Prima del cinema e della notorietà televisiva, il percorso di Jessica Rizzo nasce dalla musica. Il canto è la sua prima passione e la porta a esibirsi inizialmente in un coro, fino alla fondazione di un gruppo musicale insieme al marito, esperienza che segna il suo primo contatto con il palcoscenico.
L’approdo al cinema per adulti avviene quasi per caso, ma nel giro di pochi anni la consacra tra le interpreti italiane più conosciute del settore anche a livello internazionale. Una carriera premiata con quattordici riconoscimenti e accompagnata da numerose apparizioni televisive, tra cui il Maurizio Costanzo Show, dove si distingue per schiettezza e spontaneità.
Identificare il suo percorso soltanto attraverso la stagione del cinema per adulti risulta comunque riduttivo. Dietro l’immagine pubblica emerge una figura caratterizzata da un forte spirito d’iniziativa e da una rara autonomia decisionale. In un contesto professionale in cui la gestione degli artisti è spesso delegata a manager e intermediari, Jessica Rizzo sceglie infatti di amministrare personalmente la propria immagine, i contratti e i progetti, trasformando questa impostazione strategica nella naturale evoluzione da artista a vera e propria imprenditrice del proprio marchio personale.
Negli anni amplia il proprio raggio d’azione nel teatro, come racconterà lei stessa nel corso della nostra intervista, confermano la naturale predisposizione a dialogare con le platee attraverso forme espressive molto diverse tra loro. Si avvicina, inoltre, alla regia, firmando alcune produzioni e affiancando all’attività sul set anche corsi d’insegnamento per giovani registi, trasmettendo la propria esperienza professionale.
Nel 2006 inaugura a Roma Il Mondo di Atlantis, un progetto che, grazie a una programmazione di spettacoli ed eventi, si è consolidato come punto di riferimento dell’intrattenimento notturno della Capitale.
Jessica Rizzo ha attraversato ambiti differenti affrontando mutamenti di scenario e barriere culturali con indipendenza e determinazione. Dalle esperienze teatrali alla nascita di Il mondo di Atlantis, passando per il cinema, la regia e l’evoluzione dell’industria dell’intrattenimento per adulti: sarà lei stessa a ripercorrere le tappe più significative della sua carriera e della sua vita professionale nella nostra intervista per PDQ Magazine.

Un dialogo con Jessica Rizzo
Oltre al cinema per adulti, la tua carriera vanta anche tre importanti produzioni teatrali. Il teatro ha tempi e un contatto con il pubblico unici: cosa ricordi con più affetto di quelle esperienze e cosa ti hanno lasciato a livello umano e professionale?
«Il teatro ha rappresentato per me una parentesi fondamentale, un’esperienza straordinaria che mi ha regalato un arricchimento umano e professionale. Tutte e tre le produzioni a cui ho partecipato sono state estremamente formative e importanti per la mia carriera di attrice, ma ognuna ha lasciato un segno diverso, mostrandomi il valore di confrontarsi con una platea molto acculturata e attenta, decisamente differente da quella a cui ero abituata.
La mia primissima esperienza teatrale, nel 1994 con “Il Nulla“, opera diretta dal regista d’avanguardia Dario D’Ambrosi ed è stata in assoluto la più significativa e la più grande sfida che io abbia affrontato nell’ ambito teatrale. Lo spettacolo ha esordito al prestigioso Teatro Franco Parenti di Milano.
I registi e la produzione mi vollero fortemente in questa opera d’avanguardia perché conoscevano le mie doti espressive e, soprattutto, il mio passato canoro. Per me è stata una vera e propria sfida interpretativa: dovevo interpretare una donna affetta da gravi problemi depressivi, un personaggio cupo e tormentato. Calarsi in quel ruolo è stato particolarmente difficile proprio perché è l’esatto opposto della mia reale personalità, che è da sempre estroversa, allegra e vulcanica.
Successivamente c’è stato il secondo importante capitolo con il Caligola di Albert Camus, andato in scena a Napoli al teatro il Primo; un tassello cruciale che mi ha permesso di misurarmi ancora una volta con la grande letteratura e con intensi registri drammatici. Infine, sono tornata a calcare le scene, sempre a Napoli ma sul palco del Teatro Bracco, per la commedia Luna di miele in… bianco. In questo caso l’atmosfera era completamente diversa: una produzione divertente, allegra e spensierata.
È stato esilarante vestire i panni di un personaggio che portava il mio stesso nome, una psicologa e pornostar che si trovava a dover aiutare una coppia in crisi ad affrontare le proprie difficoltà matrimoniali. il palcoscenico mi ha permesso di dimostrare la mia versatilità e di conquistare il rispetto di un pubblico esigente, lasciandomi un bagaglio di emozioni che porto ancora dentro con immenso affetto».
Riccardo Schicchi è stato una figura chiave nel mondo dell’ intrattenimento per adulti, cosa manca di lui oggi nel cinema a carattere erotico?
«Riccardo Schicchi è stato indubbiamente una figura centrale, ma il mercato attuale è completamente stravolto rispetto ai suoi tempi. Se devo essere sincera, oggi, nell’era di Internet, dei social e di OnlyFans, non so quanto la figura di un manager come lui sarebbe ancora così determinante.
«Ai miei esordi c’era un sistema diverso: le ragazze singole, che non avevano una guida o un supporto, avevano un assoluto bisogno di qualcuno che le indirizzasse, le gestisse e le portasse all’estero. Io ero estremamente indipendente perché non facevo parte della sua scuderia: avevo fondato la mia agenzia, la Jessica Rizzo Communication, con cui gestivo non solo me stessa ma producevo anche altre artiste.
Accanto a me c’ era mio mio marito, un punto di riferimento fondamentale, insieme abbiamo formato la prima coppia dichiaratamente scambista e trasgressiva in Italia, gettando via ogni maschera e mettendoci in gioco in prima persona. Oggi quel vecchio modello di business è superato.
Con uno smartphone e una connessione a Internet non c’è più il bisogno di una casa di produzione o di una struttura alle spalle per fare un film e distribuirlo. Le ragazze si organizzano da sole, caricano i propri video sulle piattaforme, e gestiscono direttamente i propri guadagni.
In un certo senso, sono diventate tutte piccole imprenditrici di se stesse; a mio avviso la figura del pigmalione oggi non servirebbe più, perché le donne hanno acquisito una totale autonomia».

Quali tutele mancano ancora per vedere riconosciuta pienamente la propria professione?
«Dal punto di vista burocratico e fiscale, siamo ancora lontani anni luce rispetto all’estero. Ricordo perfettamente quando andai in America nel 1991. Lì la mentalità era completamente differente: c’erano professionisti che lavoravano tranquillamente a Hollywood in produzioni tradizionali e, il giorno dopo, giravano un film con contenuti per adulti.
Per il sistema americano erano considerati attori e lavoratori dello spettacolo a tutti gli effetti, valutati esclusivamente per la loro professionalità e tutelati di conseguenza a livello legale e fiscale, senza distinzioni di serie A o di serie B. Nonostante oggi i contenuti erotici siano ovunque e generino un giro d’affari importantissimo, a livello normativo manca una categorizzazione chiara e specifica».
La Tassa etica per i contenuti per adulti colpisce oggi anche i piccoli creator digitali, pensi che questa imposta sia una misura fiscale adeguata?
«Io credo che se una persona fa produzione e genera un fatturato, sia sacrosanto che paghi le tasse, come qualsiasi altro cittadino. E se si decide che debba esistere una tassa etica sulle produzioni cinematografiche o sui contenuti visivi per sostenere determinati settori dello Stato, allora dovrebbe essere applicata a tutti i film, indistintamente. Ma se invece questa tassa non viene richiesta ai cosiddetti film convenzionali, ma solo ed esclusivamente a quelli a contenuto erotico, allora in quel caso c’è una forma di discriminazione in atto. La verità è che l’erotismo muove un mercato gigantesco che genera profitti significativi, ma a volte viene demonizzato per raccogliere consensi».

Per molti anni i media hanno presentato un personaggio pubblico forte e provocatorio, al di fuori dei riflettori e delle scadenze aziendali chi è oggi Jessica Rizzo nel privato; e quali sono le cose che ti piace fare nella vita di tutti i giorni?
«Si confermo, per molto tempo mi hanno presentata come un personaggio pubblico forte e deciso. Questo era il ruolo legato al mio lavoro e all’immagine che i riflettori richiedevano. Ma al di fuori delle telecamere, dei palcoscenici e delle scadenze aziendali, nella mia vita di tutti i giorni sono una persona completamente diversa: amo la tranquillità, la semplicità e le cose genuine.
Il mio vero equilibrio e la mia più grande passione sono gli animali. Nella mia vita ho salvato più di cinquanta cani, andandoli a prendere nei canili o raccogliendoli direttamente dalla strada quando erano stati abbandonati. Prendersi cura di loro mi fa stare bene, è un vero e proprio antidepressivo naturale.
Gli animali hanno una purezza unica: non conoscono la malizia, non hanno la cattiveria tipica degli esseri umani e dimostrano una fedeltà assoluta verso il padrone. Il cane, in particolare, ti dà tutto se stesso senza chiedere nulla in cambio, e passare il tempo con loro mi restituisce una serenità quotidiana impagabile.
Trovare del tempo libero non è facile perché la gestione del mio club, Il Mondo di Atlantis, richiede un impegno costante. Il locale è aperto tutti i giorni e le serate sono una diversa dall’altra; anche all’interno del locale sono riuscita a creare un momento che unisce il lavoro alla mia passione per il cinema. Una volta al mese tengo delle lezioni di regia in cui spiego come stare dietro le quinte e davanti alla telecamera per girare i film. Queste giornate stanno riscuotendo un grandissimo successo e attirano tantissime persone.
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