HomeCronacaAttualità e societàDeontologia giornalistica e dimensione ideologica

Deontologia giornalistica e dimensione ideologica

Tra tutela del linguaggio e ridefinizione implicita del racconto giornalistico

Negli ultimi anni, accanto al tradizionale codice di deontologia dei giornalisti, si è assistito alla nascita di una serie di linee guida settoriali, tra cui la cosiddetta Carta arcobaleno, promossa dall’Ordine dei Giornalisti e rilanciata anche sulle pagine de La Stampa, che sarà presentata il 17 maggio al Salone del Libro di Torino.

L’intento dichiarato è quello di favorire un linguaggio più rispettoso, evitare stereotipi e migliorare la qualità dell’informazione. Una finalità che, presa isolatamente, appare difficilmente contestabile. Tuttavia, è proprio sul piano sistemico che emergono interrogativi più profondi, che non riguardano tanto il merito della singola iniziativa, quanto la sua necessità e le sue implicazioni.

Un codice già completo e il rischio di duplicazione

Il giornalismo italiano dispone già di un codice deontologico completo, fondato su principi generali come il rispetto della persona, la correttezza dell’informazione e la tutela della dignità. Si tratta di criteri volutamente ampi, pensati per essere applicabili a ogni ambito dell’attività giornalistica.

In questo quadro, la proliferazione di codici tematici rischia di generare una duplicazione normativa: se i principi sono già validi universalmente, perché declinarli per singoli ambiti? E soprattutto, perché farlo solo per alcuni temi e non per altri?

Il problema della selettività e delle pratiche giornalistiche

La selettività diventa allora il primo nodo critico. Se si ritiene necessario elaborare linee guida specifiche per il linguaggio relativo all’identità di genere, si dovrebbe con la stessa coerenza intervenire su altri ambiti sensibili: le inchieste giudiziarie, la presunzione di innocenza, il trattamento mediatico dei familiari degli imputati.

Eppure, proprio in questi contesti si registrano spesso pratiche discutibili: titolazioni enfatiche, narrazioni sbilanciate nella fase dell’accusa e una evidente sproporzione nella visibilità delle eventuali assoluzioni. È qui che il principio deontologico della completezza dell’informazione viene messo realmente alla prova.

deontologia giornalistica

Il ruolo delle linee guida e la dimensione ideologica

Si potrebbe obiettare che queste carte non impongono cosa pensare, ma si limitano a suggerire buone pratiche. Ma questa lettura appare, a ben vedere, riduttiva. Quando un ordine professionale formula indicazioni, esse non restano mai semplici consigli neutri: indicano una direzione, costruiscono un orientamento, contribuiscono a definire ciò che è ritenuto appropriato all’interno della comunità professionale.

Ed è proprio su questo piano che emerge la questione più delicata: quella del profilo ideologico. Ogni sistema di regole incorpora inevitabilmente una visione del mondo. Nel caso delle carte tematiche, questa dimensione appare ancora più evidente, perché non si limitano a ribadire principi generali, ma introducono una specifica chiave interpretativa dei fenomeni contemporanei. Non intervengono soltanto sul linguaggio, ma finiscono per orientare, almeno indirettamente, il modo in cui i fatti vengono raccontati e percepiti.

Indirizzo della stampa e rischio di deriva culturale

Storicamente, l’indirizzo della stampa è sempre stato un terreno sensibile. Nei sistemi autoritari, esso viene imposto in modo esplicito, attraverso strumenti normativi e sanzionatori. Nei sistemi democratici, invece, assume forme più sottili: linee guida, codici, orientamenti culturali che, pur non essendo formalmente vincolanti, finiscono per incidere profondamente sul perimetro del discorso pubblico. È qui che si inserisce una possibile deriva.

Il ricorso a concetti ampi e condivisibili come inclusione e rispetto rende queste iniziative difficilmente contestabili sul piano immediato. Tuttavia, proprio questa forza semantica può trasformarsi in uno strumento di indirizzo: sotto il linguaggio della tutela e della sensibilità si può progressivamente delineare una cornice interpretativa che favorisce alcune letture dei fenomeni e ne rende altre più marginali.

Non si tratta di censura esplicita, ma di qualcosa di più sottile: la costruzione di un clima culturale in cui certe posizioni risultano implicitamente più legittime di altre. Il rischio non è tanto l’imposizione di un pensiero unico, quanto la graduale riduzione del pluralismo effettivo, quello che consente al giornalismo di offrire letture diverse, anche divergenti, della realtà.

Contraddizione e prospettive per il giornalismo

Ed è proprio qui che emerge la contraddizione più significativa.

Una stampa libera, in un contesto democratico, dovrebbe essere per sua natura refrattaria a qualsiasi forma di indirizzo ideologico, soprattutto quando questo si presenta in forma indiretta e normativa. La forza del giornalismo risiede nella capacità di muoversi entro principi generali, lasciando spazio alla complessità, al confronto e alla pluralità delle interpretazioni.

deontologia giornalistica

La frammentazione della deontologia in codici tematici rischia invece di produrre l’effetto opposto: una progressiva settorializzazione delle regole, ciascuna portatrice di una propria sensibilità e, inevitabilmente, di una propria visione culturale.

Il punto, allora, non è negare l’importanza del rispetto o della qualità del linguaggio, ma interrogarsi sul modello di informazione che si sta costruendo. Se esso rimanga ancorato a principi universali e realmente neutrali, oppure se stia evolvendo verso un sistema di indirizzi che, pur animati da finalità condivisibili, finiscono per riflettere e consolidare una determinata impostazione ideologica del presente.

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NOTE REDAZIONALI: Le opinioni espresse in questo articolo costituiscono un intervento di riflessione su un tema giuridico e culturale di particolare rilevanza. Esse non esauriscono né rappresentano necessariamente l’unica posizione del giornale.

Andrea Cisternino
Andrea Cisternino
Editorialista di stampo giusnaturalista, cattolico tradizionale , moderato ma non troppo
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