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Verità, corruzione e silenzio. Daphne Caruana Galizia: Dì la verità anche se la tua voce trema

“Dì la verità anche se la tua voce trema.” A otto anni dall’assassinio di Daphne Caruana Galizia, giornalista investigativa uccisa a Malta per le sue inchieste sulla corruzione, il suo nome resta un simbolo mondiale della libertà di stampa e del coraggio civile

Dì la verità anche se la tua voce trema. È il titolo dirompente di un libro pubblicato postumo, edito Bompiani, nella collana Munizioni di Roberto Saviano, 2019. Dirompente perché l’autrice è Daphne Caruana Galizia, giornalista uccisa il 16 ottobre 2017 a Malta, nei pressi della sua abitazione di Bidnija. Nel suo ultimo articolo pubblicato sul blog “Running Commentary”, 23 minuti prima di morire, si legge quella che oggi appare come l’ultima denuncia: Ci sono criminali ovunque. La situazione è disperata.

Ad ucciderla è stata una bomba posizionata sotto il sedile del conducente della sua Peugeot 108 e avviata a distanza con un telecomando. Come si legge nel post su Facebook del 14 maggio 2025, pubblicato da The Daphne Caruana Galizia Foundation, si trattava di un ordigno di livello militare, progettato per massimizzare la letalità. Conteneva dai 300 ai 400 grammi di materiale di alta potenza all’interno di un involucro metallico. È stato progettato per uccidere sia il conducente che i passeggeri e avrebbe ucciso o ferito gravemente chiunque si trovasse vicino. La sua morte non è stata una tragedia. È stato un crimine freddo e calcolato – ha confermato la Fondazione.

La giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, simbolo della libertà di stampa, uccisa nel 2017 a Malta

L’ordigno è stato descritto in aula di tribunale da Mario Cmarec, esperto di esplosivi della sezione antiterrorismo dell’Europol, durante il processo a Jamie Vella e Robert Agius, in quel contesto accusati di aver fornito la bomba. Il tribunale ha riconosciuto la fondatezza delle accuse nel giugno 2025. Vella e Agius sono stati ritenuti colpevoli di aver fornito la bomba, dopo un processo di sei settimane dichiara Euronews.

Daphne Caruana Galizia: alcune rivelazioni

Nel suo blog “Running Commentary”, uno dei più letti di Malta, Daphne Caruana Galizia pubblicava editoriali e inchieste su rapporti e corruzioni tra le strutture di potere: imprenditori, criminalità organizzata e alti funzionari politici maltesi, sia al governo, sia all’opposizione.

Quando l’auto saltò in aria, stava indagando su alcuni politici e imprenditori collegati alle società offshore, legate ai Panama Papers. Aveva pubblicato rivelazioni importanti, tra cui il presunto collegamento con l’allora Primo Ministro Joseph Muscat. Aveva scoperto che due ministri maltesi, Konrad Mizzi, Ministro del Turismo, e Keith Schembri, capo di gabinetto del Primo Ministro, avevano società registrate a Panama e sospettava che fossero usate per ricevere tangenti.

Si trattava di rivelazioni che la giornalista aveva iniziato a pubblicare già nel 2016 ma che, nei mesi precedenti alla sua morte, erano state la scintilla dello scandalo che aveva portato il Primo Ministro Muscat ad anticipare le elezioni nel giugno del 2017.

Daphne Caruana Galizia aveva inoltre denunciato l’esistenza di una società a Dubai, collegata a politici maltesi, alcuni mesi prima di morire. La successiva indagine della Reuters del 2018 riscontrò poi che la società apparteneva a Yorgen Fenech. Un nome da tenere a mente. Yorgen Fenech appare ancora al centro delle indagini del 2019, quando vennero ricostruiti i legami intercorsi tra lui e il capo di gabinetto del Primo Ministro Keith Schembri.

La giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, simbolo della libertà di stampa, uccisa nel 2017 a Malta

Due settimane prima di morire, Daphne Caruana Galizia si era rivolta alla polizia per minacce di morte. Non erano gli unici episodi: aveva già denunciato minacce fisiche e verbali, le avevano ucciso i cani e tentato di incendiare l’abitazione. Su di lei pendevano 47 cause di denunce per diffamazione, quasi tutte da politici e sostenitori di politici locali. Il Time of Malta la definì La giornalista più controversa di Malta.

«L’ha sempre fatto solo perché credeva nel suo lavoro. Scriveva perché amava scrivere, partendo dai fatti di politica sino ad arrivare al cibo» sono le parole della sorella Corinne Vella in un’intervista pubblicata su La via libera (12 giugno 2020). Daphne Caruana Galizia era una donna che sapeva fare il suo lavoro. Non era un’attivista e firmava gli articoli con il suo vero nome. Aveva 53 anni e tre figli.

Le indagini

L’ultimo bilancio risale a giugno 2025, quando sono state accusate e giudicate sette persone.

Il 14 novembre del 2019 è stato arrestato Melvin Theuma, presunto informatore che, in cambio della grazia, avrebbe fatto i nomi dei responsabili. I primi ad essere arrestati furono gli esecutori materiali: Vince Muscat (non imparentato con il Primo Ministro) condannato a 15 anni di carcere il 23 febbraio 2021, dopo essersi dichiarato colpevole, e i fratelli Georgie e Alfred Degiorgio, condannati a 40 anni di carcere il 14 ottobre 2022. Nel giugno del 2025 Jamie Vella e Robert Agius (già accusati il 14 ottobre del 2022) sono stati ritenuti colpevoli di aver fornito la bomba. Non è ancora stato fissato un processo per il settimo uomo: la presunta mente.

La giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, simbolo della libertà di stampa, uccisa nel 2017 a Malta

Il mandante sarebbe un uomo d’affari che intratteneva legami con alti funzionari del governo, Yorgen Fenech, già identificato dalla polizia il 20 novembre del 2019 e arrestato mentre cercava di lasciare Malta in barca. La polizia lo accusò di complicità nell’omicidio il 30 novembre 2019 ma lui si dichiarò innocente. Incriminato il 18 agosto 2021 con la stessa accusa e, dopo il rigetto della richiesta di libertà su cauzione da parte del tribunale nel 2022, ha scontato la detenzione fino al febbraio 2025 (dopo aver versato circa cinquanta milioni di euro) “quando è stata concessa la libertà su cauzione, senza che fosse fissata una data per il ricorso” ha riportato CPJ.

La trama sarebbe ancora più complessa. Nel 2014, già Chris Cardona, allora ministro dell’economia, avrebbe assodato gli stessi sicari per uccidere la giornalista. Queste alcune delle indiscrezioni testimoniate da Vince Muscat in aula di tribunale.

L’inchiesta e l’implicazione dello Stato

Nel luglio del 2021 è stata pubblicata un’indagine indipendente di 437 pagine, condotta da un team di giudici, stabilendo che anche il governo di Malta è responsabile della morte della giornalista, contribuendo a creare la “cultura dell’impunità”.

Era chiaro che l’assassino era intrinsecamente o direttamente collegato al lavoro investigativo di Caruana Galizia – afferma la commissione d’inchiesta, riportata su The Guardian.

Il Primo Ministro Muscat, secondo i giudici, avrebbe avuto una responsabilità indiretta. Non avrebbe agito contro il suo capo di gabinetto Keith Schembri e contro l’ex ministro dell’energia Konrad Mizzi in merito alle società offshore, rivelate nei Panama Papers, e ai presunti legami con una società segreta di Fenech. Il governo avrebbe quindi garantito l’impunità alla rete corrotta, argomento di denuncia della giornalista, proteggendo amici e alleati. Secondo le ricostruzioni, questo scandalo avrebbe spinto il Primo Ministro alle dimissioni nel 2019.

La giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, simbolo della libertà di stampa, uccisa nel 2017 a Malta

Tentativi di distorsioni pubbliche

L’intervista di Corinne Vella, pubblicata il 12 giugno del 2020 su La via libera, ci restituisce uno dei ritratti più autentici della giornalista.

«Scriveva di politica e così facendo ha scoperto importanti storie di corruzione, arrivando ai crimini finanziari e alle relazioni con la criminalità organizzata. Ma in pochi sanno che, mentre faceva queste importanti scoperte e pubblicava decine di articoli, viveva una vita normale nella sua bellissima casa, circondata da famiglia e amici: amava il giardinaggio, l’arte, la lettura, e lavorava al suo magazine “Taste&Flair” che parla di cibo, arte, cultura, e architettura d’interni e che noi ancora pubblichiamo».

Alcuni media stereotiparono la sua immagine «facendo passare l’idea che non avesse niente da fare, che passasse il tempo al suo laptop facendo gossip su politici e imprenditori. Una prassi che abbiamo visto adottare anche in un caso giudiziario contro di lei […] l’avvocato del ministro affermò pubblicamente che lei era “una donna sola con il suo computer” per screditare quanto aveva scritto».

Corinne Vella si riferisce alla pubblicazione di un articolo nel quale si legge di una serata del ministro Cardona in un bordello durante una missione in Germania. L’episodio costò a Daphne Caruana Galizia la privazione delle sue finanze e, per vivere, usava gli assegni in bianco intestati dal marito. Il giorno della sua morte stava andando in banca, cercando un modo per risolvere la situazione.

Sahhara significa incantatrice in maltese. Era l’appellativo che alcuni media usavano per screditarla. «Inizialmente l’accezione non era negativa – continua Corinne Vella nella stessa pubblicazione – negli ultimi anni il termine è stato sempre più abusato ed è diventato equivalente di persona pazza, diabolica, da isolare e allontanare. La dignità di mia sorella è stata violata in modo costante e crescente».

Nonostante questi tentativi, oggi è considerata una delle più importanti giornaliste investigative.

Memoria

La morte della giornalista ha suscitato un’importante risonanza a livello internazionale, unendo associazioni e istituzioni, con lo scopo di creare un ambiente favorevole per i giornalisti non solo di Malta ma di tutto il mondo. Tra le tante iniziative, oggi a Malta, al Valletta Volunteer Centre, tanti giornalisti e scrittori (provenienti anche dall’estero), si sono riuniti in occasione della conferenza su come adottare un Manifesto a sostegno del giornalismo in Europa.

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Note: I Panama Papers, una fuga di 11,5 milioni di documenti finanziari ottenuti da una fonte anonima e consegnati al giornale tedesco Süddeutsche Zeitung, hanno rivelato un sistema globale di società offshore usate per occultare denaro e proprietà. Il giornale tedesco Süddeutsche Zeitung condivise i documenti con l’ICIJ (International Consortium of Investigative Journalists) che coordinò lo studio e la pubblicazione con centinaia di testate nel mondo.

Fonti: The Guardian – The Daphne Caruana Galizia Foundation – Euronews – CPJ (Committee to Protect Journalism) – Süddeutsche Zeitung  – ICIJ (International Consortium of Investigative Journalist) – Amnesty International – Ordine Nazionale dei Giornalisti – “Il lato femminile di Daphne che infastidiva i corrotti”, 12 giugno 2020, LA VIA LIBERA – AntimafiaDuemila – OCCRP (Organizzazione di giornalismo investigativo) – IrpiMedia

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Valentina Michela Di Salvo
Valentina Michela Di Salvo
Giornalista, Direttore di PDQ Magazine. Mail: valentina.disalvo@pdqmagazine.com ---------------------------------------------------- Credo nella scrittura come strumento di fiducia e nel giornalismo come spazio di ascolto e ricostruzione del senso collettivo
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