Intanto benvenuto e grazie per l’intervista. In questa intervista esclusiva, Alessandro Bertoldi racconta la sua visione sul liberalismo, sulla politica italiana e sul ruolo dell’Istituto Milton Friedman.
Alessandro Bertoldi, chi sei? Da dove vieni e, soprattutto, dove vuoi andare?
Grazie per l’intervista e in bocca al lupo per la vostra nuova avventura! Sono Alessandro Bertoldi, un consulente nel campo della comunicazione e delle pubbliche relazioni, fondatore e CEO di AB Group, un gruppo specializzato in public affairs. Sono anche il Direttore Esecutivo dell’Istituto Milton Friedman, un think tank dedicato alla promozione delle idee liberali e liberiste. Inoltre, sono Presidente di Alleanza per Israele e mi definisco un liberale, liberista e libertario convinto. Vengo da Bolzano, dove sono nato e cresciuto, ma la mia vita professionale mi ha portato a Verona poi Roma e in giro per il mondo. Dove voglio andare? Verso un’Italia e un mondo più liberi, con meno burocrazia, più mercato e rispetto per le libertà individuali. Continuerò a lavorare per promuovere la pace, la libertà economica e i valori friedmaniani, espandendo l’influenza dell’Istituto a livello internazionale.
Una domanda immediatamente a bruciapelo: cos’è il Lobbismo e la Lobbying in generale, come viene vista in Italia e come pensi debba essere realmente?
La lobbying è l’attività di rappresentare interessi privati o particolari legittimi presso i decisori pubblici per influenzare politiche e normative in modo trasparente e etico. In generale, è uno strumento essenziale nelle democrazie moderne per far dialogare imprese, associazioni e istituzioni. In Italia, purtroppo, è visto con sospetto e negatività da gran parte dell’opinione pubblica, spesso associato a scandali, corruzione o favoritismi, a causa di una mancanza di una comunicazione spesso errata anche da parte dei media e dell’assenza di regolamentazione chiara, nonché di episodi passati che hanno danneggiato l’immagine del settore. Penso che debba essere un fenomeno regolamentato in modo serio, con registri obbligatori, trasparenza totale sulle attività e sui finanziamenti, per renderlo uno strumento positivo e democratico, come avviene in paesi come gli USA o in Europa. Ho sempre sostenuto questa posizione, essendo attivo nel dibattito per una legge sul lobbying in Italia, forse quest’anno arriverà.
Vorrei chiederti subito così da spiegare ai nostri lettori… cos’è l’Istituto Milton Friedman, perché nasce e da chi nasce.
L’Istituto Milton Friedman è un think tank politico-economico italiano dedicato al Premio Nobel Milton Friedman, alle sue teorie economiche e alla promozione della sua figura. Nasce nel 2017 per diffondere le idee liberali, liberiste e libertarie in Italia e all’estero, contrastando statalismo e protezionismo. È stato fondato da me con altri amici, ha avuto Antonio Martino come Presidente onorario, con l’obiettivo di creare un polo di pensiero indipendente che sostenesse la libertà economica, i diritti individuali e la pace attraverso il dialogo internazionale.
Quale è stata l’evoluzione dell’Istituto e quale sarà l’evoluzione?
L’evoluzione dell’Istituto è stata rapida: da un’idea iniziale per onorare Friedman, è diventato un punto di riferimento per dibattiti su economia libera, con eventi, pubblicazioni e partnership internazionali. Abbiamo organizzato conferenze, premi e analisi su temi come politica estera, energia, libero commercio e su vari settori economici. Per il futuro, puntiamo a espanderci ulteriormente in Italia e all’estero, rafforzando collaborazioni in Europa, Medio Oriente e oltre, e a influenzare politiche verso un maggiore libero mercato, soprattutto in un contesto di crescenti protezionismi.
Siete presenti in Italia ma anche all’estero e fuori Europa, puoi spiegarci esattamente dove siete presenti?
Siamo basati in Italia, con sede a Roma, ma la nostra presenza è internazionale. Abbiamo relazioni e attività in 33 Paesi al mondo, e contatti anche in altri. Non abbiamo sedi fisiche fuori Europa, ma operiamo attraverso network, eventi e partnership globali per promuovere i nostri valori.
L’anno scorso avete premiato come Istituto il presidente dell’Argentina Milei, a dimostrazione ulteriore della vostra visione internazionale. Chi premierete la prossima volta?
Sì, l’anno scorso (2024) abbiamo conferito il Milton Friedman International Prize al Presidente dell’Argentina Javier Milei, per il suo impegno nelle riforme liberiste e la difesa della libertà. È stato un riconoscimento alla sua visione internazionale e al suo coraggio nel promuovere idee friedmaniane. Per la prossima edizione, non abbiamo ancora annunciato il vincitore – stiamo valutando figure che incarnino i principi di libertà e innovazione economica a livello globale, ma posso anticipare che probabilmente sarà una donna italiana.
In Italia esiste e credi si possa oggi parlare di cultura liberale?
In Italia, la cultura liberale esiste, ma è minoritaria e frammentata. Abbiamo una tradizione storica con figure come Einaudi o Croce, ma oggi è schiacciata tra statalismo di sinistra e populismi di destra. Credo si possa parlare di una rinascita, grazie a think tank come il nostro, intellettuali e movimenti che spingono per meno tasse, più impresa e libertà individuale. Tuttavia, manca una vera massa critica: dobbiamo trasmettere di più ai giovani e ai politici questi valori per farla crescere.
Come vedi la posizione dell’Italia e dell’Europa e i rapporti con gli USA e con gli accordi sui dazi di Donald Trump?
L’Italia e l’Europa sono in una posizione delicata: economicamente deboli rispetto a giganti come USA e Cina, con rischi di stagnazione e debito alto. I rapporti con gli USA sono cruciali per sicurezza e commercio, ma i dazi proposti da Donald Trump rappresentano un danno per l’economia globale, inclusa l’Italia. Come Istituto, avvertiamo contro il protezionismo e spingiamo per un ritorno al libero mercato e al commercio aperto. L’Europa deve essere unita e pragmatica, negoziare ancora con Trump per evitare guerre commerciali, rafforzando alleanze atlantiche ma difendendo i propri interessi. Quest’Europa è però molto debole per farlo, stiamo a vedere, per ora l’accordo è accettabile, nonostante i danni ci saranno.
Credi che il Governo Meloni stia facendo bene? Quali ritieni siano i punti di forza e i punti di debolezza?
Il Governo Meloni sta facendo un lavoro misto: punti di forza sono la politica estera, con un approccio atlantista e pro-Israele che apprezzo, e sforzi per controllare l’immigrazione e sostenere abbastanza l’economia. Ha mostrato pragmatismo in Europa, posizionando l’Italia come ponte con gli USA, soprattutto con Trump. Debolezze: non è abbastanza liberale in economia, con troppa spesa pubblica, burocrazia persistente e mancanza di liberalizzazioni e riforme fiscali radicali. Manca un taglio netto alle tasse e allo Stato invasivo; a volte prevale uno statalismo di destra che frena il libero mercato. Complessivamente, meglio di governi precedenti, ma c’è margine per migliorare, anche grazie ad alcune nostre proposte.
Oggi ritieni che in Italia ci sia un partito realmente Liberale e Liberista?
No, oggi in Italia non esiste un partito realmente liberale e liberista. Ci sono molti elementi liberali sparsi – come in Forza Italia, Italia Viva o Azione – qualcuno anche in FdI e Lega, ma nessuno incarna pienamente i principi di Friedman: Stato minimo, tasse basse, mercato libero e libertà individuali assolute. I partiti principali sono o statalisti o populisti; serve un movimento nuovo anche transpartitico, autenticamente libertario, per riempire questo vuoto. L’Istituto lavora proprio per promuovere queste idee oltre i partiti.
Grazie di tutto e in bocca al lupo per il tuo lavoro.
Alessandro Bertoldi: visione liberale tra Italia e mondo
Con questa intervista, Alessandro Bertoldi si conferma come una delle voci più attive del pensiero liberale contemporaneo.
Per approfondire
Per maggiori informazioni sull’Istituto Milton Friedman, le sue attività e le pubblicazioni ufficiali, visita il sito friedmaninstitute.it.
Scopri altri protagonisti del mondo culturale, politico e imprenditoriale nella sezione Voci e Volti di PDQ Magazine.
