Il calcio italiano attraversa una fase di profonda trasformazione istituzionale dopo l’uscita di scena di Gabriele Gravina. La mancata qualificazione ai Mondiali ha imposto una riflessione seria sulla governance del movimento, portando i club della massima serie a cercare un profilo di alto spessore manageriale. In questo contesto, la figura di Giovanni Malagò emerge come il candidato naturale per guidare la Federazione Italiana Giuoco Calcio verso una nuova era di stabilità e competitività internazionale.
Il dato più rilevante emerso dalle recenti consultazioni è l’eccezionale unità d’intenti mostrata dai presidenti. In un ambiente storicamente frammentato, ben 18 club su 20 hanno espresso un sostegno formale alla direzione di Giovanni Malagò. Questa convergenza quasi totale rappresenta un mandato forte, che mira a portare in via Allegri una visione dello sport moderna e meno legata alle vecchie dinamiche di palazzo, puntando sulla credibilità che il dirigente romano ha costruito in oltre un decennio ai vertici del Coni.

Chi è Giovanni Malagò: biografia e successi del dirigente sportivo
La forza della candidatura del membro del CIO risiede in una storia professionale che non ha eguali nel panorama dirigenziale italiano. Nato a Roma nel 1959, ha saputo coniugare il successo come Manager Sportivo con una passione autentica per l’agonismo. Prima di diventare il volto dello sport istituzionale, ha calcato i campi di calcio a 5 conquistando tre scudetti e una partecipazione ai Mondiali con la maglia azzurra. Questa esperienza diretta della competizione gli conferisce una sensibilità tecnica che pochi altri dirigenti di alto livello possono vantare.
La sua scalata professionale ha toccato il vertice nel 2013 con l’elezione alla presidenza del Coni, incarico ricoperto fino al 2025. Durante il suo lungo mandato, Malagò ha trasformato lo sport italiano in un modello di efficienza, culminato con l’assegnazione delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. La sua capacità di tessere relazioni internazionali come membro del CIO e la sua abilità nel gestire situazioni emergenziali lo rendono, agli occhi dei club, l’unico leader capace di risollevare le sorti della Figc in un momento di crisi d’identità.

Elezioni Figc 2026: il confronto tra Malagò e Giancarlo Abete
La strada verso la presidenza federale non è tuttavia priva di incognite politiche. La sfida principale è rappresentata da Giancarlo Abete, attuale numero uno della Lega Nazionale Dilettanti e figura di enorme peso elettorale grazie al 34 percento dei voti controllati dalla sua componente. Abete incarna l’esperienza della vecchia guardia e la protezione della base del calcio dilettantistico, ponendosi come l’alternativa di sistema al progetto di rinnovamento sostenuto dai grandi club professionistici.
Malagò ha commentato senza giri di parole il sostegno ricevuto, sottolineando che la compattezza mostrata dalla Serie A è un fatto oggettivamente impressionante e merita attenzione. Per il dirigente romano, la chiave della sua candidatura risiede nell’affidabilità e nella capacità di tenere la barra dritta nei momenti di tempesta. Mentre altri nomi, come quello di Demetrio Albertini, sembrano essere passati in secondo piano, il duello tra Malagò e Abete si preannuncia come un confronto decisivo tra due visioni opposte per il futuro del calcio italiano.

Come cambierebbe la FIGC sotto la guida di Giovanni Malagò
L’eventuale presidenza dell’ ex Capo del Coni segnerebbe un passaggio importante per la FIGC che completerebbe la metamorfosi definitiva: da apparato burocratico a agile media company proiettata sui mercati globali. L’obiettivo dei club è infatti trasformare la Federazione in un’azienda moderna capace di generare valore a livello globale. Sotto la possibile guida di Malagò, la Figc potrebbe finalmente sbloccare dossier critici come la modernizzazione delle infrastrutture e la revisione strutturale dei campionati. La sua visione internazionale è considerata fondamentale per aumentare l’appeal del calcio italiano all’estero, rendendo il nostro prodotto nuovamente competitivo nei confronti dei grandi tornei europei.
In conclusione, la partita per la successione a Gravina entra nel vivo con un equilibrio di forze molto sottile. Se da un lato Abete vanta il consenso della base, Malagò gode del supporto del motore economico del sistema. La capacità di mediare tra queste due figure sarà determinante per l’esito del voto di giugno. Resta il fatto che il segnale lanciato dai 18 club di Serie A è inequivocabile: il sistema ha bisogno di un manager d’élite per tornare a sognare in grande e il dirigente romano sembra avere tutte le carte in regola per accettare la sfida.
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