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Guida Gender, la retromarcia della SIP apre interrogativi. La medicina deve curare o fare politica?

Dopo la presa di distanza dell'Istituto Superiore di Sanità, il caso della guida Oltre lo sguardo riapre il dibattito sul ruolo delle società scientifiche, sui confini tra evidenza clinica e visione culturale e sulla necessità di maggiore trasparenza

Di questa vicenda ci eravamo già occupati nelle scorse settimane. Avevamo analizzato criticamente la guida Oltre lo sguardo, promossa dalla Società Italiana di Pediatria (SIP) e dall’Associazione Culturale Pediatri (ACP), evidenziando come il documento sembrasse andare ben oltre il piano strettamente clinico per addentrarsi in un terreno culturale, antropologico e, inevitabilmente, politico.

Gli sviluppi degli ultimi giorni meritano però un nuovo approfondimento. La guida è stata contestata da migliaia di cittadini: oltre 35.000 firme raccolte, una manifestazione davanti alla sede della Società Italiana di Pediatria, richieste formali di chiarimenti e persino interrogazioni parlamentari hanno trasformato quello che inizialmente sembrava un semplice documento tecnico in un vero caso nazionale. Il punto di svolta è arrivato con l’intervento dell’Istituto Superiore di Sanità.

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L’intervento dell’Istituto Superiore di Sanità

Con una nota ufficiale, l’ISS ha precisato che la guida non sarà presentata durante il Congresso dell’Associazione Culturale Pediatri previsto a novembre presso la propria sede, prendendo le distanze da quanto risultava pubblicato sui siti della SIP e dell’ACP.

Ed è proprio qui che la vicenda assume contorni difficili da ignorare. Pochi giorni prima della nota dell‘Istituto Superiore di Sanità, infatti, i siti delle due associazioni riportavano il riferimento alla presentazione della guida proprio nell’ambito del congresso ospitato dall’ISS. Dopo la smentita, quei riferimenti sono scomparsi. L’immagine è eloquente.

Una retromarcia che solleva interrogativi

Sul piano della comunicazione istituzionale quella rimozione appare come una retromarcia. Se gli enti promotori fossero stati pienamente convinti della correttezza delle informazioni diffuse e dell’impostazione seguita, ci si sarebbe aspettati una difesa pubblica delle proprie scelte, non la cancellazione dei riferimenti contestati.

È difficile non leggere quella modifica come il riconoscimento implicito che qualcosa, nella gestione della comunicazione, non abbia funzionato. Naturalmente saranno gli stessi enti a dover chiarire quanto accaduto, ma il danno alla credibilità istituzionale appare ormai evidente. E la questione, in realtà, va ben oltre questo singolo episodio.

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Il confine tra medicina e visione culturale

Fin dall’inizio abbiamo avuto l’impressione che il dibattito intorno alla guida non fosse guidato principalmente da esigenze mediche, ma da una precisa impostazione culturale e politica. Una società scientifica ha certamente il diritto di partecipare al dibattito pubblico. Ciò che suscita perplessità è quando il confine tra evidenza scientifica e visione ideologica diventa così sottile da risultare quasi impercettibile.

Il compito di un pediatra è curare bambini e adolescenti, formulare diagnosi, proporre terapie e accompagnare le famiglie sulla base delle migliori evidenze scientifiche disponibili. Quando invece il medico viene chiamato a promuovere categorie culturali o antropologiche oggetto di acceso dibattito nella società, il rischio è che la medicina finisca inevitabilmente per trasformarsi in uno strumento di orientamento politico.

Il ruolo delle società scientifiche

Negli ultimi anni abbiamo assistito con crescente frequenza a società scientifiche, ordini professionali e organismi sanitari che intervengono su temi etici, sociali e culturali assumendo posizioni molto nette. Tutto ciò è certamente legittimo, ma rende altrettanto legittimo chiedersi se tali organismi stiano progressivamente abbandonando quella neutralità che dovrebbe caratterizzare il sapere scientifico.

Da questa vicenda emerge allora una riflessione più ampia: forse è arrivato il momento che la politica intervenga per rafforzare gli strumenti di trasparenza delle società scientifiche riconosciute dal Ministero della Salute.

La trasparenza come garanzia di fiducia

Sarebbe opportuno rendere ancora più stringenti gli obblighi di pubblicazione delle fonti di finanziamento, delle sponsorizzazioni, dei conflitti di interesse e dei processi attraverso i quali vengono elaborate linee guida e documenti destinati a incidere sulla pratica clinica e sulla formazione dei professionisti. Anche in altri Paesi, infatti, sono emersi casi di finanziatori che, sostenendo economicamente più enti contemporaneamente, avrebbero favorito in modo coordinato una determinata visione culturale e ideologica.

Non si tratta di mettere in discussione la buona fede di nessuno. Al contrario, si tratta di rafforzare quella fiducia che rappresenta il patrimonio più prezioso della medicina. Quando organizzazioni che svolgono un ruolo fondamentale nell’indirizzare il dibattito sanitario vengono percepite come portatrici di una determinata visione culturale o politica, è inevitabile che i cittadini inizino a interrogarsi anche sull’origine di quelle scelte e sui processi che le hanno generate.

Per questo la trasparenza non è un dettaglio burocratico, ma una garanzia democratica. La medicina deve rimanere libera da ogni sospetto di condizionamento, qualunque ne sia l’origine, e deve poter parlare il linguaggio delle evidenze, non quello delle appartenenze.

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Una domanda che riguarda il futuro della medicina

Il caso della guida Oltre lo sguardo rappresenta allora qualcosa di più di una semplice polemica. È il sintomo di una domanda sempre più diffusa nella società italiana: vogliamo società scientifiche che elaborino raccomandazioni cliniche sulla base delle migliori prove disponibili oppure organismi che, oltre alla medicina, si facciano promotori di specifiche visioni culturali?

È una domanda che merita una risposta chiara. Perché quando la medicina smette di apparire come un terreno di incontro tra scienza e cura e viene percepita come parte dello scontro politico, il rischio è che a perdere siano tutti: le istituzioni, i professionisti e, soprattutto, i pazienti.

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Andrea Cisternino
Andrea Cisternino
Editorialista di stampo giusnaturalista, cattolico tradizionale , moderato ma non troppo
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