Un volume che racconta lo studio e l’evoluzione delle madreperle incise a motivi religiosi. Un viaggio storico, sociale e antropico, che segue le tracce della straordinaria tradizione artigianale, appresa in ambito palestinese dai Frati Cappuccini in Terrasana, diffusa in Spagna, Grecia, Malta e Sicilia, continuando poi sulla scia del Danubio fino al cuore della Mitteleuropa, e ancora in Turchia fino alla Russia.
Il sacro iridescente. Madreperle incise a soggetto religioso dalle collezioni Basilissi Minnella Todesco, a cura dell’etnoantropologo Sergio Todesco (Alessandro Mancuso Editore) è stato presentato alla Mondadori di Messina, Sicilia, lo scorso venerdì 29 maggio 2026. A dialogare con l’autore è stato Mario Bolognari, che si è soffermato anche sulle madreperle esposte, per l’occasione, nelle teche alle loro spalle. Pezzi rari, a soggetto religioso. Il libro può essere quindi considerato un atlante delle madreperle, realizzate in ambito popolare tra la fine del XVI e il XIX secolo.
Arte e collezionismo, Sergio Todesco
“Il libro nasce da una passione – racconta Sergio Todesco – coltivata nell’arco di un quarantennio. Inizia con il primo fortuito ritrovamento e acquisto di una madreperla, che ha innescato questa passione alimentata poi dal ritrovamento di altri pezzi rari in diverse parti del mondo e, in parallelo, dal contatto con altri due grandi collezionisti italiani, Dino Basilissi e Melo Minnella. Ci siamo innamorati di questi manufatti così pregiati, poco comuni, e abbiamo maturato la decisione di raccoglierli in questo volume”.
In Italia non esiste una letteratura vera e propria delle madreperle. Non si tratta infatti soltanto di materiali pregiati e produzioni artistiche, ma del racconto di evoluzioni, epoche, contesti sociali e culturali: narrazioni sottese che arricchiscono il nostro patrimonio culturale in termini di consapevolezza.
Nel mondo esistono solo dei cataloghi dell’Hermitage sulle madreperle, un grosso volume di un collezionista australiano e di un collezionista sudamericano, con i quali Sergio Tedesco si è confrontato più volte nel corso della sua ricerca. Mai però, in Italia, questi oggetti sono stati studiati dal punto di vista storico-scientifico. “Proprio per questo – chiarisce lo studioso – il progetto editoriale ha rappresentato una sfida”.
La decisione di realizzare il progetto, si concretizza tre anni fa.
“Ho ricevuto una telefonata da Melo Minnella, fotografo e collezionista palermitano. Aveva letto un’intervista che mi era stata fatta proprio sul mensile Il Gattopardo, dove parlavo proprio delle madreperle, e il testo era accompagnato da alcune fotografie. Mi ha proposto di curare un libro mettendo insieme i pezzi delle rispettive collezioni. Così ho coinvolto anche un amico fiorentino, anche lui collezionista di madreperle. E il progetto è iniziato. Abbiamo messo insieme una campionatura esemplare di circa 400 pezzi ma per motivi editoriali abbiamo fatto una selezione accurata, inserendo le produzioni più significative”.
Oltre ai pezzi già inseriti nelle collezioni private, non sono mancate le ricerche nei negozi di antiquariato e la partecipazione alle aste online: una rara bellezza traslucida immersa tra le nuove regole della contemporaneità.

“Ho cercato di ricostruire il contesto sociale di riferimento ma sempre in maniera dubitativa, perché non ci sono testimonianze dirette. Ho trovato molte testimonianze scritte di viaggiatori stranieri in Medio Oriente, che andando in Palestina, in Libano, dove si mettevano in vendita queste madreperle ad opera dei padri minori che esercitavano il loro diritto di fruizione delle madreperle, piegate a forme di religiosità occidentale. Studiando le fonti, ho potuto ricostruire il percorso di questi manufatti, infatti nel libro c’è una mappa attraverso la quale, partendo da questa provenienza Medio Orientale, le madreperle si diffondono in molte parti del mondo” chiarisce.
La produzione di madreperla ha assunto profili diversi in base ai territori, dove si è legata ai caratteri estetici, ai simboli e agli ideali di un contesto e di un’epoca, sviluppando notevoli differenze da un luogo all’altro.
“La Sicilia è molto interessante. Qui ho trovato le madreperle che mi interessavano, quelle che, a mio parere, erano per me le più care. Perché erano quelle che gli artigiani siciliani producevano su modello degli stilemi e delle stampe devote sette-ottocentesche tipiche del luogo. Hanno prediletto la forma incisa e non quella scolpita a basso rilievo, affinando una connotazione più identitaria e riconoscibile nel mondo” conclude.
Non si tratta di una raccolta e di una catalogazione, ma di un volume dall’ampio respiro internazionale che raccoglie tre delle più importanti collezioni italiane.
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