Mi accoglie con un sorriso gentile: è subito evidente quella sensibilità che si percepisce anche nella sua musica. Luca Madonia è elegante e poetico anche nel modo in cui si racconta.
Ci sediamo su due sedie, vicino al palco in un angolo di spiaggia sul Tirrenico, un luogo quasi sospeso tra mare e cielo. La serata è incantevole: è il primo agosto e non fa neppure troppo caldo. La brezza leggera porta già il suono delle sue melodie che, a breve, riempiranno il cuore del pubblico, riportando le emozioni avanti e indietro nel tempo. Nel live di questa sera, la sua voce e la sua chitarra saranno affiancate da Denis Marino alla chitarra e Ambra Scamarda al basso. Insieme ripercorreranno i grandi successi, attraversando tanti anni di musica, suggestioni e collaborazioni, tra cui Carmen Consoli, Enrico Ruggeri e tantissimi altri. Dai Denovo (1982) con Mario Venuti, Toni Carbone e Gabriele Madonia, fino agli ultimi lavori dell’album Stiamo tutti ben calmi (Musica Lavica Records, 2022).
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Un viaggio attraverso quarant’anni di carriera, tra emozioni personali e universali, capaci ancora oggi di creare connessioni profonde. E forse è questa la grande e immensa eredità di Franco Battiato: riuscire, tracciando quelle poche e semplici parole, a tirare fuori mondi introspettivi e immaginifici. O forse no, non c’è nessuna eredità e si tratta soltanto di due anime, quella di Madonia e di Battiato, che hanno saputo riconoscersi e dialogare con lo stesso codice sonoro.
Siamo sul mare, sotto le stelle. Cosa significa per te esibirti in un luogo così intimo?
Questo è un posto magico, facilita la connessione con l’ambiente e con il pubblico, ed è fondamentale. Siamo all’aperto, sulla spiaggia… a livello tecnico abbiamo fatto alcune modifiche, dato che siamo in tre in acustico. Abbiamo stretto un po’ il suono, e di conseguenza, i vari aspetti creano un impatto e una situazione ideale per un concerto come questo. E poi con la mia chitarra attraverserò tante stagioni musicali: spazierò dagli esordi alle ultime produzioni, tornerò indietro, ci sarà un ricordo di Franco Battiato che mi ha accompagnato a Sanremo con L’alieno…

Mario Venuti, Carmen Consoli e tanti altri. Quanto hanno arricchito il tuo percorso umano queste connessioni così radicate nella Sicilia e nella musica d’autore?
Confrontarsi con altri artisti è sempre importantissimo perché è un modo di fagocitare le realtà degli altri. Con Mario Venuti abbiamo iniziato insieme con i Denovo, eravamo ragazzini. Poi l’incontro con Franco Battiato, credo sia stato il 1989, con lui è nata una collaborazione e una profonda amicizia.
(Mentre racconta, ho l’impressione che il suo sguardo ripercorra il tempo soffermandosi su volti e ricordi).
Patty Pravo, Gianni Morandi, Uzeda…quando ti confronti con altre realtà, con voci diverse, è sempre un dono.

A proposito di Franco Battiato: quando suoni oggi, c’è un pensiero, un gesto o un suono che ti fa sentire ancora vicino a lui?
Quando penso a lui, mi viene in mente la sua rara amicizia e gentilezza, mi ha insegnato moltissime cose, abbiamo condiviso 33 anni meravigliosi. Considero questo rapporto un regalo che la vita mi ha fatto e me lo porterò dentro sempre. Già il fatto di essere stato amico di Franco mi ha gratificato infinitamente. A parte il talento estremo e la bravura che tutti conoscono, è una persona buonissima, una persona che inseguiva e cercava con i suoi studi il bene per sé e per gli altri. Questo credo sia un dono che poche persone hanno. Ricordo che conoscerlo è stata una sensazione molto forte. Pensavo: Come faccio a confrontarmi con un personaggio come Franco Battiato? Come devo fare? Gli parlo in latino? Invece si è rivelata subito una persona meravigliosa. Semplicissima, ironica, gentilissima, di una sensibilità estrema e geniale. Per esempio, proprio lui che non sopportava i cori russi e la new wave italiana, decise di produrre i Denovo, da qui infatti è nata la nostra collaborazione e poi amicizia. A quel tempo eravamo i rappresentanti tipici di quel movimento. E già qui si intravede un po’ della sua personalità trasversale. Ricordarlo sul palco è sempre un piacere enorme, anche se sono del parere che solo lui poteva cantare le sue canzoni.

Un’altra esperienza che ti lega a Franco Battiato riguarda Sanremo nel 2011 con L’alieno
Quando gli raccontati di essere stato invitato da Morandi, proponendogli di accompagnarmi sul palco, pensai che mi avrebbe tirato una scarpa! Franco Battiato e Sanremo è un binomio particolare!
Ricordo di avergli detto: Franco, credo che il brano possa essere nelle tue corde, per le tematiche, il modo…
Chiaramente ero incerto ma, insomma, gli raccontai tutto. Premetto che mia moglie Daniela è stata grande amica di Franco, soprattutto nell’ultimo periodo della sua vita, quando iniziava a stare sempre peggio. Lui mi chiese testualmente: Daniela cosa dice?
Risposi che Daniela era convinta che sarebbe salito sul palco di Sanremo con me. A quel punto mi guardò e rispose: E allora vengo! Però non ti voglio rubare la scena. Sai che fai? Devi annunciare il brano dicendo “Luca Madonia a Sanremo, corista Franco Battiato”.
Immagina il mio stupore! Risposi: Franco, ma che dici, corista Franco Battiato!
Sì sì, non ti preoccupare, fece eco lui, il brano è tuo, hanno invitato te, io sì verrò, ma stai tranquillo che in qualche modo sbucherò.
E così è stato. Franco non mi ha mai abbandonato, mai tradito e questo è stato un gesto di amicizia unico al mondo. in quel periodo non era nemmeno a Sanremo perché stava lavorando a un disco e doveva esibirsi a Bordighera. Eppure, puntualmente, al minuto 2.40 del brano, in tutte e cinque le serate, Franco spuntava da una quinta dietro di me, con quella cuffia da alieno! Forse era lui l’alieno e io ho scritto questa canzone, inconsciamente, pensando a lui.

Oltre all’amicizia e alla collaborazione, tu e Franco Battiato avete in comune la Sicilia. Tra l’altro questa terra è molto presente nei tuoi testi, in modo diretto o sottile e sublime. Quanto senti che ancora oggi la tua terra nutre la tua scrittura?
Credo che la risposta stia nel fatto di essere rimasto a vivere qui in Sicilia anche in tempi in cui si doveva emigrare, nei periodi in cui si andava a Milano dove c’era l’industria del disco o a Roma dove si facevano opinioni. Invece io sono sempre rimasto a vivere qui, e se ho fatto questa scelta ci sarà stato un motivo. Franco, per esempio, è rimasto a vivere in Sicilia e ha fatto meraviglie. La nostra è una terra importante per molti aspetti, non solo musicali. La storia, i paesaggi, gli stimoli i tanti talenti. Mi ritengo un privilegiato a vivere qui.
Grazie per questa piacevole chiacchierata. Con le tue parole, ci prepariamo al concerto. Il resto, come sempre, lo farà la musica.
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Credits foto: Jessica Papale
