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Questione di classe. Ritorno ai libri di testo e addio ai tablet: cosa insegna la Svezia alla scuola italiana

Dopo anni di digitalizzazione spinta, Stoccolma punta su carta, scrittura manuale e concentrazione: una scelta che riapre il dibattito educativo anche in Italia

Benvenuti a un nuovo appuntamento con la nostra rubrica “Questione di Classe“. L’anno scolastico 2025/26 volge ormai al termine e ci si avvia a grandi passi verso gli espletamenti finali, tra scrutini ed ultime valutazioni del secondo quadrimestre. In questo scorcio di fine anno, le aule scolastiche si fanno sempre più calde a causa di stagioni che diventano progressivamente più torride. Tra i banchi, gli alunni appaiono comprensibilmente stanchi, distratti e già proiettati verso le imminenti vacanze estive.

Eppure, proprio in questo clima conclusivo, c’è un argomento cruciale che merita una profonda riflessione e di cui si è parlato molto nelle ultime settimane: il clamoroso passo indietro della Svezia sull’uso dei tablet a scuola. Stoccolma ha deciso di investire milioni di corone per abbandonare la digitalizzazione selvaggia e riportare sui banchi libri cartacei, penne e quaderni. Nelle aule svedesi il tema che il governo vuole rimettere in primo piano somiglia a quello di qualche decennio fa: pagine sfogliate, matite che graffiano il foglio, penne strette tra le dita dei bambini. Si tratta di una correzione di rotta radicale che ci impone di interrogarci sul futuro della nostra stessa scuola, cercando un equilibrio tra innovazione e tradizione.

La Riforma di Stoccolma: cifre e investimenti per la scuola analogica

La svolta della Svezia non è una semplice dichiarazione programmatica, ma una scelta politica ed economica di enorme portata. Dal 2023 il Paese scandinavo ha scelto una linea molto chiara: nelle prime classi della scuola primaria tornano al centro la lettura, la scrittura e l’aritmetica, rigorosamente con carta e penna al posto del riflesso continuo dei display. La riforma prevede il ritorno dei libri fisici, la scrittura a mano, scuole completamente libere dai cellulari durante l’intera giornata e i test nazionali della primaria riportati in formato analogico. Persino negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia si registra una stretta, privilegiando gli strumenti tradizionali per i più piccoli.

La parte economica rende questa svolta ancora più concreta e strutturata. Per l’acquisto di manuali e guide per i docenti, il governo svedese ha stanziato nel 2023 ben 685 milioni di corone, equivalenti a poco più di 63 milioni di euro ai cambi di metà aprile 2026. L’obiettivo ufficiale è ambizioso: garantire un libro di testo cartaceo per ogni studente e per ogni materia.

A questo fondo si sono aggiunti altri 176 milioni di corone nel 2024 per la narrativa e la saggistica, seguiti da 480 milioni nel 2025. Altri finanziamenti sono stati stanziati per potenziare le biblioteche scolastiche con personale dedicato . In un Paese che conta poco più di dieci milioni e mezzo di abitanti, cifre del genere hanno un peso politico e sociale straordinario.

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Le Ragioni del dietrofront svedese: attenzione, scrittura e pensiero critico

La marcia indietro della Svezia nasce da un malessere che si trascinava da tempo. Come spiegato dalla ricercatrice Linda Fälth, che si occupa di formazione degli insegnanti alla Linnaeus University, il reinvestimento nei testi fisici è arrivato dopo dubbi crescenti sulla solidità scientifica della digitalizzazione scolastica. Intorno a questo scetticismo si è allargato un riesame culturale molto più ampio, legato agli effetti collaterali dell’abuso dei dispositivi digitali: l’eccessivo tempo-schermo, la costante distrazione degli alunni, la perdita della capacità di lettura profonda, le difficoltà a mantenere l’attenzione e una scrittura a mano sempre più fragile e stentata.

L’idea alla base della riforma svedese è lineare e condivisibile: le competenze di base vanno consolidate nei primi anni di vita scolastica, e i libri fisici sono percepiti come il supporto più adatto per farlo. La carta stimola la memoria visiva, favorisce la concentrazione prolungata e permette una comprensione del testo che i continui collegamenti ipertestuali dei tablet tendono a frammentare.

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Il Parere dell’esperto: La metafora del navigatore e della mappa

A confermare la validità della scelta scandinava interviene anche Alberto Pellai, noto medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e scrittore italiano, Che si è schierato apertamente a favore delle nuove direttive di Stoccolma, sottolineando l’importanza di questo cambio di rotta per la salute cognitiva delle giovani generazioni. Lo psicoterapeuta ha spiegato il fenomeno su base neuroscientifica con una metafora efficace: quella del navigatore e della mappa cartacea. Con il supporto digitale noi riusciamo a fare cose molto veloci e gratificanti, ma che purtroppo producono pochissimo apprendimento a lungo termine.

Se dobbiamo arrivare in un luogo che non conosciamo usando il navigatore satellitare, ci arriviamo sicuramente e in modo semplice. Tuttavia, se il giorno successivo dobbiamo tornare nello stesso identico posto senza l’aiuto dello schermo, ci accorgeremo di non aver appreso nulla del percorso. Se invece utilizziamo una mappa cartacea per orientarci, nel nostro cervello si attivano molte più aree corticali. Questo sforzo cognitivo e spaziale permette di depositare una memoria profonda dell’esperienza, stabilizzando l’apprendimento.

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Digitalizzazione scolastica: come integrare tecnologia e libri di testo

Questo clamoroso dietrofront della Svezia, avvalorato dalle riflessioni neuroscientifiche degli esperti, è qualcosa che deve farci riflettere profondamente, soprattutto in Italia, dove il dibattito sulla digitalizzazione delle aule è sempre aperto. La lezione che ci arriva da Stoccolma non deve essere interpretata come un invito a rinnegare la tecnologia in modo assoluto. I dispositivi digitali, la rete e i software didattici rappresentano risorse straordinarie se utilizzati con criterio, capaci di aprire finestre sul mondo e di facilitare l’inclusione.

Tuttavia, diventa evidente la necessità di trovare una via di mezzo equilibrata tra la scuola dei libri e la scuola della tecnologia. La tecnologia non va demonizzata, ma bisogna difendere fermamente lo spazio sacro dedicato ai libri cartacei e allo scrivere a mano. Solo preservando questi strumenti tradizionali possiamo sviluppare appieno le competenze cognitive, la manualità fine e le potenzialità del pensiero critico degli studenti.

La sfida del futuro non è scegliere drasticamente tra tablet e libro, ma saperli integrare con competenza educativa . La rubrica “Questione di Classe” ci invita a riflettere sulla scelta radicale della Svezia e sulla centralità di questa tematica, spingendoci a ridisegnare i confini di una didattica davvero bilanciata. Resta da chiederci se la scuola sia pronta a governare questa transizione senza subire le mode del momento, trovando la giusta armonia tra l’immediatezza dello schermo e la profondità della pagina stampata.

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Tiziana La Barbera
Tiziana La Barbera
Docente di materie umanistiche con particolare interesse per le tematiche educative, psicologiche, sociali ,di crescita personale, di inclusione. Ha approfondito la comunicazione neuro - linguistica (PNL) come strumento per favorire l' inclusione nei contesti scolastici e formativi Laurea in Psicologia L24 Scienze e tecniche psicologiche
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