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Troppi stimoli, poca infanzia: il sovraccarico invisibile dei bambini

Il “sovraccarico invisibile” colpisce i bambini esposti a troppi stimoli: effetti su sonno, linguaggio e attenzione. Ecco rischi, segnali e soluzioni pratiche

Nell’era dell’ iperconnessione, dei mille corsi pomeridiani, dei video a ciclo continuo e delle agende piene già dalla scuola dell’infanzia, i bambini crescono dentro un vortice costante di stimoli. Stimoli visivi, uditivi, cognitivi, emotivi. Giochi luminosi, cartoni animati frenetici, notifiche, tablet, musica, lezioni, laboratori, sport, compiti, chat, messaggi vocali. E ancora, adulti ansiosi, richieste di performance, confronti, aspettative elevate.

Tutto questo ha un effetto. Ma spesso non lo vediamo subito, perché non si manifesta con sintomi evidenti. È un carico silenzioso, cronico, che logora lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale. Per questo si parla sempre più spesso di un vero e proprio “sovraccarico invisibile”.

 In cosa consiste il sovraccarico invisibile

Il sovraccarico invisibile è una forma di stress costante che colpisce i bambini quando:

  • ricevono troppi stimoli rispetto alla loro capacità di elaborarli;
  • non hanno spazi di decompressione;
  • mancano momenti di noia e gioco libero;
  • sono continuamente “attivati” senza pause.

Non è solo una questione di tecnologia, anche se questa ha amplificato il fenomeno. Si tratta di una cultura dell’eccesso, che tende a riempire ogni spazio, ogni minuto, ogni possibilità con qualcosa da fare, da imparare, da vedere.

La tecnologia come moltiplicatore  di stimoli

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), i bambini sotto i 5 anni non dovrebbero superare 1 ora di schermo al giorno e sotto i 2 anni dovrebbero evitarlo del tutto. Eppure, in Italia, il tempo medio di esposizione per i bimbi da 0 a 6 anni è superiore alle 2 ore al giorno, spesso non controllato.

Lo psichiatra Paolo Crepet si è espresso varie volte i merito all’ argomento, sostenendo che: I bambini non sono fatti per vivere davanti a uno schermo. Sono fatti per sporcarsi le mani, per inventare, per stare nel silenzio. Invece gli diamo pixel e plastica. E poi ci chiediamo perché non dormono e non parlano.

Tra i primi fattori di sovraccarico troviamo la tecnologia digitale: smartphone, tablet, smart TV, console.

I bambini piccoli – anche sotto i 3 anni – passano ore davanti agli schermi, con contenuti spesso non adatti alla loro età. Video accelerati, luci forti, suoni frenetici, immagini che cambiano ogni secondo.

Giornate piene: adulti in miniatura

Oltre agli schermi, c’è la questione delle giornate iper-programmate. Molti bambini, fin dalla classe prima ,vivono come dei  piccoli manager: scuola la mattina, poi mensa, poi compiti, poi inglese, danza, calcio, piscina, catechismo, cinema e altre attività.

Spesso tutto questo nasce da buone intenzioni. I genitori vogliono “offrire opportunità”, “stimolare”, “dare il massimo”. Ma, come spesso accade, il troppo diventa controproducente.

I rischi concreti

Il sovraccarico invisibile non è  solo un concetto astratto. Si manifesta con comportamenti, difficoltà, disagi sempre più frequenti. Ecco i principali effetti negativi evidenziati da pediatri, insegnanti e psicologi.

 1. Soglia di attenzione più bassa

I bambini iperstimolati faticano a concentrarsi. Non riescono a stare attenti per più di pochi minuti, passano da un’attività all’altra senza approfondire nessun compito.

2. Irritabilità e agitazione

Il cervello in allerta continua non riesce a calmarsi. Questo può portare a scatti di rabbia, pianti improvvisi, nervosismo, comportamenti  oppositivi.

3. Disturbi del sonno

Troppi stimoli, soprattutto prima di dormire, interferiscono con il ritmo naturale del sonno. Molti bambini fanno fatica ad addormentarsi o si svegliano spesso durante la notte.

4. Difficoltà emotive

Il bambino non ha tempo per elaborare ciò che prova. Tutto ciò può rallentare lo sviluppo della consapevolezza emotiva e dell’empatia.

5  Possibili ritardi nel linguaggio

Nei più piccoli, l’uso precoce di dispositivi digitali è correlato a ritardi nello sviluppo del linguaggio e  della comunicazione.

6. Ansia e stress precoce

Già nella scuola primaria si vedono bambini ansiosi, con paure, comportamenti compulsivi, legati all’incapacità di gestire il carico mentale.

7. Perdita della creatività

Stimolati da contenuti esterni continui, molti bambini non riescono più a inventare, a giocare in modo simbolico, a costruire mondi propri.

Un problema che si evidenzia anche a scuola

Gli effetti del sovraccarico si riversano anche in classe. Non a caso, sempre più di frequente, gli insegnanti segnalano:

  • studenti che non riescono a stare fermi;
  •  con difficoltà a seguire una narrazione lineare;
  • bambini che vogliono solo attività “veloci e divertenti”;
  • calo della resistenza alla frustrazione; difficoltà ad accettare il no.

Le parole degli esperti

Molti esperti da anni mettono in guardia contro questa tendenza che viene riscontrata frequentemente.

Paolo Crepet,Psichiatra e scrittore di libri sull’ infanzia e l’ adolescenza, sostiene che: Stimoliamo i bambini come se dovessero diventare piccoli adulti brillanti. Ma un bambino ha diritto a un’infanzia lenta, povera di stimoli, ma ricca di relazioni vere.

Silvia Vegetti Finzi, Psicologa dell’età evolutiva: Un tempo i bambini giocavano per strada, da soli. Oggi non li lasciamo mai soli. Hanno sempre qualcuno o qualcosa che li guida. Così non sviluppano autonomia e identità.

Le soluzioni: cosa fare per proteggere i minori

Non si tratta di demonizzare tutto. La tecnologia non è il nemico, così come le attività pomeridiane non sono da abolire. Il punto è l’equilibrio. Serve una riflessione più profonda: di che cosa ha veramente bisogno un bambino per crescere bene?

Ecco alcune soluzioni pratiche proposte da esperti ed educatori che lavorano nell’ambito dell’ età evolutiva.

Ridurre il tempo davanti agli schermi

  • Niente schermi  sotto i 2 anni  di età.
  • Non più di 1 ora al giorno fino ai 5-6 anni.
  • Mai prima di dormire o a tavola  durante i pasti.
  • Preferire  dei  contenuti lenti, silenziosi, ed educativi

Lasciare tempo al vuoto, tempo lento, gioco e identità

Non bisogna programmare ogni singolo minuto della giornata ma lasciare spazio al gioco libero, all’improvvisazione, alla noia.

I bambini imparano moltissimo proprio quando non hanno nulla da fare. Bisognerebbe lasciarli giocare ed inventare, perché solo nel gioco si può crescere per davvero. Non è necessario riempire le loro giornate, ma lasciarle respirare. Il tempo lento contribuisce alla costruzione dell’identità.

Nella prospettiva Winnicottiana è proprio il gioco, vissuto in uno spazio e in un tempo  “sufficientemente buoni” a rendere possibile la nascita del Sé.

Attività semplici per un’infanzia sana

Alcune attività semplici ma efficaci, per evitare il sovraccarico, potrebbero essere:

  • Il gioco all’aperto: tempo per correre, esplorare e interagire con la natura
  • L’arte: disegnare, dipingere o fare attività manuali che stimolino la creatività senza un fine produttivo
  • La lettura: scoprire storie che nutrono l’immaginazione senza la fretta di dover “fare qualcosa”
  • Il tempo senza tecnologia: spegnere schermi e godersi la compagnia di amici e famiglia, per una comunicazione più vera e autentica

In definitiva, la sfida non è quella di eliminare del tutto la tecnologia o le opportunità educative ma di restituire ai bambini la possibilità di vivere un’infanzia autentica, fatta di tempo lento, relazioni reali e gioco spontaneo. Uno schermo può intrattenere, ma non potrà mai sostituire il valore di una corsa all’aperto, di una storia raccontata prima di dormire o di un pomeriggio passato a inventare mondi immaginari. Sta agli adulti – genitori, insegnanti, educatori – trovare il giusto equilibrio, affinché i più piccoli non diventino “adulti in miniatura”, ma abbiano lo spazio per crescere davvero, nel rispetto dei propri ritmi e della propria creatività.

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Tiziana La Barbera
Tiziana La Barbera
Docente di materie umanistiche con particolare interesse per le tematiche educative, psicologiche, sociali ,di crescita personale, di inclusione. Ha approfondito la comunicazione neuro - linguistica (PNL) come strumento per favorire l' inclusione nei contesti scolastici e formativi Laurea in Psicologia L24 Scienze e tecniche psicologiche
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