggettive piuttosto che su slogan o scelte simboliche.

Codice della Strada

Il messaggio del libro di Gianantonio Sottile Cervini

A dare ulteriore profondità al confronto è stato l’intervento dello stesso Gianantonio Sottile Cervini. L’autore ha spiegato come il suo libro non rappresenti una contestazione delle regole o dei controlli, bensì una richiesta di maggiore trasparenza e rigore amministrativo.

La sicurezza stradale, ha osservato, non può essere ridotta alla semplice presenza di dispositivi elettronici o all’emissione di sanzioni. Essa richiede una visione più ampia che comprenda manutenzione delle infrastrutture, segnaletica adeguata, pianificazione della mobilità e corretta applicazione delle procedure previste dalla legge.

Quando il dibattito incontra il dolore delle famiglie

Ma il momento probabilmente più intenso dell’intera mattinata è arrivato quando il dibattito si è spostato dalle norme alle persone.

Le parole di Biagio Ciaramella, che ha perso il figlio diciannovenne in un incidente stradale, hanno riportato tutti alla dimensione umana del problema. Dietro le statistiche, dietro i numeri e le polemiche amministrative, ci sono infatti famiglie che convivono ogni giorno con un’assenza.

Lo stesso messaggio è stato ripreso da Alberto Scaperrotta, che dopo la perdita del nipote ha trasformato il dolore in un impegno costante per la sensibilizzazione dei giovani attraverso l’associazione “Guida la tua vita”. In quei momenti è apparso chiaro come il vero filo conduttore dell’iniziativa non fosse la contestazione di singoli provvedimenti amministrativi, ma la ricerca di una cultura della sicurezza capace di mettere al centro la vita umana.

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Vision Zero e la sfida della prevenzione

Su questo punto si è innestato anche il contributo tecnico di Sara Fadlun, ingegnere ANAS e responsabile delle opere puntuali per il Giubileo, che ha ricordato gli obiettivi europei del programma Vision Zero: dimezzare entro il 2030 il numero di vittime e feriti gravi sulle strade e avvicinarsi progressivamente all’azzeramento delle morti entro il 2050.

Un traguardo che richiede investimenti, innovazione, manutenzione e soprattutto educazione.

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Una proposta concreta per il futuro

Alla fine della mattinata è emersa una proposta concreta: costruire una rete permanente tra associazioni, tecnici e amministratori locali capace di monitorare le criticità, raccogliere segnalazioni e promuovere interventi correttivi. Un’idea che punta a trasformare la denuncia in azione e la protesta in proposta.

Al di là delle singole posizioni politiche, il messaggio finale apparso condiviso da tutti i presenti è stato semplice ma tutt’altro che scontato: la sicurezza stradale non può essere terreno di scontro ideologico. Le vittime non hanno appartenenze politiche, e il diritto di percorrere strade sicure dovrebbe rappresentare uno degli obiettivi più alti di qualsiasi amministrazione pubblica.

Da questo punto di vista, il libro di Gianantonio Sottile Cervini è stato il pretesto per aprire una discussione molto più ampia. Una discussione nella quale Barbara La Rosa ha svolto un ruolo centrale, non solo come moderatrice e prefatrice, ma come voce di un movimento associativo che chiede alle istituzioni un principio tanto semplice quanto spesso dimenticato: chi pretende il rispetto delle regole deve essere il primo a rispettarle.

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Andrea Cisternino
Andrea Cisternino
Editorialista di stampo giusnaturalista, cattolico tradizionale , moderato ma non troppo
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