HomePolitica & SocietàQuando anche la cultura diventa un campo di battaglia

Quando anche la cultura diventa un campo di battaglia

La vicenda della Biennale di Venezia riapre il dibattito sul confine tra sanzioni, autonomia delle istituzioni culturali e ruolo dell'arte nei conflitti internazionali

La decisione della Commissione europea di revocare due milioni di euro di finanziamento alla Biennale di Venezia per la presenza del Padiglione della Federazione Russa rappresenta un fatto destinato a lasciare un segno profondo, non tanto per l’entità economica della sanzione, quanto per il principio che introduce.

Secondo Bruxelles, le spiegazioni fornite dalla Biennale non sarebbero state sufficienti a dimostrare il pieno rispetto del regime sanzionatorio nei confronti della Russia, una valutazione che ha portato alla revoca del contributo europeo. Eppure, al di là dei comunicati stampa, il pubblico non conosce il contenuto integrale del carteggio tra la Commissione e la Fondazione Biennale, non sappiamo quali siano state esattamente le contestazioni formulate, né possiamo leggere integralmente le risposte della Biennale: sappiamo soltanto che Bruxelles le ha giudicate “non soddisfacenti”.

Un elemento non secondario perché in uno Stato di diritto la trasparenza è parte integrante della legittimazione delle decisioni pubbliche, soprattutto quando incidono su una delle più prestigiose istituzioni culturali del continente.

Cultura e sanzioni: il nodo politico

Ma il punto è ancora più profondo, per la prima volta assistiamo a un’Unione europea che interviene direttamente sulle modalità con cui un’istituzione culturale italiana gestisce la partecipazione di uno Stato estero a una manifestazione artistica. Formalmente la decisione si fonda sull’interpretazione del regolamento europeo sulle sanzioni; sostanzialmente, però, il messaggio politico appare chiaro: la presenza della Russia non è considerata compatibile con l’attuale linea di Bruxelles.

È una scelta legittima sul piano politico, ma è altrettanto legittimo chiedersi se sia anche una scelta lungimirante.

Biennale di Venezia

Il ruolo della cultura nei tempi di guerra

La cultura, nella storia dell’umanità, ha quasi sempre rappresentato uno degli ultimi ponti rimasti aperti quando la diplomazia falliva. Musicisti, scrittori, scienziati, artisti e intellettuali hanno continuato a dialogare perfino durante le guerre mondiali e nel pieno della Guerra Fredda. Proprio perché la cultura non coincide con il potere politico, ma spesso ne rappresenta il contrappeso, chiudere anche questo spazio significa restringere ulteriormente le occasioni di confronto.

Viene spontanea una domanda: quale prospettiva di pace si costruisce eliminando persino i luoghi nei quali popoli diversi possono continuare a incontrarsi?

Ogni guerra termina inevitabilmente con un negoziato, la storia non conosce eccezioni durature e prima o poi si torna a parlare, perché nessun conflitto può proseguire indefinitamente. Se l’obiettivo dichiarato dell’Europa è una pace giusta e stabile, è lecito domandarsi se l’isolamento culturale contribuisca davvero ad avvicinare quel momento oppure finisca per alimentare una logica di contrapposizione permanente.

Biennale di Venezia

La posizione della Biennale e il principio di autonomia

Proprio per questo merita attenzione la posizione assunta dal presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, pur sottoposto a fortissime pressioni politiche e mediatiche, ha sostenuto di avere rispettato integralmente la normativa italiana ed europea e ha difeso l’autonomia dell’istituzione che presiede.

Non ha rivendicato un sostegno alla politica del Cremlino, ma il principio secondo cui un’istituzione culturale non dovrebbe trasformarsi automaticamente in uno strumento della contesa geopolitica: è una distinzione che oggi sembra diventata quasi impossibile da sostenere.

Negli ultimi anni assistiamo sempre più spesso a una progressiva estensione del conflitto ben oltre il piano militare: economia, sport, università, ricerca scientifica, cultura, tutto viene ricondotto alla stessa logica amico-nemico.

Biennale di Venezia

Quale Europa stiamo costruendo?

Eppure l’Europa è nata anche sull’idea opposta: costruire relazioni, favorire il dialogo, abbattere i muri che avevano devastato il continente nel Novecento, per questo la vicenda della Biennale va oltre il semplice finanziamento revocato. Essa pone una domanda più ampia sul modello di Europa che stiamo costruendo.

Il plauso va a chi, come Buttafuoco, ha ritenuto di difendere l’autonomia di una grande istituzione culturale italiana rivendicando il rispetto delle regole e delle proprie prerogative. Si può condividere o meno la sua scelta, ma è difficile negare che abbia assunto una posizione coerente e abbia difeso un principio: quello per cui l’arte dovrebbe restare uno degli ultimi luoghi in cui il dialogo tra i popoli non viene completamente sacrificato alle logiche dello scontro politico.

Se perfino la cultura viene considerata un nemico da sanzionare, allora il rischio è che il conflitto non riguardi più soltanto gli eserciti, ma investa ogni forma di relazione tra i popoli. E quando vengono meno anche gli spazi della cultura, diventa inevitabilmente più difficile immaginare il giorno in cui si tornerà a costruire la pace.

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Andrea Cisternino
Andrea Cisternino
Editorialista di stampo giusnaturalista, cattolico tradizionale , moderato ma non troppo
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