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Laura Morante, tra scrittura e scena

Dal teatro al cinema, fino alla scrittura: il percorso di un’interprete che attraversa i personaggi con profondità e ironia

«Ho sempre amato scrivere, fondamentalmente perché amo leggere». Nelle parole di Laura Morante c’è già la chiave per osservare un percorso artistico che il Milazzo Film Festival Attorstudio 2026, diretto da Mario Sesti e Caterina Taricano, ha scelto di premiare con l’Excellence Acting Award, lo scorso 27 marzo.

Il premio celebra la figura dell’attore nella sua pienezza e complessità: non materia plasmata dai registri, ma presenza versatile che presta cuore e mente ai personaggi, sul palco come sullo schermo.

La scrittura è sempre stata centrale nella vita di Laura Morante. Non sorprende, dunque, che dalla recitazione sia passata alla sceneggiatura, ai racconti e alla stesura di un romanzo tra i prossimi progetti, affinando il proprio sguardo critico. Nella giornata del festival a lei dedicata, si è esibita in un reading tratto da Brividi Immorali, raccolta pubblicata da La Nave di Teseo. In serata è stato proiettato Assolo (2016), film in cui è protagonista e regista, il suo secondo lavoro dietro la macchina da presa.

«Nel mio caso è stata Elisabetta Sgarbi a spingermi e sostenermi, quasi a costringermi a scrivere. Avevo detto parecchi no, ma lei è stata particolarmente convincente», racconta l’attrice.

Accanto alla scrittura, sono stati fondamentali gli incontri artistici e le collaborazioni che hanno segnato il suo percorso. Dopo aver studiato danza, Laura Morante si è avvicinata al teatro, lavorando anche con Carmelo Bene, figura centrale e innovativa della scena teatrale italiana, esperienza che ha inciso profondamente sulla sua formazione.

«Uno dei migliori complimenti che abbia ricevuto – ricorda – arriva proprio da lui, che un giorno mi disse: “Sei la prima persona che conosco”».

Laura Morante si è poi affermata nel cinema, diventando una delle interpreti più riconoscibili in Italia e in Europa. Ha lavorato con registi come Nanni Moretti e Alain Resnais, distinguendosi per uno stile intenso e raffinato. Nel corso della carriera ha alternato ruoli drammatici e brillanti, esordendo anche come regista e sceneggiatrice nel 2012 con Ciliegine.

Laura Morante

Ma, al di là dei set e delle collaborazioni, sono soprattutto i personaggi a lasciare un segno profondo. Tra questi, oggi, spicca Sarah Bernhardt.

«Lo spettacolo su Sarah Bernhardt, Io Sara, Io Tosca, era un testo che amavo molto, così come il personaggio. Avevo cominciato odiandola: mi era antipaticissima. Poi, poco a poco, me ne sono innamorata. Si era stabilito un rapporto così profondo fra me e lei che riuscivo a intuire quando mentiva. Andavo poi a cercare nelle documentazioni e trovavo la prova che aveva davvero mentito. Si era creata una specie di connessione misteriosa. Ero molto legata a quel personaggio».

Io, Sarah, io Tosca, diretto da Daniele Costantini, è un monologo che esplora la vita della celebre diva ottocentesca, il rapporto con il drammaturgo Victorien Sardou e la nascita del personaggio di Tosca, in un intreccio di emozioni e ricordi accompagnato dalla musica dal vivo, al pianoforte.

«In un certo senso si tratta di un dialogo con il pianoforte, suonato da una pianista e attrice bravissima, che rispondeva con la musica. Lo spettacolo si sviluppava in tre tempi: circa venti giorni prima della prima di Tosca, una settimana prima e la mattina stessa della messa in scena. È il personaggio che ho amato di più in assoluto».

Laura Morante

Ma il genere che l’attrice ama di più resta la commedia, quella cruda e autentica di una volta.

«Penso che la commedia sia sempre un filo teso sopra l’abisso. Ed è proprio questo che la rende interessante. È considerata, non si sa perché, un genere minore: i festival più intellettuali tendono a disprezzarla. Eppure la grande commedia è forse la cosa più difficile in assoluto. È profondissima: scherzando, si possono dire cose molto serie. Anzi, credo sia un modo più pudico, rispetto al dramma, di affrontare temi importanti».

Ironia e verità, dunque, sembra essere la cifra stilistica di Laura Morante, che continua a muoversi in quello spazio sottile in cui l’attore non interpreta soltanto, ma riconosce, e forse comprende, qualcosa di sé.

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Valentina Michela Di Salvo
Valentina Michela Di Salvo
Giornalista, Direttore di PDQ Magazine. Mail: valentina.disalvo@pdqmagazine.com ---------------------------------------------------- Credo nella scrittura come strumento di fiducia e nel giornalismo come spazio di ascolto e ricostruzione del senso collettivo
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