HomeCulturaGiuseppe La Spada “Se sei l’acqua della goccia, la tua essenza resta”

Giuseppe La Spada “Se sei l’acqua della goccia, la tua essenza resta”

Una conversazione con l’artista internazionale nelle sale di Asylum – il Museo delle Arti Marinare di Milazzo, dove ogni elemento diventa racconto tra Pleiadi, sirene, tonnare e immersioni interiori

Gli oggetti smettono di essere delle cose quando inizi a osservarli nella prospettiva della storia. È da qui che voglio iniziare a scrivere questo articolo, da un piccolo oggetto esposto nella sala Mezzaluna di Asylum, il Museo delle Arti Marinare di Milazzo, in Sicilia.

Quell’oggetto in esposizione a me sembrava un’eco del passato: una borsa scolastica in miniatura, che i ragazzini usavano tre o quattro generazioni prima della mia, per andare a scuola. E invece nelle parole dell’artista internazionale Giuseppe La Spada, che ha curato la direzione artistica del Museo, quell’oggetto è diventato qualcos’altro.

Ci stavamo confrontando sulla nostra intervista, quando due persone sono entrate nella stanza, osservando i quadri e le esposizioni con meraviglia e curiosità. Ma i loro sguardi si spostavano da una cosa all’altra, soffermandosi sulla superficie. È stato in quel momento che Giuseppe La Spada le ha raggiunte, e quella borsa da scuola è diventata nelle sue labbra la metafora di un percorso.

Una borsa all’inizio piccola, che si riempie di esperienze, ricordi, conoscenza, creatività e cresce insieme al ragazzo o alla ragazza che la porta. A volte pesa, altre volte invece ha il potere di una mongolfiera. Infine quella borsa diventa l’enorme dono che tutto quel bagaglio sarà poi per chi, successivamente, sarà nella posizione di raccoglierlo, fare esperienza e donarlo poi a sua volta.

Mentre fotografavo quell’oggetto, iniziavo anch’io a guardarlo con occhi nuovi. E mi sono subito resa conto che un frammento della nostra intervista si trovava già in quella magnifica descrizione.

Intervista a Giuseppe La Spada

Prima di parlare del museo, vorrei capire cosa rappresenta per te l’acqua, dato che è sempre stata un elemento centrale della tua ricerca artistica.

«È una domanda molto personale e la risposta cambia con il tempo, perché cambia la mia ricerca. Quello che posso dire è che il mare e l’acqua sono sempre stati una presenza costante nella mia vita.

Mi affascina il mistero che il mare continua a custodire: per certi aspetti resta qualcosa di immensamente più grande di noi. L’acqua, inoltre, è sempre la stessa e allo stesso tempo sempre diversa. Per me è una metafora della vita, attraverso cui si possono raccontare trasformazione, fragilità, memoria e relazione.

Oggi il mio progetto più ambizioso è una grande mostra dedicata all’acqua e al mare, capace di raccogliere anni di ricerca. Mi piacerebbe costruire qualcosa che abbia un significato profondo e che possa lasciare una traccia autentica nel tempo».

Parliamo adesso del Museo. Che tipo di luogo desideravi creare?

«Per me il concept è sempre la bussola che guida ogni progetto. Nel caso di questo museo, l’idea era creare un luogo di educazione e speranza per le nuove generazioni e per il territorio.

Credo che un museo non debba limitarsi a custodire il passato, ma contribuire a generare nuove visioni e nuove possibilità. Da bambino, crescendo a Milazzo, ho spesso sentito la mancanza di occasioni di confronto e stimoli culturali. Per questo desidero che i ragazzi di oggi possano trovare qui uno spazio capace di ampliare gli orizzonti e mostrare nuovi modi di guardare il mondo.

Allo stesso tempo, credo che un museo debba nascere dal dialogo con il territorio e con le persone che lo vivono. Per questo sono grato al Sindaco Midili per la fiducia: non solo ha scelto di affidarmi il progetto, ma ha saputo affidarsi alla visione che lo ha guidato, lasciandomi la libertà di svilupparla pienamente, insieme alla collaborazione di tante persone.

Ne approfitto adesso, infatti, per un ringraziamento speciale anche a Giovanni Mangano Presidente dell’AMP, a Gianni Lombardo Dirigente del Comune di Milazzo e agli architetti Laura Terranova, Carmelo Dragà e Fabio Scibilia, che hanno rappresentato interlocutori preziosi durante tutto il percorso progettuale, e a Matteo Mastroeni con tutto il team di Hi-Fly Communication, che hanno contribuito con professionalità, competenza e spirito di collaborazione. Questo museo è il risultato di un lavoro condiviso, nato dall’incontro di sensibilità e competenze diverse, tutte profondamente legate a Milazzo e al suo futuro».

Asylum: un museo che educa e spera

Asylum nasce in un luogo dalla forte identità storica e culturale. In che modo hai costruito un dialogo tra questa eredità e una visione contemporanea del museo?

«Attraverso il rispetto. Ho cercato innanzitutto di ascoltare chi conosceva la storia del luogo, raccogliendo racconti e memorie che ne custodiscono l’anima.

Questo contesto mi ha profondamente ispirato. Mi piace dire che il vero museo è fuori: nel mare, nel paesaggio, nelle persone e nella vita del rione. Il museo deve essere una naturale prosecuzione di tutto questo, non una semplice replica.

Anche l’edificio racconta una storia. Durante i lavori sono rimasto colpito da una scritta presente all’interno, “Educa e spera”, in cui ho riconosciuto il simbolo di una continuità tra la memoria del passato e lo sguardo rivolto al futuro».

Quanto ha influito questa suggestione nella definizione della missione del museo?

«Molto. Ho immaginato il museo come una staffetta tra chi ha dato vita a un progetto e le generazioni chiamate a raccoglierne l’eredità.

Da questa idea è nato il desiderio di creare non un semplice contenitore della memoria, ma un luogo vivo, capace di generare incontri, dialogo e nuove esperienze. Una sfida condivisa anche dall’amministrazione, con l’obiettivo di mantenere un legame autentico con il territorio e la sua storia».

Come si costruisce un museo capace di parlare a tutti?

«Ho cercato di partire dalle persone, immaginando le esigenze e gli sguardi di visitatori molto diversi: bambini, famiglie, studiosi, turisti o semplici curiosi.

Per questo ho voluto unire tradizione e contemporaneità, affiancando al racconto delle arti marinare l’arte contemporanea, la tecnologia e linguaggi più immersivi. Credo che la conoscenza passi prima dall’emozione e dalla curiosità: solo così si crea un coinvolgimento autentico.

La sfida era costruire un percorso capace di dialogare con tutti senza perdere coerenza. Un museo contemporaneo deve offrire diversi livelli di lettura, permettendo a ciascuno di trovare il proprio modo di entrare in relazione con il luogo e con le sue storie.»

Giuseppe La Spada racconta il Museo delle Arti Marinare di Milazzo

Quale ruolo ha la comunità locale nella vita del museo?

«Ho ascoltato molte storie del territorio e credo che rappresentino una risorsa preziosa. L’idea di un museo vivo nasce proprio dalla volontà di costruire un luogo in continua evoluzione, capace di approfondire e valorizzare il legame tra Milazzo e il mare.

Già oggi il percorso racconta alcuni elementi identitari del territorio, ma mi piacerebbe ampliarlo attraverso le testimonianze dei pescatori, raccogliendo non solo i racconti del loro lavoro, ma anche il rapporto più intimo e profondo che li lega al mare.

Stiamo inoltre raccogliendo fotografie e materiali della tradizione locale e immaginando nuovi percorsi dedicati al mondo sommerso. Sono tutti modi diversi per continuare a raccontare un unico grande tema: il mare e la comunità che da sempre vive in relazione con esso».

Dentro il percorso espositivo, raccontato da Giuseppe La Spada

All’ingresso, in questo momento, si trova un’esposizione fotografica di Giuseppe Canistrà. Tra le porte di accesso, una testa greca.

«Milazzo è stata fondata dai greci e ho voluto richiamare queste origini. In fondo, però, la nostra identità nasce dalle tante stratificazioni culturali che si sono susseguite nel tempo e dal nostro essere, da sempre, figli del mare».

Gli spazi del museo nascono dal dialogo con il territorio, il mare e la sua comunità.

«La Sala Mezzaluna, ispirata all’antico luogo d’incontro dei pescatori, conserva quella vocazione al confronto».

Si tratta, infatti, di uno spazio polifunzionale dedicato a mostre temporanee, laboratori, incontri pubblici, conferenze e attività culturali e didattiche.

«L’ingresso introduce il visitatore al rapporto profondo che Milazzo ha con il mare, raccontandone le diverse anime: il mare di Ponente, quello di Levante e il “nuovo” mare dell’Area Marina Protetta di Capo Milazzo. Proprio l’AMP è protagonista anche della sala dedicata all’educazione, uno spazio che intreccia storia, scienza, arte e memoria e che ospita una sezione dedicata ai reperti di archeoplastica, realizzata in collaborazione con il MuMa». Un percorso pensato per avvicinare il pubblico alla storia del territorio e sensibilizzarlo sui temi della tutela del mare e della biodiversità.

L’ingresso propone il contatto del mare di Milazzo, il mare di ponente, di levante e il “nuovo” mare dell’Area Marina protetta di Capo Milazzo; AMP è protagonista anche nella sala dedicata all’educazione, che intreccia storia, scienza, arte e memoria e una sezione di reperti di archeo-plastica realizzata in collaborazione con il Muma». Pensata per avvicinare il pubblico alla storia locale e ai temi della salvaguardia del mare e della biodiversità.

«Una parte del percorso è dedicata alla memoria del mare e al rapporto che per secoli ha unito l’uomo al cielo. Prima dei GPS, infatti, erano le stelle a guidare la navigazione. Mi ha particolarmente affascinato la storia delle Pleiadi, il cui apparire e scomparire era associato all’arrivo e alla partenza dei tonni: un racconto che intreccia osservazione, natura e mito.

Giuseppe La Spada racconta il Museo delle Arti Marinare di Milazzo

La Sala Immersioni trasforma invece la discesa sott’acqua in una metafora di viaggio interiore, attraverso installazioni immersive pensate per suscitare meraviglia e contemplazione. Attraverso installazioni immersive, sonorizzazioni e una rilettura digitale della pittura di marina dell’Ottocento, ho cercato di creare un’esperienza capace di coinvolgere emotivamente il pubblico e di accompagnarlo in un diverso modo di osservare il mare.

Nella Culla del Mito abbiamo voluto recuperare una dimensione archetipica dell’esistenza, in questo momento dedicata alle sirene con una mia esposizione, figure che appartengono all’immaginario collettivo ma che continuano a esercitare un forte impatto simbolico.
Nel tempo ho compreso che queste immagini raccontano qualcosa di profondamente umano. Riprendendo una riflessione di Jung, credo che ognuno di noi attraversi una fase in cui il rapporto con l’aspetto esteriore diventa centrale, talvolta persino doloroso, soprattutto durante la giovinezza.

Crescendo, però, quella ricerca si trasforma in un percorso verso l’essenza, verso quella parte invisibile di noi stessi che non coincide con ciò che gli altri vedono. In questo senso, il mito diventa uno strumento per interrogare la nostra interiorità e comprendere meglio il percorso che ciascuno compie nel corso della propria vita».

Giuseppe La Spada racconta il Museo delle Arti Marinare di Milazzo

La Sala Memoria del Mare sembra conservare la radice identitaria del luogo.

«La stanza è dedicata alla tradizione delle tonnare e alla cultura marinara di Milazzo, che hanno rappresentato per secoli un elemento fondamentale dell’identità del territorio. Si trovano diverse immagini, una lampara, una sezione di imbarcazione tradizionale. La sala è stata realizzata con il contributo delle associazioni locali, tra cui Tono Sole Mare, nelle persone di Domenico Sapienza e Vittorio Cernuto, e il lavoro di studiosi e appassionati come Massimo Tricamo e Carmelo Isgrò che, nel corso degli anni, hanno raccolto e conservato testimonianze preziose della cultura marinara di Milazzo. Non tutti, ad esempio, sanno che a Milazzo esistevano ben sette tonnare: i reperti esposti restituiscono il valore di questa tradizione e il profondo legame con il mare».

Domenico Sapienza e Vittorio Cernuto (Ass. Tono Sole Mare)

La prossima novità sarà l’apertura dell’area esterna del museo, dove verrà collocato il palischermo, uno spazio che i visitatori non hanno ancora avuto modo di conoscere.

«È stato un grande onore poter lavorare a questo progetto nella mia città. Mi ha dato l’opportunità di scoprire aspetti di Milazzo e della sua storia che non conoscevo, approfondendo temi che probabilmente non avrei mai affrontato. È stata anche una grande responsabilità, perché ho dovuto trovare un equilibrio tra le tante storie che questo luogo custodisce e i diversi modi in cui potevano essere raccontate».

Giuseppe La Spada racconta il Museo delle Arti Marinare di Milazzo

Uno sguardo al futuro

Su cosa stai lavorando adesso?

«A luglio presenterò una nuova installazione a Roma, all’interno del festival Videocittà. Sarà un’opera dedicata all’acqua, ospitata nel gassometro, e nella sua semplicità proverà a raccontare una riflessione che accompagna da tempo la mia ricerca.

Credo che l’acqua, da un punto di vista spirituale, sia sempre la stessa. Per questo mi affascina una frase del mistico Raimon Panikkar: dobbiamo decidere se essere la goccia dell’acqua o l’acqua della goccia. Nel primo caso siamo un involucro destinato a scomparire; nel secondo, la nostra essenza continua a esistere oltre la forma.

È anche per questo che continuo a cercare una rappresentazione il più possibile universale dell’acqua».

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Valentina Michela Di Salvo
Valentina Michela Di Salvo
Giornalista, Direttore di PDQ Magazine. Mail: valentina.disalvo@pdqmagazine.com ---------------------------------------------------- Credo nella scrittura come strumento di fiducia e nel giornalismo come spazio di ascolto e ricostruzione del senso collettivo
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