Due artisti diversi, una ricerca personale. Nasce un dialogo che si dipana in un intreccio di memoria, visioni e colori. È la mostra Dialoghi di Rosa Rigano e Yurei alla Galleria Camiciotti73 di Messina, in Sicilia, fino al 29 maggio 2026, curata da Linda Schipani. Un nome scelto non a caso: due artisti che si confrontano con sguardo autentico e profondo, conversando su diversi piani di intensità, sulle forme e sui significati.
L’esperienza della mostra è immersiva: il colore ti avvolge anche nelle tonalità meno accese, le immagini sempre diverse ti raccontano di storie lontane, una dopo l’altra, svelandosi di opera in opera.
Nella parete gialla si trovano le esposizioni di Rosa Rigano, eseguite con una tecnica particolare. Le forme sinuose ricordano le inclinazioni della natura, anche quando il colore si spegne e diventa grigio. E scrutando in quel grigio ti chiedi cosa ci sia nella profondità di uno sfondo così assente e presente allo stesso tempo.
Nella parete rossa, invece, si trovano le opere di Yurei, nome d’arte di Nini Ferrara, personalità poliedrica con una lunga carriera nel teatro, tornato in Sicilia da pochi anni. Yurei, fantasma in giapponese, regala un’immagine senza materialità, che si percepisce osservando le sue opere in esposizione, anche in quelle dove il colore sembra impattare sulla tela. Certi rossi si aprono dal centro: sembrano sgorgare improvvisi da un’idea, senza però l’audacia della violenza. Si muovono con delicatezza, con garbo. A volte si fanno spazio tra linee nere di separazione.
Linee che, in fondo, sembrano dividere qualcosa solo in apparenza. Mai veramente nette, mai davvero taglienti. Perché un’idea di fondo, un principio di unità e non di scissione, sembra lo scenario dentro cui si orientano le forme. Una calamita, o una bussola. “C’è sempre una verità artistica che deve emozionare – svela Yurei – anche se poi si esaurisce. Ma quel principio deve esserci”.

Improvvisazione e pensiero
“Le mie opere – spiega Rosa Rigano – risalgono a circa un anno, un anno e mezzo fa, ma non sono mai state esposte prima”. Ogni opera è il risultato di un progetto non solo emotivo ma anche psichico e intellettuale. “Per realizzare un quadro, bisogna prima sentirlo dentro. Pensarlo e poi crearlo. Si fa con la testa, principalmente, almeno per me”. Una mente elastica e dinamica, curiosa e attenta ai più piccoli particolari.
Mentre si racconta, svela un entusiasmo libero e indomito, quello di chi ha conosciuto le regole, le ha fatte sue e ha deciso, con il tempo e la sperimentazione, di rompere e scoprire forme e visioni nuove. Lo stesso principio delle regole rotte, lo ritrovo nelle opere di Yurei, seppure, come lui stesso confermerà, è tutto un lascito del teatro, della tecnica dell’improvvisazione e dello studio sull’errore.

“Ho esposto i miei ultimi lavori – racconta Yurei – realizzati tra il 2025 e il 2026. Sono il risultato di una ricerca durata diversi anni, che riguarda una particolare forma di espressione”.
Un linguaggio astratto, delicato. Macchie di colore che non invadono mai lo spazio ma sembrano rivelarsi, come apparizioni attraversate dalla delicata urgenza di manifestarsi. Linee e segni che tracciano immagini precise, a volte indecise se voltarsi al figurato o rimanere forma immaginata. Fiori che appaiono, discreti e autentici, senza disturbare gli equilibri della scena.

“Sono dei quadri che certamente sono espressionisti, ma che hanno un forte legame anche col quotidiano. Non c’è alcun tipo di romanticismo, di leziosità. I fiori non sono mai dei fiori da donare, sono piuttosto dei fiori che sono stati donati, che hanno una vita dietro e che a volte tendono già ai loro ultimi respiri” dice Yurei.
Dialoghi: due linguaggi, due metodi
Due approcci diversi non solo nell’espressione ma anche nella costruzione. Yurei parte sempre dal colore, da un tratto, ed è questo a svelare il risultato finale. “Seguo l’istinto – conferma – ma può capitare di vedere apparire qualcosa che non mi emoziona, e allora ricomincio dal principio”.
I quadri in mostra raccontano storie molto diverse. Composizione, equilibrio, colore. Oltre questa cifra stilistica, nessun discorso lega una produzione all’altra. “I quadri sono molto eterogenei tra loro, molto diversi” specifica.

Per Rosa Rigano, invece, è molto diverso.
“Se non ho l’idea di fare determinate cose, non riesco – racconta Rosa, – Devo immaginarle, che siano fiori, alghe o qualcos’altro. Devo pensare quella determinata cosa e la devo sentire dentro, nel profondo. Ed è una cosa che mi piace moltissimo, perché in questo modo mi realizzo. Nel corso della mia vita ho sempre fatto arte e sperimentato, avvicinandomi a tutte le tecniche possibili e immaginabili. In questa mostra, infatti, la ricerca che ho fatto è anche tecnica, oltre che concettuale”.
Le opere di Rosa Rigano sono realizzate con i colori a cera adoperati a caldo. “Sciolgo i colori con un particolare ferro caldo, così che io possa manovrarli come voglio, ed è bellissimo” sorride.
“Non c’è una scuola vera e propria. Nel corso della mia sperimentazione ho provato a sciogliere la cera anche sul fuoco, ma il risultato è diverso, la cera si raffredda subito e non è possibile manovrarla come si vorrebbe. Con questo piccolo ferro, invece, che ho acquistato apposta, quasi per caso, è perfetto. Ho scoperto questo modo di lavorare e lo utilizzo di circa sei anni”. Anche la trasparenza è un effetto voluto. “È un lavoro che privilegia il gesto, perfetto per creare i movimenti sinuosi ed eleganti, come nelle mie piante”.

Entrambi stanno già pensando ai prossimi progetti. “L’unica cosa che ti posso anticipare – interviene Yurei – riguarda una mia collaborazione con un’artista di Singapore, una poetessa che mi ha contattato e che ha voluto due quadri da utilizzare come immagine per la sua prossima pubblicazione, che saranno nel novembre 2026 a Singapore”. Un progetto prestigioso, che porterà ancora una volta le sue opere oltre i confini nazionali. Poi aggiunge “io e Rosa faremo sicuramente altre cose insieme”, lasciando il desiderio e la curiosità di scoprire dove e quando ci si potrà immergere ancora nel loro dialogo senza tempo.
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