Un percorso costruito lontano dalle tradizionali dinamiche di partito e maturato a stretto contatto con le esigenze quotidiane di famiglie, lavoratori e pensionati. Valentina Giua, consigliera comunale di Fiumicino, ripercorre la propria esperienza professionale e amministrativa, soffermandosi sul ruolo degli enti locali, sul rapporto tra istituzioni e cittadini e sulle principali sfide che attendono il territorio nei prossimi anni.
Dal lavoro sul territorio all’impegno nelle istituzioni: l’intervista a Valentina Giua
Il suo curriculum racconta un percorso molto diverso da quello di tanti amministratori: segretaria, commerciante, operatrice CAF, responsabile di patronato e solo successivamente consigliera comunale. Per oltre vent’anni ha incontrato ogni giorno famiglie, lavoratori e pensionati alle prese con problemi concreti.
Guardando questo percorso, pensa che partire dal mondo del lavoro le abbia dato uno sguardo diverso rispetto a chi arriva in politica attraverso i partiti? E c’è una storia o un incontro che ancora oggi le ricorda perché ha scelto di impegnarsi nelle istituzioni?
«Chi proviene direttamente dal mondo del lavoro sviluppa spesso un approccio più pragmatico e orientato a risolvere i problemi. Chi invece fa la “gavetta” nei partiti tende ad avere una maggiore padronanza delle dinamiche istituzionali. Chi arriva dal settore privato o dalle professioni tende a valutare le leggi per il loro impatto pratico su costi, burocrazia e competitività.
Entrambi gli sbocchi hanno dei limiti. Spesso al “tecnico” manca la capacità di fare sintesi politica, mentre al “politico di professione” può mancare il contatto diretto con le problematiche quotidiane del mondo produttivo e sociale. La vera risorsa è la capacità di fondere queste due dimensioni. I miei modelli sono stati il mio papà e mio zio Arnaldo entrambi sindacalisti UIL e tutti e due iscritti e attivisti del partito PSI».
Prima ancora dell’esperienza amministrativa aveva partecipato ai tavoli sul welfare, sulla famiglia e sulle politiche sociali del territorio. È un filo conduttore che attraversa tutta la sua esperienza professionale.
C’è stato un episodio preciso che le ha fatto capire che non bastava più aiutare le persone dal CAF o dal patronato, ma che fosse arrivato il momento di provare a cambiare le cose dall’interno delle istituzioni?
«È una riflessione molto comune per chi lavora in questi uffici. Spesso, l’episodio scatenante non è un singolo evento isolato, ma la costante ripetizione di ingiustizie burocratiche come trovarsi davanti persone disperate che hanno tutti i diritti di accedere a un’agevolazione o a una pensione, ma che vedono la loro pratica bloccata da leggi inadeguate o scelte politiche scritte nei palazzi e non nella vita reale.
Da responsabile di patronato o CAF, ci si rende conto che curare il sintomo compilando moduli non basta più quando il problema è alla radice, e nasce così l’esigenza di voler cambiare le regole del gioco entrando nelle istituzioni».

In questi anni lei ha lavorato in commissioni molto diverse: ambiente, attività produttive, urbanistica, bilancio, scuola, sociale e oggi Giubileo. Pochi amministratori possono dire di aver conosciuto così tanti aspetti della macchina comunale.
Quale settore l’ha maggiormente appassionata e quale, invece, le ha fatto comprendere quanto sia complesso governare una città come Fiumicino?
«Visto il lavoro che svolgo, gli argomenti che mi hanno maggiormente appassionata sono il sociale e la scuola. Urbanistica e ambiente, invece, sono i settori più difficoltosi e complessi: l’estensione del nostro territorio e i numerosi vincoli di diversa natura finiscono infatti per bloccare molte iniziative».
Spesso il dibattito politico si concentra sul Governo nazionale, ma il cittadino incontra lo Stato soprattutto attraverso il proprio Comune: una scuola che funziona, una strada sicura, un servizio sociale efficiente o un’autorizzazione per aprire un’attività.
Perché oggi gli enti locali rappresentano ancora il primo presidio della democrazia e cosa rischia un Paese quando Comuni e Regioni vengono progressivamente indeboliti?
«Gli enti locali sono il primo presidio della democrazia perché rappresentano l’istituzione più vicina al cittadino, in grado di ascoltare i bisogni reali e quotidiani del territorio, gli Enti Locali sono il cuore della democrazia. Nei Comuni, il rapporto tra elettori ed eletti è diretto. Questo rende più facile per il cittadino controllare l’operato della cosa pubblica e partecipare attivamente alla vita della comunità».
La qualità della vita di una famiglia dipende spesso da servizi che il cittadino dà per scontati: raccolta dei rifiuti, scuole, trasporto pubblico, assistenza sociale. Eppure sono proprio questi servizi a mettere maggiormente sotto pressione i bilanci comunali.
Quali sono oggi, secondo lei, i servizi che incidono maggiormente sul benessere dei cittadini e come può un Comune continuare a garantire un welfare di prossimità con risorse sempre più limitate?
«Le amministrazioni locali sono palestre politiche dove si formano nuove classi dirigenti e si sperimentano servizi che incidono maggiormente sul benessere dei cittadini, includendo l’assistenza domiciliare per anziani e disabili, gli asili nido, e il supporto socioeducativo.
Per garantire il welfare di prossimità, i Comuni devono adottare modelli di welfare di comunità, promuovendo la co-progettazione con il Terzo Settore e valorizzando il welfare che rende il cittadino risorsa attiva. L’efficacia del welfare locale si misura sulla capacità di rispondere ai bisogni primari e quotidiani: permette alle persone non autosufficienti o anziane di rimanere nel proprio ambiente familiare, riducendo l’ospedalizzazione e i costi per le strutture residenziali».
Un Comune non crea direttamente posti di lavoro, ma può costruire le condizioni affinché imprese, commercio e investimenti scelgano un territorio piuttosto che un altro.
Quanto conta oggi il ruolo dell’amministrazione comunale nello sviluppo economico e quale rapporto dovrebbe esistere tra Comune, imprese e organizzazioni sindacali per creare occupazione senza rinunciare ai diritti dei lavoratori?
«Oggi il Comune è il perno fondamentale dello sviluppo economico locale. Agisce come facilitatore e pianificatore strategico e la sua capacità di attrarre investimenti determina la crescita del territorio. Per creare occupazione senza sacrificare i diritti dei lavoratori, il rapporto tra le parti deve strutturarsi in una governance multilivello e partecipata e da una pianificazione condivisa: Comune-Imprese-Sindacati.
Istituire tavoli di confronto permanenti per mappare i fabbisogni formativi e le attitudini del territorio. Questo permette di indirizzare le politiche locali, verso settori ad alto potenziale che rispettano i contratti collettivi nazionali. L’amministrazione deve vincolare le proprie gare d’appalto a “protocolli di legalità”, premiando le imprese che offrono stabilità e sicurezza. Il Comune deve farsi garante e promotore della contrattazione, tutelando i lavoratori attraverso bandi che scoraggiano le gare al massimo ribasso a favore della qualità del lavoro e della valorizzazione delle competenze».
Fiumicino ospita il principale aeroporto italiano, una delle più importanti infrastrutture strategiche del Paese, che rappresenta un’opportunità straordinaria ma pone anche grandi sfide sul piano urbanistico, ambientale e occupazionale.
Quale deve essere il ruolo del Comune affinché lo sviluppo dell’aeroporto produca benefici concreti per il territorio e non rimanga soltanto un’opportunità nazionale?
«Il Comune deve fungere da regista territoriale, garantendo che l’espansione dello scalo si trasformi in un volano per l’economia locale e il benessere dei cittadini, piuttosto che in un’infrastruttura calata dall’alto. Per raggiungere questo obiettivo, le leve strategiche a disposizione dell’amministrazione locale sono diverse. Innanzitutto la pianificazione urbanistica: l’amministrazione deve guidare lo sviluppo oltre i confini aeroportuali, creando aree dedicate alla logistica, centri direzionali e poli per l’innovazione.
Questo consente di incrementare i posti di lavoro qualificati che, secondo le analisi, generano un indotto economico significativo. Un altro aspetto fondamentale è il potenziamento del turismo locale: il Comune deve promuovere percorsi di marketing territoriale capaci di intercettare i milioni di passeggeri in transito, indirizzandoli verso il patrimonio storico, culturale ed enogastronomico del litorale e dell’entroterra. È inoltre indispensabile imporre rigorosi standard di sostenibilità, attraverso il controllo dell’inquinamento acustico e adeguate misure di compensazione ecologica.
Un esempio concreto è rappresentato dall’ampliamento delle aree verdi. Altrettanto importante è la concertazione per la formazione e l’occupazione: il Comune deve fare da tramite con le aziende e gli enti gestori, come Aeroporti di Roma (ADR), per promuovere corsi di formazione professionale mirati, assicurando che le nuove opportunità lavorative siano destinate prioritariamente ai residenti. Infine, è necessario migliorare la viabilità, sostenendo il potenziamento dei collegamenti ferroviari e stradali per decongestionare il traffico cittadino e favorire una mobilità più efficiente».
Uno dei rischi della politica contemporanea è che il dialogo con i cittadini si concentri nei mesi della campagna elettorale, mentre negli anni successivi prevalga la distanza tra istituzioni e comunità.
Come si costruisce un rapporto autentico con i cittadini durante tutto il mandato e quali strumenti hanno oggi per incidere realmente sulle scelte dell’amministrazione?
«Il rapporto autentico con i cittadini si costruisce passando dalla “democrazia di rappresentanza” a un modello di amministrazione condivisa. Questo richiede ascolto, trasparenza e l’uso di canali di dialogo continui, permettendo ai cittadini di non essere solo utenti finali, ma in qualche modo creatori delle politiche pubbliche. Bisogna fare dibattiti Pubblici e Consulte, tavoli di confronto e assemblee tematiche dove discutere grandi opere o piani regolatori prima che vengano approvati in via definitiva».
Fiumicino continua a crescere e dovrà affrontare temi decisivi come sicurezza, casa, ambiente, mobilità, innovazione e qualità dei servizi
Se dovesse indicare le due grandi sfide che il Comune sarà chiamato ad affrontare nei prossimi cinque anni, quali sceglierebbe e quale visione politica servirà per vincerle?
«Le due grandi sfide che il Comune di Fiumicino dovrà affrontare nei prossimi cinque anni sono la gestione del gigantismo infrastrutturale legato al raddoppio dell’aeroporto e ai nuovi porti, e la tutela del territorio sotto il profilo del bilancio ambientale e del dissesto idrogeologico. Il rischio è quello di sovraccaricare la viabilità locale, aumentando il traffico veicolare e l’inquinamento acustico. Per questo, dal mio punto di vista, serve una visione urbanistica centrata sulla comunità.
L’Amministrazione non dovrà subire la crescita, ma guidarla, puntando sul potenziamento del trasporto pubblico integrato. Sarà necessario attuare le misure previste dal Piano Generale del Traffico Urbano per favorire una mobilità sostenibile, promuovendo al contempo opere di compensazione ambientale e acustica a beneficio dei quartieri limitrofi, come l’Isola Sacra.
La crescita demografica e l’espansione economica aumentano inoltre la pressione sui servizi abitativi e sociali, oltre che sulla salvaguardia idrogeologica del territorio. La politica deve quindi affermare il principio dello sviluppo a impatto zero, garantendo la messa in sicurezza del territorio. Questa crescita deve procedere di pari passo con servizi innovativi per i residenti, contrastando la speculazione e preservando un’elevata qualità della vita. L’obiettivo finale deve essere quello di trasformare il Comune in un’amministrazione digitale ispirata al modello della “città dei quindici minuti”, nella quale i servizi essenziali siano facilmente raggiungibili, coniugando gli investimenti pubblici con una forte coesione sociale».
Molti ragazzi guardano con disinteresse alla politica, senza rendersi conto che proprio il Comune è l’istituzione che più incide sulla loro vita quotidiana: dalla scuola agli impianti sportivi, dalla mobilità agli spazi pubblici.
Se avesse davanti un diciottenne che voterà per la prima volta, come gli spiegherebbe perché vale ancora la pena interessarsi alla politica del proprio Comune?
«Il Comune è l’istituzione più vicina al cittadino e gestisce servizi fondamentali come il trasporto pubblico, la manutenzione delle strade, le scuole e gli impianti sportivi. Ignorare la politica locale significa lasciare che altri decidano come viene vissuto e trasformato il territorio in cui si vive.
Se avessi davanti un diciottenne al suo primo voto, gli spiegherei il valore dell’impegno politico partendo da un concetto fondamentale: la quotidianità. Tutto ciò che lo circonda è influenzato dalle decisioni del Comune. Le condizioni dei parchi in cui si ritrova con gli amici, la rete delle piste ciclabili, l’organizzazione degli eventi culturali e persino gli spazi di aggregazione giovanile o i centri sportivi dove pratica attività fisica dipendono dalle scelte di bilancio dell’amministrazione comunale».
Viviamo in una società nella quale la politica è spesso raccontata come uno scontro permanente, fatto di consenso, numeri e contrapposizioni. Eppure amministrare una città significa, prima di tutto, prendersi cura di una comunità.
Dopo quasi dieci anni di esperienza amministrativa, qual è il valore che ritiene non debba mai mancare a chi sceglie di rappresentare i cittadini?
«Il valore fondamentale che non deve mai mancare è la disciplina e l’onore, intesi come dedizione esclusiva al bene comune. Nei quasi dieci anni di esperienza amministrativa sul territorio, ho toccato con mano quanto la gestione della cosa pubblica richieda un ascolto attivo e trasparente, per trasformare i bisogni reali della cittadinanza in soluzioni concrete».
Viviamo in una società che misura quasi tutto attraverso il successo, il consenso e i risultati economici. Eppure esistono valori che sembrano andare oltre la politica e oltre la stessa dimensione materiale dell’uomo.
Nella sua vita esiste una dimensione spirituale o comunque una ricerca di un significato che trascenda l’impegno politico? C’è un principio, una fede o un valore assoluto che orienta le sue scelte come donna e come amministratrice?
«La politica, quando vissuta come autentico servizio, trova il suo senso più profondo nell’etica e nella cura del bene comune. La dimensione spirituale e la ricerca di un significato profondo offrono linfa e direzione anche all’impegno pubblico. Al centro delle mie scelte come donna e amministratrice si colloca il principio di giustizia sociale unito all’etica della cura, l’uguaglianza, l’onestà e la tutela dei vulnerabili. Credo nel valore assoluto della dignità di ogni persona e nella responsabilità collettiva di tutelarla, operando per ridurre le disuguaglianze e favorire l’inclusione».
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