HomeCronacaAttualità e societàA 83 anni dalla caduta del fascismo, basta con il “patentino”

A 83 anni dalla caduta del fascismo, basta con il “patentino”

Usare la storia come arma per delegittimare gli avversari è un insulto alla democrazia. Articolo di William De Vecchis

Sono passati 83 anni dalla caduta del fascismo. Nel frattempo, l’Italia ha vissuto 80 anni di Repubblica, costruendo sulla Costituzione e sull’alternanza democratica le fondamenta della propria vita politica. Eppure, ogni volta che nasce una polemica politica, torna la stessa etichetta: “fascista”. Un patentino da attribuire all’avversario per evitare il confronto nel merito delle questioni.

La memoria non è una clava. Ricordare è un dovere. Le leggi razziali, la guerra e il regime sono pagine della nostra storia che devono essere studiate, comprese e mai rimosse. Trasformare la memoria in un’arma politica, però, è un’altra cosa. Significa sostenere che chi la pensa diversamente debba essere necessariamente considerato fascista. È la scorciatoia di chi rinuncia a confrontarsi sui problemi del presente.

Nel 2026 l’Italia è una democrazia. Si vota, si perde, si governa e si fa opposizione. Se qualcuno sbaglia, lo si giudica per le parole, le scelte e i comportamenti di oggi, non attraverso presunte continuità con il fascismo.

Banalizzare il fascismo: il danno è doppio

Banalizzare la parola “fascista” rischia di svuotare di significato un preciso e drammatico periodo storico e, allo stesso tempo, di impoverire il dibattito pubblico.

Fascismo. La bandiera italiana davanti all’Altare della Patria, a Roma. Foto di Daisa TJ/Pexels

Invece di parlare di lavoro, salari, sicurezza e imprese, troppo spesso restiamo bloccati nella costruzione di tribunali ideologici, nei quali si stabilisce chi possa partecipare al confronto democratico e chi debba esserne escluso.

È accaduto recentemente a Marcinelle, durante la commemorazione per il settantesimo anniversario della tragedia mineraria. Alcuni rappresentanti del sindacato belga FGTB hanno voltato le spalle al presidente del Senato Ignazio La Russa mentre leggeva il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il sindacato ha poi rivendicato il gesto, definendo Fratelli d’Italia un partito fascista e di estrema destra.

Fascismo - caso Marcinelle

Ma il ricorso alla delegittimazione politica ha colpito, in forme differenti, anche altri schieramenti. L’8 luglio, a Napoli, alcuni militanti di Potere al Popolo hanno interrotto per diversi minuti la manifestazione di AVS, PD e Movimento 5 Stelle, contestando duramente i rappresentanti del campo largo e impedendo temporaneamente lo svolgimento degli interventi.

Un altro caso si è verificato nel dicembre 2025, durante la fiera romana “Più libri più liberi”. La partecipazione della casa editrice Passaggio al Bosco ha provocato un appello per chiederne l’esclusione e una protesta alla quale hanno aderito numerosi editori, con stand coperti e cori contro la presenza della casa editrice.

Si tratta di vicende differenti, che ripropongono però la stessa domanda: fino a che punto è legittimo contestare un avversario e quando, invece, la contestazione rischia di trasformarsi nel tentativo di impedirgli di parlare?

La democrazia si rispetta sempre, anche quando a esprimersi è qualcuno che sostiene idee lontane dalle nostre. La storia va studiata, non usata strumentalmente. Le vittime vanno onorate, non trasformate in argomenti da impiegare nello scontro politico quotidiano.

Fascismo

A 83 anni dalla caduta del fascismo dovremmo essere capaci di discutere soprattutto del futuro, senza ridurre il confronto alla concessione di un “patentino” politico.

Usare il passato per delegittimare il presente non aiuta a comprendere la storia e non migliora la qualità della nostra democrazia. Al contrario, rischia di allontanare il dibattito dai problemi reali del Paese e dalle idee necessarie per costruire il domani.

Crediti immagini: Polina Chistyakova/Pexels; Daisa TJ/Pexels;Benoit Brummer/Wikimedia Commons, licenza CC BY 4.0; Creazione IA.

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