C’è un’Italia che non compare nelle prime pagine dei quotidiani sportivi. Un’Italia che non riempie gli stadi, non alimenta polemiche da talk show e non produce incassi miliardari. Eppure, è un’Italia viva, presente, determinata. L’Italia dei World Games 2025, in scena a Chengdu, Cina, è tutto questo: un insieme di corpi, menti, storie e passioni che si muovono sul palcoscenico globale delle discipline non olimpiche.
Cosa sono i World Games?
I World Games sono una manifestazione sportiva internazionale che si tiene ogni quattro anni sotto l’egida dell’International World Games Association (IWGA), con il patrocinio del Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Nati nel 1981 a Santa Clara, California, i World Games nascono con un obiettivo chiaro: dare visibilità alle discipline sportive non olimpiche, quelle che, per vari motivi (logistici, mediatici, politici), non trovano spazio nei Giochi Olimpici tradizionali.
Non si tratta di “giochi minori”. Anzi. Spesso queste discipline sono profondamente radicate nella cultura locale, o rappresentano realtà emergenti in crescita costante. Tra gli sport presenti troviamo arti marziali come il karate e il wushu, discipline acrobatiche, sport di squadra alternativi come il beach handball, e prove atletiche che uniscono spettacolo e abilità tecnica, come il parkour o la ginnastica aerea.
Nel 2025, l’edizione si svolge a Chengdu, in Cina, città moderna e ricca di storia, già nota per aver ospitato altri grandi eventi sportivi internazionali.
Chi sono gli azzurri dei World Games?
Sono atleti di beach handball, ginnastica acrobatica, karate, wushu, tiro con l’arco nudo, lifesaving, roller sports, discipline spesso sconosciute ai più, eppure cariche di storia, rigore, creatività. Molti di loro si allenano senza fondi, in strutture improvvisate o addirittura fuori dal proprio comune di residenza. Alcuni hanno lasciato il lavoro per potersi preparare, altri studiano e gareggiano senza alcuna copertura federale adeguata.
In mezzo a loro, una fortissima componente femminile: 98 donne su 176 atleti totali. Un dato che non è solo numerico, ma anche simbolico. Perché in queste discipline “minori”, lontane dai riflettori del calcio e dei grandi eventi olimpici, il merito è più puro. Non esistono contratti gonfiati o favoritismi di sponsor: qui conta il gesto, la costanza, la disciplina.
Il valore di una medaglia
A oggi, le gare sono appena iniziate e non è stato ancora assegnato nessun podio azzurro. Ma già ora ogni partecipazione vale come un trionfo. Perché ogni atleta che indossa il tricolore in questi contesti rappresenta non solo se stesso o la propria federazione, ma un’intera idea di sport: uno sport etico, accessibile, comunitario.
Ogni medaglia che arriverà – d’oro, d’argento o di bronzo – sarà frutto di sacrifici invisibili, di allenamenti senza copertura mediatica, di costanza che sfida il disinteresse istituzionale. Ma anche se non arrivasse nessuna medaglia, il valore umano di questa spedizione resta inestimabile.
Le aspettative sono alte in specialità come lifesaving, wushu, karate e ginnastica acrobatica, dove l’Italia ha una tradizione consolidata. Ma il punto non è la statistica. È il riconoscimento sociale e politico di un movimento che esiste, e che ha bisogno di attenzione.
Una società che non ascolta il proprio sport di base
L’Italia ha bisogno di ridiscutere il proprio rapporto con lo sport. Non solo in termini di vertice, ma di base. Lo sport non è solo show o intrattenimento. È educazione, inclusione, salute mentale, costruzione di reti sociali. I World Games, da questo punto di vista, sono un’occasione pedagogica collettiva.
Cosa ci raccontano questi atleti? Ci dicono che esiste una cittadinanza silenziosa, attiva, capace di mettersi in gioco senza premi, solo per un senso di identità e di passione. Ci mostrano un modo diverso di concepire la vittoria: non come dominio sull’altro, ma come realizzazione di sé, nel rispetto delle regole e degli altri.
Lo sport come patrimonio universale
I World Games 2025 non sono solo una competizione. Sono una lente attraverso cui osservare la società da una prospettiva non contaminata dal business e dall’informazione tossica. Sono lo specchio di un’Italia capace di stupire, anche lontano dagli spalti affollati.
Ma, soprattutto, questi atleti e queste discipline rappresentano un patrimonio culturale, umano e civile, che travalica i confini nazionali. Un patrimonio che riguarda tutti. Ogni Paese ha le sue minoranze sportive, i suoi atleti invisibili, le sue palestre dimenticate.
Riconoscere, raccontare e sostenere questi mondi è un dovere collettivo. Perché lo sport, quando è autentico, non appartiene a una nazione sola. Appartiene al mondo intero.
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Immagine di copertina: elaborazione grafica creata per PDQ Magazine di un’immagine reale, dal web, tratta dalla cerimonia di apertura dei World Games 2025 a Chengdu
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