HomeCulturaL’ironia come resistenza: Luciano Catania premiato a Enna

L’ironia come resistenza: Luciano Catania premiato a Enna

Il Premio alla raccolta di racconti “Gente di un altro ero-t-ismo”, l'ironia critica che ci salva la vita. Intervista allo scrittore

Luciano Catania ha ricevuto il Premio Nazionale “Umberto Domina” lo scorso 23 aprile 2026 al Teatro Francesco Paolo Neglia di Enna con “Gente di un altro ero-t-ismo”. Un testo curioso, in equilibrio tra intelligente ironia e malinconia. “L’ironia ci salva la vita – specifica lo scrittore Luciano Catania – se non ci fosse l’ironia, probabilmente non esisterebbe nemmeno la malinconia, ma solo la tristezza e la depressione. Ironia e malinconia non sono in contrasto: convivono e si rafforzano a vicenda, permettendo di raccontare la realtà con maggiore profondità”.

“Gente di un altro ero-t-ismo” è una raccolta di racconti che già con il titolo allena la fantasia del lettore proiettandolo verso immaginari nuovi e lontani. Giocato sul rapporto tra le parole erotismo ed eroismo, interpreta il linguaggio in modo originale, con leggerezza e profondità allo stesso tempo.

In queste pagine l’umorismo diventa lo sguardo acuto e disincantato di osservazione della realtà, suggerendo una riflessione sul rapporto tra noi e gli altri, su cosa sia l’eroismo e cosa l’erotismo, sul valore delle piccole resistenze di ogni giorno.

Non ha caso ha ricevuto il premio dedicato allo scrittore ennese Umberto Domina, figura centrale dell’umorismo italiano del Novecento, giunto all’VIII edizione” e promosso dal Rotary Club Enna.

Lo scrittore Luciano Catania si racconta per i lettori di PDQ Magazine

L’umorismo può ancora essere uno strumento critico nella società di oggi?

Sì, a condizione che non si limiti a intrattenere. L’umorismo può essere uno strumento efficace di analisi, perché consente di mettere in luce contraddizioni e incongruenze senza ricorrere a toni esplicitamente polemici. Proprio per questo, può risultare particolarmente incisivo. Molti sono attrezzati a rispondere a un attacco frontale, anche violento, ma non sono preparati a reagire all’ironia o alla satira.

Quanto è difficile oggi fare umorismo senza risultare superficiali?

La superficialità è velocissima, mentre l’umorismo richiede tempo, precisione e un minimo di pudore. Devi sempre avere la paura che una battuta possa ferire inconsapevolmente qualcuno o temere di arrossire per una battuta sbagliata.

Si sente più vicino alla tradizione dell’umorismo italiano o a forme contemporanee più ibride?

Mi sento un po’ una spugna che assorbe qualcosa da ogni contesto. Mi sento vicino ad alcuni autori italiani (sperando che se mi sentissero non si offenderebbero) e lontanissimo da altri (sperando che se mi sentissero si offenderebbero).

Nei suoi racconti emerge una visione disincantata della realtà: è pessimista o semplicemente lucido?

Sono un pessimista che sorride della parte vuota del bicchiere e un ottimista che crede che il bicchiere sia mezzo vuoto perché non lo reggerei troppo pieno. Penso che ci sia un’età dell’incanto e una del disincanto. Io sono nella terza età (ci sono quasi anche anagraficamente) quella del canto, della voglia di raccontare e di raccontarsi.

Luciano Catania

L’eroismo sembra ribaltato. Cosa significa oggi, per lei, essere “eroici”?

Su questo concordo con Lucio Dalla che in una sua canzone dice “L’impresa eccezionale, dammi retta è essere normale”. In un mondo frenetico, disperato e pieno di eccessi, la vera impresa eroica è trovare equilibrio, serenità e accettare la propria normalità.  L’eroe di oggi è una persona onesta intellettualmente, che sa riconoscere i propri difetti e celebrare i meriti altrui.

I suoi personaggi sono spesso marginali: quanto c’è di osservazione reale e quanto di invenzione? Essere “mistrettese di nascita e messinese di adozione” quanto ha influenzato il suo immaginario?

I personaggi nascono da una combinazione di osservazione e rielaborazione. La realtà fornisce spunti, atteggiamenti, contraddizioni; l’invenzione serve a dare loro una forma narrativa. Mistretta e Messina sono i porti di partenza e quello di approdo attuale. In mezzo ci sono tante città e tante esperienze. Tutti i luoghi hanno contribuito a formarmi ma Mistretta ha un ruolo particolare perché mi ha visto costruire amicizie durature, appassionarmi allo sport, studiare (per la verità il minimo indispensabile per il massimo risultato), vivere i primi amori. Non c’è dubbio che il mio immaginario nasca sui Nebrodi, come molti dei personaggi del libro.

Che ruolo ha l’ambiguità nei suoi personaggi e nelle situazioni che racconta?

I miei personaggi non sono mai completamente buoni o cattivi: si “annacano” tra bene e male, tra intenzioni e azioni, tra convinzioni e comportamenti. È proprio in questa zona intermedia che emergono le dinamiche più interessanti. D’altro canto, non esistono persone totalmente positive o negative. Nell’umanità non esiste il nero e il bianco, esistono tante gradazioni di grigio.

Se dovesse descrivere il nostro tempo con una delle sue storie, che tipo di personaggio sceglierebbe?

Ci sono personaggi che stanno caratterizzando il nostro tempo che vanno ben al di là della fantasia del più ardito scrittore e purtroppo non sono personaggi che fanno sorridere. Preferisco tenermi i miei eroi minimi e non avventurarmi in storie che possono essere tragiche. Un mio personaggio, nemmeno il peggiore, avrebbe il coraggio di considerare la morte di migliaia di bambini come un effetto collaterale ineludibile di un’azione di guerra.

Luciano Catania

Tornando al PremioUmberto Domina”, cosa significa per lei, nella prospettiva del suo percorso, ricevere questo riconoscimento?

Un po’ è come vincere alla mia età un torneo di tennis amatoriale: una grandissima soddisfazione e un motivo di forte orgoglio. Non penso, però, che sia una tappa per arrivare a vincere Wimbledon. Allo stesso modo non penso che il premio “Umberto Domina” sia, per me, una tappa per il Nobel per Letteratura. La mia età e la mia gonartrosi non mi consentono di aspirare a Wimbledon, anche se forse per il Nobel ho ancora tempo. Scherzi a parte, è sicuramente un incoraggiamento a proseguire nella scrittura, con la speranza di aprirmi un piccolo spazio nel mondo della letteratura umoristica nazionale. Probabilmente, però, è più facile vincere Wimbledon.

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Valentina Michela Di Salvo
Valentina Michela Di Salvo
Giornalista, Direttore di PDQ Magazine. Mail: valentina.disalvo@pdqmagazine.com ---------------------------------------------------- Credo nella scrittura come strumento di fiducia e nel giornalismo come spazio di ascolto e ricostruzione del senso collettivo
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