Si è concluso in Sicilia il caso giudiziario che ha visto protagonista l’ex sindaca di Spadafora (Messina) Tania Venuto, accusata di diffamazione a mezzo stampa dall’allora consigliere di opposizione Lillo Pistone, oggi sindaco.
Tania Venuto: il caso tra politica, social e libertà di espressione
I fatti risalgono al 2023, a seguito di un acceso confronto in consiglio comunale, in un clima politico particolarmente teso, sfociato anche sui social. Al centro della denuncia, infatti, alcuni post pubblicati su Facebook da Tania Venuto, ritenuti secondo l’accusa motivo di diffamazione per la reputazione di Lillo Pistone.
Nell’udienza predibattimentale di lunedì 20 aprile 2026, a Messina, il giudice Cipri ha accolto la tesi dell’Avv. Piera Basile in codifesa con l’Avv. Dino Celi, dichiarando che il fatto non sussiste.

Secondo la difesa, i commenti non costituivano un attacco personale, seppur con toni decisi, ma si inserivano in un contesto politico e riguardavano la tutela di una dipendente comunale. Secondo quanto emerso, in consiglio comunale Pistone si sarebbe rivolto una dipendente con toni accesi. Un episodio che aveva spinto la Venuto a intervenire, sostenendo che la violenza contro le donne può manifestarsi anche verbalmente.

I post erano stati pubblicati sulla pagina Facebook “CresciAMO con Spadafora” il 24 e il 26 novembre del 2023. La Venuto scriveva: “L’atteggiamento che si è tenuto in Aula consiliare è stato veramente vergognoso, soprattutto quello tenuto dal consigliere Pistone nei confronti della Responsabile dell’Area Economica-Finanziaria, in quanto sono state utilizzate espressioni offensive nei suoi confronti personali e professionali, eppure parliamo tanto di parità di genere e combattiamo contro la violenza sulle donne, che a volte può essere solo verbale. Vergogna!!”.
Nel secondo post si legge: “Se un uomo non capisce e non ammette di aver sbagliato ad usare delle espressioni offensive verso una donna e una professionista, nonostante la persona interessata sostenga pubblicamente di essere stata offesa, abbiamo ancora bisogno di lottare contro la violenza di genere”.

Gli avvocati difensori Piera Basile e Dino Celi hanno sottolineato come i commenti rientrssero nella libertà di espressione, tutelata dall’articolo 21 della Costituzione, trattandosi di commenti su fatti oggettivi realmente accaduti in consiglio comunale.
“La Venuto non voleva ledere l’onore di Pistone – specifica l’Avv. Piera Basile – ma tutelare quello di una dipendente comunale, esprimendo il proprio pensiero, condivisibile o no. Non si tratta di certo di una diffamazione”.
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