HomePolitica & SocietàBudrio e la responsabilità delle istituzioni: quando la prudenza dovrebbe precedere l’ideologia

Budrio e la responsabilità delle istituzioni: quando la prudenza dovrebbe precedere l’ideologia

Quando sono coinvolti i minori, trasparenza e prevenzione devono prevalere su ogni altra considerazione

La vicenda del “Piccolo Grande Pride” di Budrio merita una riflessione che va ben oltre le consuete contrapposizioni politiche. Troppo spesso il dibattito pubblico viene ridotto allo scontro tra favorevoli e contrari, tra progressisti e conservatori, mentre il vero nodo della questione riguarda la responsabilità delle istituzioni e il dovere di tutela dei minori.

La questione della responsabilità pubblica

I fatti noti sono ormai conosciuti. Un evento patrocinato dal Comune ha previsto la presenza di attività dedicate ai bambini e alle famiglie, accanto a iniziative che affrontavano temi legati all’identità di genere, alla sessualità e persino a un laboratorio di illustrazione erotica. È inoltre oggetto di interrogazioni politiche la questione dell’eventuale utilizzo di risorse pubbliche a sostegno della manifestazione.

Nessuno contesta la libertà degli adulti di organizzare incontri, dibattiti o iniziative culturali. Il problema nasce quando tali attività vengono inserite nello stesso contesto in cui sono espressamente invitati bambini e famiglie e quando la comunicazione pubblica non chiarisce in modo rigoroso quali siano le tutele adottate. Il punto è comprendere come sia stato possibile che un’amministrazione pubblica abbia ritenuto sufficiente una comunicazione tanto vaga su aspetti che riguardano direttamente la sensibilità dei minori.

La tutela dei minori come principio di prudenza

Quando si parla di bambini occorre evitare  l’ambiguità, l’imprudenza e perfino il rischio di equivoci. Le norme italiane dedicate alla protezione dei minori in materia sessuale sono tra le più rigorose dell’ordinamento e riflettono un principio fondamentale: il minore deve essere protetto non soltanto da condotte penalmente rilevanti, ma anche dall’esposizione a contenuti che possano risultare inappropriati rispetto alla sua età e al suo sviluppo.

Una contraddizione culturale da affrontare

È qui che emerge una contraddizione culturale sempre più evidente. Una parte del mondo politico e associativo mostra una sensibilità estremamente elevata nei confronti dei temi dell’inclusione, dell’identità e della lotta alle discriminazioni. Una sensibilità che, in molti casi, è sincera e meritoria. Tuttavia la stessa attenzione sembra talvolta affievolirsi quando si affronta il tema della protezione dei minori rispetto a contenuti che riguardano la sessualità.

Le radici filosofiche e morali della protezione dell’infanzia

La tutela dei minori non rappresenta soltanto una scelta politica o una sensibilità culturale. Essa affonda le proprie radici in una concezione molto più profonda della persona umana, che attraversa secoli di filosofia, diritto e tradizione occidentale.

Già Aristotele aveva compreso che il bambino necessita di un percorso educativo per sviluppare pienamente le proprie facoltà razionali e acquisire le virtù necessarie alla vita buona. La speciale protezione riconosciuta all’infanzia non deriva quindi da una minore considerazione della persona, ma esattamente dal contrario: dal riconoscimento della sua intrinseca dignità e dalla consapevolezza che, nelle prime fasi della vita, essa richiede particolari condizioni di cura, accompagnamento e tutela per potersi sviluppare armoniosamente.

Questa intuizione viene successivamente approfondita dalla tradizione cristiana e, in modo particolare, dalla filosofia tomista. San Tommaso d’Aquino, riprendendo la grande tradizione aristotelica e integrandola con il messaggio evangelico, vede nella tutela dei più deboli e dei più vulnerabili una conseguenza diretta della legge naturale inscritta nella natura umana. L’uomo è orientato naturalmente al bene e la società è chiamata a creare le condizioni affinché tale sviluppo possa realizzarsi senza interferenze che ne compromettano il corretto percorso di maturazione.

La fiducia nelle istituzioni nasce quando la tutela dei minori viene prima di ogni ambiguità.

Non è un caso che il cristianesimo abbia espresso questo principio con parole di straordinaria forza. Nel Vangelo secondo Matteo si legge infatti: «Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato nel profondo del mare». Si tratta di uno dei moniti più severi presenti nei Vangeli e testimonia come la protezione dei minori non sia considerata una questione marginale, ma un dovere morale di primaria importanza.

Molto prima della nascita delle moderne convenzioni internazionali sui diritti dell’infanzia, la tradizione del diritto naturale e il pensiero cristiano avevano già individuato un principio fondamentale: la libertà degli adulti trova un limite invalicabile nella necessità di proteggere il corretto sviluppo dei bambini. È proprio alla luce di questo principio che ogni scelta amministrativa che coinvolga minori dovrebbe essere valutata con particolare prudenza, trasparenza e senso di responsabilità.

Trasparenza e prevenzione: il dovere delle istituzioni

Stupisce dunque che chi rappresenta le istituzioni non abbia avvertito il dovere di fugare preventivamente ogni possibile dubbio. Un’amministrazione prudente avrebbe reso immediatamente evidente la separazione degli spazi, delle attività e dei destinatari. Non farlo significa esporsi a polemiche del tutto prevedibili.

Chi esercita funzioni pubbliche dovrebbe conoscere meglio di chiunque altro il valore della prevenzione, soprattutto quando si parla di minori. La tutela dell’infanzia non può essere affidata a presunzioni, interpretazioni o rassicurazioni successive. Deve essere visibile, esplicita e inequivocabile.

Per questo la vicenda di Budrio merita risposte chiare. Sui patrocini concessi, sugli eventuali contributi pubblici e soprattutto sulle misure adottate per garantire la piena protezione dei minori. Perché la fiducia dei cittadini nelle istituzioni si costruisce anche così: dimostrando che di fronte ai bambini non esistono leggerezze ammissibili.

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NOTE REDAZIONALI: Le opinioni espresse in questo articolo costituiscono un intervento di riflessione su un tema giuridico e culturale di particolare rilevanza. Esse non esauriscono né rappresentano necessariamente l’unica posizione del giornale.

Andrea Cisternino
Andrea Cisternino
Editorialista di stampo giusnaturalista, cattolico tradizionale , moderato ma non troppo
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