Il panorama televisivo italiano si prepara ad accogliere una delle narrazioni più potenti e rilevanti degli ultimi anni. Presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2025, la serie evento La Preside si appresta a sbarcare in prima serata su Rai 1, portando nelle case degli italiani una storia che fonde l’impegno civile con la grande narrazione popolare. Al centro di questo ambizioso progetto troviamo Luisa Ranieri, un’attrice che ha saputo fare della profondità e dell’autenticità il suo marchio di fabbrica, chiamata qui a interpretare un ruolo che va ben oltre la semplice finzione.
La serie è liberamente ispirata alla vita e alle battaglie di Eugenia Carfora, la dirigente scolastica dell’Istituto Superiore Francesco Morano di Caivano. Una donna che la cronaca ha ribattezzato la preside-coraggio e che oggi rappresenta un pilastro della resistenza dello Stato in territori dove la legalità è spesso un concetto fragile.
Dalla realtà alla fiction: il potere di una storia vera
L’idea di portare sullo schermo la vicenda umana e professionale della preside Carfora non nasce dal nulla. La scintilla scocca grazie a un lavoro d’inchiesta firmato da Domenico Iannacone. Nel suo documentario dal titolo evocativo “Come figli miei”, il giornalista aveva raccontato con estrema delicatezza e forza la missione quotidiana di Eugenia Carfora a Caivano.
Come ha avuto modo di raccontare Luisa Ranieri, la genesi della fiction ha una matrice profondamente familiare e artistica. Quella sera, guardando il documentario di Iannacone, l’attrice rimase profondamente colpita e commossa dalla determinazione di quella preside. Fu suo marito, Luca Zingaretti, a cogliere immediatamente il potenziale di quella storia, attivandosi subito per rintracciare la dirigente e proporre l’idea di una serie TV. Un progetto nato dunque dalla stima profonda per una donna che ha deciso di non voltare lo sguardo altrove.

Chi è Eugenia Liguori: il volto del riscatto
Nella finzione televisiva, il personaggio ispirato alla preside Carfora prende il nome di Eugenia Liguori. Interpretata da una splendida Luisa Ranieri, la protagonista è una donna di 47 anni caratterizzata da un mix esplosivo di entusiasmo, ostinazione e determinazione. Al suo primo incarico come dirigente scolastica, Eugenia compie una scelta radicale che segnerà per sempre la sua vita: decide di guidare l’Istituto Anna Maria Ortese di Napoli.
Non è una scelta facile. L’istituto Ortese è una scuola difficile, una di quelle che molti definirebbero un binario morto. Situata nel cuore di un quartiere martoriato dal degrado e dalla presenza opprimente della criminalità organizzata, la scuola appare inizialmente come un relitto. Aule vandalizzate, muri che trasudano abbandono e, cosa ancor più grave, corridoi deserti. La sfida di Eugenia Liguori comincia proprio da qui: dalla convinzione che nessuna aula debba restare vuota e che nessun ragazzo sia irrecuperabile.
Il metodo del megafono: una vera rivoluzione educativa
Uno degli aspetti più iconici e toccanti della figura che ha ispirato la serie è l’utilizzo di metodi poco ortodossi per combattere la dispersione scolastica. Eugenia Carfora, nella realtà come nella serie, non si limita ad aspettare gli alunni dietro una scrivania in presidenza.
La sua è una scuola itinerante, che scende in strada. La dirigente è nota per andare a recuperare gli studenti porta a porta, entrando nei condomini, parlando con le famiglie e, in molti casi, utilizzando un megafono per chiamare i ragazzi dai cortili e dalle piazze di spaccio. Questo approccio rivoluzionario ha un obiettivo chiaro: trasformare l’istituto scolastico in un’alternativa concreta alla strada e alla malavita, rendendo la scuola l’unico vero avamposto della legalità in territori complessi e di frontiera.

La lotta contro la dispersione scolastica e la rassegnazione
La serie esplora con crudo realismo le difficoltà che una donna sola deve affrontare quando decide di sfidare lo status quo. Al suo arrivo all’Istituto Ortese, Eugenia Liguori non trova tappeti rossi, ma un muro di rassegnazione. Da un lato il personale scolastico, spesso stanco e demotivato da anni di insuccessi, accoglie inizialmente il suo entusiasmo con diffidenza, vedendo in lei un elemento di disturbo per una quiete fatta di rinunce.
Dall’altro le famiglie: molti genitori, schiacciati dalla povertà e dalla mancanza di prospettive, faticano a vedere nell’istruzione uno strumento di emancipazione. Inoltre incontra la resistenza dei ragazzi, giovani che non hanno mai conosciuto un’alternativa e che guardano alla scuola come a un’istituzione estranea e quasi nemica.
Eppure, Eugenia non indietreggia. Definisce se stessa come un vulcano e agisce come tale. Per molti diventa “la pazza”, un soprannome nato dall’incapacità di alcuni di comprendere una determinazione così pura. Ma è proprio questa follia educativa a iniziare a scalfire il muro dell’indifferenza.

Luisa Ranieri: un’interpretazione di metodo
Per prepararsi a questo ruolo così viscerale, Luisa Ranieri ha scelto di immergersi totalmente nella realtà di Eugenia Carfora. L’attrice ha trascorso diversi giorni a Caivano, seguendo la preside tra i banchi dell’Istituto Morano e nelle sue incursioni nei quartieri. Questo incontro è stato definito dalla Ranieri come magico, un’esperienza che le ha permesso di cogliere non solo la forza esteriore della dirigente, ma anche la sua vulnerabilità e l’amore profondo per quei ragazzi che considera, appunto, come figli propri.
Il cast della serie è stato costruito per riflettere questa autenticità, con una cura particolare nella scelta dei giovani interpreti, molti dei quali provenienti dagli stessi territori raccontati nella fiction, per garantire una verità di linguaggio e di sguardi che è fondamentale in un racconto di questo tipo.
Perché La Preside è una fiction da non perdere
In un’epoca in cui spesso si parla di emergenza educativa, questa serie offre uno sguardo lucido e senza sconti sulla realtà, ma lascia spazio alla possibilità del cambiamento. È un invito a credere nel potere trasformativo della cultura e nella forza dell’individuo che sceglie di non arrendersi.
Luisa Ranieri regala al pubblico una delle sue prove più mature, capace di emozionare e far riflettere sulla responsabilità collettiva che abbiamo verso i cittadini di domani. “La Preside” è una storia necessaria, un racconto che onora chi, ogni giorno, lavora nell’ombra per garantire a tutti il diritto di avere un futuro. È una storia che parla al cuore ma anche alla testa, invitando lo spettatore a riflettere sul ruolo fondamentale della scuola nella nostra società.
La serie ci ricorda che la lotta alla criminalità non si fa solo con le manette, ma soprattutto con i libri, la presenza costante e il coraggio di chi, ogni mattina, sceglie di schierarsi dalla parte dei più fragili. L’appuntamento su Rai 1 rappresenta un’occasione preziosa per conoscere una realtà difficile, ma illuminata dalla forza di una donna che non ha mai smesso di credere nei suoi ragazzi. Non ci resta che vedere la fiction a partire dal 12 gennaio, in prima serata sulla Rai.
Continua a seguirci su PDQ Magazine per tutti gli aggiornamenti.
