Ci sono idee che nascono come un evento e altre che, fin dal primo momento, lasciano intuire l’ambizione di trasformarsi in un progetto destinato a durare. Il Premio del Cielo sembra appartenere a questa seconda categoria. La prima edizione, ospitata a Maccarese nel territorio di Fiumicino, non è stata soltanto una serata dedicata al riconoscimento di personalità che si sono distinte nel mondo dell’aviazione, della ricerca, delle istituzioni e della società civile, ma il punto di partenza di un’iniziativa che punta a costruire un dialogo permanente tra cultura, innovazione, impresa e comunità.
A guidare questa visione è l’avvocato Massimiliano Gabrielli, presidente del Comitato Promotore del Premio del Cielo. Avvocato del Foro di Roma, da anni affianca all’attività professionale un costante impegno nella divulgazione giuridica e nella promozione di iniziative di carattere sociale e culturale.
Per lungo tempo è stato coordinatore nazionale della rete di avvocati dell’Associazione SOS Padri Separati, contribuendo alla tutela dei diritti dei genitori e alla diffusione della cultura della mediazione familiare. Un percorso che testimonia una particolare attenzione ai temi della persona, della comunità e della costruzione di reti capaci di generare valore sociale.
Una sensibilità che sembra ritrovarsi anche nell’idea che anima il Premio del Cielo. Non un semplice appuntamento celebrativo, ma uno spazio capace di mettere in relazione persone, competenze, istituzioni e territori attorno a un simbolo universale: il cielo.
Una scelta che non è casuale. A Fiumicino il cielo rappresenta molto più di un orizzonte naturale. È il luogo in cui si incontrano il grande aeroporto internazionale, la ricerca, l’industria aerospaziale, il lavoro di migliaia di professionisti, ma anche la storia, il mare, l’archeologia e una comunità che negli ultimi decenni ha costruito una propria identità guardando al futuro senza perdere il legame con le proprie radici.
Nelle parole del presidente del Comitato emerge con chiarezza la volontà di fare del Premio un laboratorio permanente di idee: un’iniziativa capace di promuovere durante tutto l’anno incontri, formazione, divulgazione scientifica, sostegno ai giovani e alle startup innovative, favorendo il dialogo tra università, imprese, istituzioni e cittadini.
Non manca una riflessione sul significato più profondo del cielo, inteso non soltanto come spazio della tecnologia e dell’esplorazione, ma anche come dimensione che continua a interrogare l’uomo sul senso della propria ricerca. Una prospettiva che il Premio ha voluto rappresentare fin dalla sua prima edizione, affiancando figure come l’astronauta Samantha Cristoforetti e Don Giovanni Soccorsi, a testimonianza di un dialogo possibile tra scienza, cultura e spiritualità.
Con Massimiliano Gabrielli abbiamo approfondito le prospettive del Premio del Cielo, il ruolo che questa iniziativa può assumere per il territorio di Fiumicino e il messaggio che intende trasmettere alle nuove generazioni. Ne emerge una visione che guarda oltre la cerimonia inaugurale e punta a fare del Premio un luogo stabile di confronto, capace di valorizzare le eccellenze italiane e di ispirare, soprattutto nei più giovani, la fiducia nel futuro.

L’intervista a Massimiliano Gabrielli: dalla cerimonia al progetto culturale
Avvocato Gabrielli, il Premio del Cielo nasce come una cerimonia di riconoscimenti, ma dalla serata è emersa l’ambizione di costruire qualcosa di molto più ampio. Qual è la visione che ha ispirato il Comitato Promotore? Dove immagina possa arrivare il Premio del Cielo tra cinque o dieci anni?
«Il Premio del Cielo non è stato pensato semplicemente per consegnare un riconoscimento. Nasce per costruire una comunità di persone, istituzioni, imprese e giovani che condividano una visione del futuro. Il cielo appartiene a tutti. L’evento era aperto a tutti, bastava registrarsi dal sito web. Il cielo è ciò che tutti noi abbiamo sopra la testa, indipendentemente da chi siamo o da dove veniamo. È simbolo di libertà, ricerca, innovazione e speranza. Abbiamo voluto trasformare questo simbolo in un progetto permanente capace di raccontare le eccellenze italiane e di creare occasioni concrete di crescita sul nostro territorio.
Abbiamo immaginato il Premio del Cielo non solo come un appuntamento estivo, ma come un punto di riferimento capace di crescere nel tempo e diventare un vero laboratorio culturale. Un progetto che, durante tutto l’anno, promuova incontri, formazione, divulgazione scientifica e sostegno ai giovani, alle startup e ai progetti innovativi. Un luogo in cui istituzioni, università, imprese e cittadini possano dialogare e guardare insieme nella stessa direzione: il futuro».
Avete scelto di far nascere questo Premio proprio a Fiumicino, una città spesso identificata quasi esclusivamente con il suo aeroporto. In realtà il territorio custodisce una storia, una cultura e un patrimonio molto più ampi. Quanto è importante che il Premio contribuisca a raccontare questa identità complessa, facendo dialogare aviazione, ricerca, impresa, cultura e comunità?
«Fiumicino rappresenta il luogo ideale dove far nascere questo progetto.Molti la identificano esclusivamente con il principale aeroporto italiano, ma questo territorio custodisce molto di più: una storia millenaria, il mare, l’agricoltura, il patrimonio archeologico, la ricerca, l’innovazione, l’impresa e una straordinaria capacità di accogliere.
Qui il cielo non è soltanto una metafora, ma una realtà concreta che si traduce ogni giorno in lavoro, competenze e opportunità per migliaia di persone. La filiera aeroportuale rappresenta un motore fondamentale di sviluppo, capace di generare occupazione, innovazione e crescita per l’intero territorio. Da qui, grazie all’aeroporto di Roma, milioni di persone partono per conoscere il mondo e milioni arrivano in Italia, contribuendo a un sistema economico e professionale dinamico e in continua evoluzione.
Era quindi naturale che proprio qui prendesse vita un Premio dedicato al cielo; e la società ADR Aeroporti di Roma ha creduto e sostenuto concretamente questa nostra idea fin dall’inizio, restituendo valore al territorio. Anche la scelta della sede dell’evento a Maccarese non è causuale. Il nostro obiettivo è raccontare questa identità nella sua interezza, mettendo in relazione mondi che spesso dialogano poco: aviazione, spazio, cultura, ambiente, istituzioni, imprese e comunità locali sull’intero territorio comunale di Fiumicino».

Durante la serata ha annunciato la volontà di affiancare al Premio iniziative dedicate ai giovani e alle startup. In un momento storico in cui molti ragazzi faticano a guardare con fiducia al futuro, quale messaggio vorrebbe che il Premio del Cielo lasciasse alle nuove generazioni?
«Credo che oggi il compito più importante sia restituire fiducia ai giovani. Viviamo in un tempo in cui spesso si parla delle difficoltà, raramente delle opportunità. Il Premio del Cielo vuole invece raccontare esempi concreti di persone che hanno trasformato i sogni in risultati attraverso studio, sacrificio e determinazione.
Per questo vogliamo far crescere questa iniziativa all’interno di una visione più ampia e, nel corso del nuovo anno, ci impegneremo a coinvolgere nuovi sponsor per finanziare i progetti e sostenere giovani ricercatori e startup che, per trasformare le proprie idee in realtà concrete, hanno bisogno di accedere a reti di collaborazione con istituzioni e imprese capaci di accompagnarli nel loro percorso di crescita.
Vorrei che ogni anno un premio andasse a loro, e che ogni ragazzo uscisse dall’evento con una convinzione: non esistono traguardi irraggiungibili. Il cielo non rappresenta un limite. È l’inizio di ciò che possiamo immaginare. Credo che l’intervento dell’astronauta Samantha Cristoforetti abbia avuto un fortissimo impatto motivazionale per loro».
Il cielo è, per sua natura, una realtà che accompagna l’uomo fin dalle origini. È lo spazio della scienza, del volo e dell’esplorazione, ma è anche il luogo che richiama il mistero, la speranza, la trascendenza. Crede che oggi, in una società molto concentrata sugli aspetti tecnologici e materiali, ci sia ancora bisogno di recuperare anche questa dimensione del cielo come occasione di riflessione sul senso dell’uomo e della sua ricerca?
«Assolutamente sì. La tecnologia ci permette oggi di esplorare lo spazio come mai era accaduto nella storia, ma ogni conquista scientifica continua a generare nuove domande sull’uomo, sul suo destino e sul significato della sua ricerca. Il cielo è sempre stato il luogo verso cui l’umanità ha rivolto lo sguardo per cercare risposte.
Oggi continuiamo a esplorarlo con satelliti, telescopi e missioni spaziali, ma resta anche uno spazio che invita alla riflessione, alla contemplazione e alla speranza. Il Premio del Cielo vuole tenere insieme queste due dimensioni: la scienza e l’umanesimo, l’innovazione e i valori, la ricerca tecnologica e la ricerca di senso. Credo che il futuro abbia bisogno di entrambe».

Tra i primi premi assegnati figura quello a don Giovanni Soccorsi, mentre tra gli ospiti d’onore c’era Samantha Cristoforetti. Due figure apparentemente molto lontane, ma accomunate dall’idea di un cielo che può essere insieme luogo della fede e dell’esplorazione scientifica. È stata una scelta voluta? E quale messaggio desideravate trasmettere attraverso questo accostamento?
«È stata una scelta profondamente voluta. A prima vista Samantha Cristoforetti e don Giovanni Soccorsi sembrano appartenere a mondi molto diversi. In realtà entrambi guardano verso l’alto.L’una rappresenta il coraggio della conoscenza, della ricerca scientifica e dell’esplorazione dello spazio. L’altro rappresenta la dimensione spirituale dell’uomo, l’attenzione verso la persona, la speranza e la solidarietà. Noi non volevamo contrapporre fede e scienza.
Volevamo mostrare come entrambe nascano dalla stessa esigenza profondamente umana: comprendere ciò che ci supera e migliorare la condizione dell’uomo, aspirare alla crescita collettiva. Questo è il significato più autentico del Premio del Cielo: costruire ponti, non divisioni. Perché il cielo appartiene a tutti e può diventare il luogo simbolico in cui culture, istituzioni, scienza, spiritualità e società civile si incontrano per guardare insieme al futuro».
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