È esplosa in queste ore una forte polemica attorno all’ipotesi – apparentemente “temporanea” – di trasferire l’Archivio di Stato di Messina a Catania, nella quale si intrecciano rivendicazioni culturali, identitarie e scelte amministrative. Non è una “denuncia isolata”: già nei giorni scorsi sono emerse prese di posizione critiche da parte di politici locali e personalità del mondo della cultura e dell’arte, mentre oggi è il movimento Partiamo da Qui a lanciare un comunicato netto per chiedere la cancellazione dell’operazione.

Le reazioni politiche e culturali: non è una novità
Tra le prime a intervenire è stata la Lega con il senatore Nino Germanà, che ha assicurato che l’Archivio di Stato “avrà sempre una sede a Messina”, escludendo ogni ipotesi di soppressione dell’istituto. Secondo Germanà, il Ministero della Cultura avrebbe già avviato verifiche per individuare una sede adeguata all’interno della città e si sarebbe parlato di un trasferimento solo nelle more della sistemazione dei nuovi locali.
Parallelamente, il mondo della cultura e dell’arte ha manifestato il proprio dissenso: tra i promotori della mobilitazione compare il fumettista messinese Lelio Bonaccorso, che insieme ad altri cittadini ha indetto per sabato mattina (11 ottobre) un’assemblea pubblica in piazza Unione Europea, con l’obiettivo di ribadire che “la storia di Messina non si tocca”. Bonaccorso ha anche diffuso un video d’appello nella sua pagina social per sensibilizzare l’opinione pubblica.
Va sottolineato che, già prima dell’intervento del movimento Partiamo da Qui, la vicenda era oggetto di tensione e discussione: non si tratta dunque di un’“ultimo grido”, ma di un punto di arrivo in un dibattito che sta attraversando sensibilità diverse.
Una nuova denuncia che si inserisce in un coro più ampio
Oggi il movimento Partiamo da Qui ha reso pubblico un comunicato, inserendosi nel quadro già frammentato delle proteste cittadine. Il loro messaggio è chiaro: lo spostamento – anche momentaneo – dell’Archivio è un atto che toglie ossigeno all’identità della città e rischia di chiudere per sempre la porta al ritorno dei documenti. L’archivio non è solo “carta”, ma memoria collettiva che legittima il rapporto tra i messinesi e la propria storia.
Un punto centrale del comunicato è la critica all’argomento dell’“assenza di alternative”: secondo Partiamo da Qui, Messina dispone già di spazi comunali, edifici dismessi e locali pubblici che potrebbero essere adattati con volontà politica — anziché caricare tutto su un camion e trasferire a Catania.

L’appello è rivolto direttamente al Ministero della Cultura, alla Soprintendenza Archivistica per la Sicilia e all’Amministrazione Comunale: sospendere ogni ipotesi di trasferimento e lavorare urgentemente a soluzioni interne alla città. Il presidente del movimento, Ninni Petrella, sintetizza: «La storia non si sposta».
Questa denuncia, rilasciata oggi, è però in continuità con le altre prese di posizione in città: ciò dà forza alla mobilitazione, che appare sempre meno “laterale” e sempre più collocata al centro del dibattito politico cittadino.
Il sindaco, le competenze e il punto di equilibrio istituzionale
Dal Comune, il sindaco Federico Basile si è già espresso in termini affermativi: l’Archivio è un “bene di grande interesse per l’intera città” che non può essere spostato come se fosse un contenitore qualunque. Pur riconoscendo che la materia è di competenza statale, ha dichiarato che il Comune farà la propria parte per difendere la memoria messinese.
Tuttavia, il nodo sostanziale rimane: l’Archivio di Stato è un organismo del sistema nazionale degli archivi, soggetto al Ministero della Cultura e alla Soprintendenza. Il Comune non ha potere legale per impedire lo spostamento, se ordinato dalle autorità centrali. La sfida è far sì che le istituzioni statali accolgano le ragioni culturali, identitarie e pratiche avanzate da chi protesta.
Un altro problema che aleggia nel dibattito è quello, spesso comprovato nella storia dei beni culturali, delle decisioni “temporanee” che diventano definitive. Se l’Archivio fosse spostato per ragioni tecniche, con il passare del tempo potrebbe non tornare mai più nella sede originaria — un rischio che molti osservatori ricordano con cautela.

I rischi materiali e simbolici
Il trasferimento implica non solo un impoverimento simbolico, ma anche rischi concreti:
- Accessibilità ridotta: gli studiosi, i cittadini che fanno ricerche genealogiche o amministrative, gli studenti, si troverebbero costretti a recarsi a Catania o subire lunghe attese burocratiche.
- Soprassalto ai documenti: ogni trasloco comporta rischi di smarrimento, danneggiamento, errori di catalogazione, soprattutto con materiali d’archivio antichi e fragili.
- Affievolimento culturale: una città che perde il suo archivio rischia di perdere un attrattore culturale e scientifico, con conseguenze anche per l’identità e la valorizzazione del territorio.
Qualche via d’uscita
Per evitare la rottura totale, alcune ipotesi che emergono nel dibattito includono:
- Sistemazione temporanea in sedi cittadine già esistenti (magazzini, edifici dismessi, strutture pubbliche) con lavori adeguati e fondi stanziati ad hoc.
- Trasferimento misto e controllato, solo se inevitabile, con protocolli rigidi, tracciabilità dei documenti e accordi scritti che ne garantiscano il ritorno.
- Coinvolgimento dei cittadini e del mondo culturale in una fase di progetto partecipato: non solo proteste, ma proposta attiva su dove e come ricollocare l’Archivio a Messina.
- Pressione istituzionale coordinata: mozioni consiliari (come quella già avanzata dal gruppo PD), interrogazioni parlamentari, interventi dei parlamentari messinesi presso il Ministero della Cultura.
Un momento decisivo per Messina
Questa vicenda, che potrebbe apparire tecnica, ha tutto il potenziale per entrare nel cuore del dibattito sull’identità cittadina. Non è un tema da “cultura specialistica”, ma una questione percepita come centrale da tanti messinesi, che temono – giustamente – che la memoria possa essere diluita o perduta.
La denuncia odierna di Partiamo da Qui, benché non la prima, aggiunge forza alla protesta collettiva e richiama l’attenzione su ciò che è in gioco: non solo le carte, ma il legame fra presente e passato, fra cittadini e storia. Nei prossimi giorni sarà importante osservare:
- come reagiranno le istituzioni centrali (Ministero, Soprintendenza),
- se il Comune potrà esercitare qualche mediazione,
- se la mobilitazione in città riuscirà a trasformarsi in pressione politica concreta.
Immagine dal Web
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