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Il respiro delle cose che durano, scrivere per continuare

Un editoriale per un nuovo anno. Scrivere, pubblicare, cercare: una scelta di precisione, un impegno quotidiano

Continuare, come fanno le cose che durano

Care Lettrici e Cari Lettori,

non inizierò parlando della cesura che il nuovo anno inevitabilmente porta con sé, quantomeno sulla carta. Non dirò di buttare via tutte le cose da cui vogliamo liberarci e non dirò nemmeno che le sconfitte, in fin dei conti, sono solo ripartenze. Non dirò nemmeno che una cosa esclude l’altra, né che le scelte ricadono solo sulle nostre vite, ma finiscono per creare quei cerchi infiniti di causa ed effetto, che difficilmente poi si potranno fermare.

Vi parlerò, invece, di una cosa forse molto banale: la continuità.

Continuare, nel respiro delle cose invisibili

Ho provato a definire e riempire il termine continuità con significati miei. Mi sono chiesta: cos’è davvero la continuità e perché spesso le cose semplici appaiono così difficili e forse anche banali?

Vivo vicino al mare, per cui la mia prima immagine è proprio il moto incessante e tenue delle onde. Nessuno si entusiasma mai del semplice fatto che lievi oscillazioni non smettano mai di esistere. Ci entusiasmiamo soltanto del mare in tempesta o di quando appare immobile e il cielo può specchiarsi così com’è.

La seconda cosa a cui penso è il respiro. Quanti muscoli impieghiamo per respirare… neppure sapremmo elencarli tutti. Persino quando ci manca l’aria da un punto di vista emotivo, continuiamo a respirare. L’aria è quella cosa così preziosa e vitale, che mai potrebbe essere sostituita.

Eppure non è mai in cima alla nostra classifica di associazione tra corpo ed emozione. L’amore sta nel cuore – o nella testa, in base ai punti di osservazione – la tensione sta nello stomaco, l’ansia tra le costole, la rabbia sulla pelle che d’un tratto si fa bollente, la volontà sta nella testa e l’angoscia sempre ficcata da qualche parte nello stomaco. A volte la tensione è nelle gambe, e talvolta anche l’amore si snoda nella pancia.

Il respiro delle cose che durano, scrivere per continuare

Ma l’aria? Ti amo come l’aria è diventata una frase fatta, congelata sul piano semantico, che ormai ha persino perduto di spessore riempitivo. Usiamo questa frase solo quando quel barlume di consapevolezza sull’importanza concreta dell’aria sfreccia per un momento nel nostro pensiero. Ma non ci emozioniamo per il fatto di continuare a respirare, a meno che non siamo reduci da un attacco d’asma o da altre patologie. Ma questa è tutta un’altra storia.

Ho chiarito a me stessa che la continuità è quel flusso costante che non ti emoziona, non ti stravolge, non ti gratifica. Eppure c’è. Un’energia flebile ma infinita. Qualcosa che, in un certo senso, abbiamo dentro di noi, sommersa dai mille drammi dell’esistenza.

Ho guardato la mia vita con i suoi mille cambiamenti e prospettive, e mi sono chiesta: potrei rintracciare la mia continuità?

Ci ho pensato molto, prima di trovare quel contenuto che potesse riempire perfettamente la parola continuità. All’inizio ce n’erano tanti di contenuti. Poi ho capito che poteva essere uno soltanto, quello che si trovava più a fondo, alla radice della mia stessa natura. Ho capito che questa particolare continuità tutta personale – un po’ stravagante, a volte a colori e altre in nero senza bianco – l’ho riversata ovunque in dosi diverse, senza neppure farci troppo caso.

Quando sono diventata Director di questo giornale, la parola continuità appariva un po’ ammaccata. Si è seduta accanto a me e mi ha detto: Valentina, e adesso, cosa facciamo? Pensi che il giornale possa avere una sua identità? Pensi possano esserci lettrici e lettori interessate e interessati a riconoscerla?

Ci abbiamo provato. Esistiamo soltanto da quattro mesi, da agosto 2025, e alla nostra Redazione si sono avvicinate diverse persone, alcune sono rimaste mentre altre sono andate via.

Scrivere, raccontare, fare ricerca, chiarire un punto di vista o, semplicemente (anche se non proprio semplicemente) guardare dall’altra parte, senza giudizio e moralismi né competizione, non è una cosa semplice.

Continuare: il respiro delle cose che durano

Ci vuole impegno, tenacia. Molti direbbero che ci vuole passione. Forse sì, ma in una forma. Poche volte la scrittura ti gratifica per ciò che è. Ogni pezzo nasconde ricerche, approfondimenti e scelte di contenuto, oltre alle scelte linguistiche, letture e riletture. Certo, oggi esistono tanti strumenti artificiali che facilitano certi passaggi, ma noi vogliamo continuare a scrivere con la coscienza del cuore. Qualcosa che l’intelligenza artificiale potrà solo imitare in superficie.

Abbiamo continuato a scrivere, continuato, anche nei giorni più difficili, pensando a una cosa sola: la qualità. Anche se dovessimo scrivere per una sola lettrice o un solo lettore, anche quando dietro quel pezzo si nascondono rinunce personali, noi ci impegniamo per costruire cultura. Continuiamo a cercare qualità. Continuiamo.

Il giornale è nato grazie all’investimento del Movimento Politico “Partiamo da Qui” e al sogno di poter davvero partire e continuare, con il vostro affetto e il vostro sostegno, perché dietro ogni link si intersecano molte vite. Vite che passano, vite che restano, su questo unico continuum che spero sia per sempre. Al di là di me e del mio particolare esistenziale di oggi: perché le cose umane passano, i grandi pensieri no.

Un grazie speciale quindi va a voi, per la fiducia e il tempo dedicato alla lettura dei nostri pezzi. Grazie ai giornalisti e ai collaboratori del giornale che continuano a metterci la penna e il cuore, in particolare Andrea Cisternino, Tiziana La Barbera e Tindara Bombara. Grazie a chi continua a sostenerci inviandoci contributi esterni, spesso inediti. Grazie al Presidente dell’Associazione Alessandro Munnia, senza la sua presenza molte cose non sarebbero state così fluide e precise, e infinite grazie a Ninni Petrella, Presidente del Movimento “Partiamo da Qui”, per aver creato le condizioni affinché fiorisse questa particolare realtà. Grazie agli investitori e a tutti coloro che ci seguono anche con un semplice like.

Non siamo una testata politicizzata, questo va precisato. Se avete tempo di cercare nel nostro sito, infatti, troverete pezzi di voci opposte, nei generi opportuni. Questo perché, al di là dei nostri investitori, e in linea con la loro sensibilità e intelligenza in materia di informazione, costruiamo la nostra continuità sulla pluralità delle voci e, spesso, delle firme.

Siamo una Redazione ma teniamo a cuore anche l’unicità del particolare.

Del resto oggi sappiamo che nulla è come sembra e che una sola voce non può spiegare un fenomeno, che un punto di vista univoco limita l’apertura di uno sguardo e che non esiste una sola verità, ma il particolare di una verità, in una realtà molteplice e variegata come la nostra. In una cosa però vogliamo distinguerci: mentre il mondo chiede dichiarazioni, noi scegliamo la precisione.

I problemi non mancano nelle piccole come nelle grandi realtà.

Noi siamo qui, con lo sguardo attento e il cuore in mano, monitorando la nostra penna e cercando di fare sempre la scelta giusta.

Ecco, questo è il nostro assioma e questa la nostra promessa di continuità.

Non sappiamo quante persone continueranno a leggerci. Sappiamo perché continueremo a scrivere.

Buon anno 2026 a tutte e tutti voi. Che possiate, come noi, rintracciare il vostro principio di continuità.

Continua a seguirci su PDQ Magazine.

Valentina Michela Di Salvo
Valentina Michela Di Salvo
Giornalista, Direttore di PDQ Magazine. Mail: valentina.disalvo@pdqmagazine.com ---------------------------------------------------- Credo nella scrittura come strumento di fiducia e nel giornalismo come spazio di ascolto e ricostruzione del senso collettivo
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