HomePolitica & SocietàInternazionaleGaza, Trump inaugura il “Board of Peace”

Gaza, Trump inaugura il “Board of Peace”

Promessi 17 miliardi per la ricostruzione e truppe da cinque Paesi. “Il Board vigilerà sull’Onu”, dice il presidente Usa

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha inaugurato a Washington la prima riunione operativa del Board of Peace, l’organismo internazionale legato al piano americano per la fase postbellica a Gaza. Alla riunione — ospitata presso l’United States Institute of Peace, che Trump ha detto essere stato “ribattezzato” a suo nome su iniziativa del segretario di Stato Marco Rubio — hanno partecipato rappresentanti di quasi cinquanta Paesi, con alcuni leader presenti e altri in veste di osservatori, tra cui l’Italia con il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani e la commissaria Ue per il Mediterraneo Dubravka Šuica.

Fondi: 10 miliardi dagli Usa, oltre 7 dai Paesi aderenti

Sul versante finanziario, Trump ha annunciato circa 10 miliardi di dollari dagli Stati Uniti, a cui si aggiungono oltre 7 miliardi promessi da un gruppo di Paesi membri (tra cui, secondo quanto riportato, Kazakistan, Azerbaigian, Emirati Arabi Uniti, Marocco, Bahrein, Qatar, Arabia Saudita, Uzbekistan e Kuwait). Nello stesso quadro, viene citato che per le Nazioni Unite la ricostruzione di Gaza richiederebbe almeno 70 miliardi.

“Vigilerà sull’Onu”: la frase che accende la polemica

Il passaggio politicamente più sensibile è arrivato quando Trump ha sostenuto che il Board avrà “quasi il compito di sorvegliare le Nazioni Unite” e di assicurarsi che “funzionino correttamente”, aggiungendo che gli Stati Uniti potrebbero fornire aiuti finanziari per rendere le strutture Onu “efficienti”. È un’impostazione che, già nelle ore successive, ha alimentato interrogativi tra diplomatici e osservatori su rapporti, confini e catena di responsabilità tra Board e sistema multilaterale tradizionale.

Donald Trump ha inaugurato a Washington la prima riunione operativa del Board of Peace

Truppe da cinque Paesi per la forza di stabilizzazione

Sul terreno, il comandante statunitense indicato come responsabile della International Stabilization Force (ISF) ha riferito che almeno cinque Paesi hanno offerto soldati o poliziotti: Marocco, Kazakistan, Kosovo, Albania e Indonesia (quest’ultima indicata anche come possibile contributore numericamente rilevante e “secondo comando”). La forza, secondo quanto riferito, dovrebbe iniziare a operare da Rafah, con l’obiettivo finale di arrivare a 12.000 agenti di polizia e 20.000 soldati schierati.

Cornice legale: la risoluzione Onu

La cornice formale richiamata da più fonti è la Risoluzione 2803 (2025) del Consiglio di Sicurezza, collegata al piano complessivo statunitense su Gaza e citata anche in documenti ufficiali americani.

I nodi aperti: Hamas, regole d’ingaggio, “piano B”

Restano tuttavia numerosi punti controversi. Tra questi, la smilitarizzazione di Hamas: Trump ha affermato che “sembra” che il gruppo possa disfarsi delle armi, ma ha aggiunto che occorre verificarlo e ha minacciato conseguenze severe in caso contrario. Rubio ha dichiarato che “non esiste un piano B” e che l’alternativa sarebbe il ritorno alla guerra.
Sul piano operativo, diverse analisi e ricostruzioni giornalistiche sottolineano che compiti, catena di comando e regole d’ingaggio della forza di stabilizzazione sono ancora un’area di incertezza, mentre emergono indiscrezioni su infrastrutture logistiche — inclusa l’ipotesi di una base per 5.000 unità — che aumentano la sensibilità politica dell’intero impianto.

Gaza, Trump inaugura il “Board of Peace”

Al di là degli annunci, la partita ora si gioca sulla concreta attuazione del progetto. Il Board of Peace dovrà dimostrare di essere non solo una piattaforma politica ma uno strumento operativo capace di coordinare finanziamenti, sicurezza e governance locale in un contesto estremamente fragile. Le cifre promesse — 17 miliardi di dollari complessivi — rappresentano un primo passo, ma restano lontane dalle stime delle Nazioni Unite sui costi complessivi della ricostruzione di Gaza, indicati in almeno 70 miliardi.

Parallelamente, l’effettivo dispiegamento della forza internazionale sarà un banco di prova decisivo. La partecipazione di cinque Paesi segna un segnale politico, ma tempi, modalità e mandato preciso dell’International Stabilization Force restano da definire nei dettagli. Molto dipenderà anche dal coordinamento con le autorità israeliane, con gli attori palestinesi e con le agenzie Onu già presenti sul terreno.

Gaza, Trump inaugura il “Board of Peace”

Sul piano diplomatico, la scelta di attribuire al Board una funzione di “vigilanza” sull’Onu introduce un elemento di tensione nel sistema multilaterale, destinato a pesare nei prossimi passaggi in sede internazionale. Nelle prossime settimane sarà quindi cruciale capire se l’iniziativa americana riuscirà a consolidare un consenso più ampio o se, al contrario, finirà per accentuare le divisioni già esistenti attorno alla gestione del dossier Gaza.

Immagini dal web

Per tutti gli altri aggiornamenti continua a seguirci su PDQ Magazine.

ARTICOLI CORRELATI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisment -

NOVITà

Recent Comments