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“Tra visioni e materia”, l’intervista informale con il pittore Domenico Cialone

Il maestro Domenico Cialone racconta il suo percorso umano e artistico: dagli inizi al riconoscimento critico, fino alla “ScultARTE”, stile che fonde pittura e scultura

C’è un’arte che nasce dal colore, una che emerge dalla forma, e poi c’è quella che vive esattamente nel punto in cui le due si incontrano. Il maestro Domenico Cialone è uno di quegli artisti che non si accontenta della superficie: attraverso il suo stile personale, che lui stesso ha battezzato “ScultARTE”, trasforma la tela in un luogo tridimensionale, dove pittura e scultura dialogano e si fondono.

Con un percorso che lo ha portato a collaborare con figure come José Van Roy Dalí (figlio del celebre Salvador) e a ricevere l’attenzione critica di Vittorio Sgarbi, Cialone rappresenta una voce originale e riconoscibile nel panorama dell’arte contemporanea italiana.

In questa intervista, condotta in tono confidenziale, ripercorriamo la sua infanzia, gli inizi, il rapporto con l’arte, le sue collaborazioni più importanti, e lo sguardo sul futuro. Un viaggio dentro e fuori la materia, tra memoria e visione.

 Infanzia e primi passi

Dove sei nato e che ricordi hai della tua infanzia?

Sono nato a Vitry-sur-Seine un paesino vicino Parigi. Della mia infanzia ricordo le lunghe passeggiate nei parchi con mio nonno Francesco mentre i miei genitori erano al lavoro, gran parte delle mie giornate erano prettamente dedicate al disegno, amavo i colori a cera ed il loro profumo, non avevo molto amici di giochi ero abbastanza solitario, poi all’età di quattro anni ci siamo trasferiti in Italia e fino all’età di quattordici anni la mia infanzia si svolgeva tra Francia e Italia.

Che tipo di bambino eri? Curioso, silenzioso, creativo?

Mi definisco ancora oggi un bambino curioso creativo, i miei genitori non avevano una condizione economica agiata, si potevano permettere lo stretto necessario, non avevo giochi come robot, automobiline ecc. il mio gioco era strettamente legato a qualche colore a cera, matite e plastilina, ricordo che con la plastilina modellavo spesso il volto del Cristo.

La tua famiglia ha avuto un ruolo nel tuo avvicinamento all’arte?

È stata più mia madre, al confronto di mio padre, la diretta fautrice dei miei albori, mi ha sempre sostenuto riguardo l’arte, ed oggi che sono un artista affermato non potrà godere dei miei risultati assieme a mio padre, ma posso dire “grazie mamma e papà per avermi regalato questo dono”.

Ricordi il tuo primo disegno o la tua prima “opera”?

Del mio primo disegno non ho grandi ricordi, è solo grazie al racconto mio zio Tommaso che oggi sono a conoscenza di aver eseguito il mio primo disegno a soli tre anni, mio zio un pomeriggio mi portò con sé sul suo posto di lavoro per finire alcuni ordini (mio zio lavorava presso una sartoria) e per farmi stare buono mi mise a sedere su uno sgabello e mi diede un foglio ed una matita; dopo alcuni minuti trascorsi mi ero addormentato chino sul foglio e quando mi prese in braccio per portarmi via, con stupore si accorse che sul foglio che mi aveva dato avevo disegnato una rosa. Da quanto risulta dai ricordi di mio zio quel disegno si trova oggi in Brasile perché una sua collega lo vide e fu talmente entusiasta del risultato che lo chiese in regalo.

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata parte della tua vita?

L’ho capito fin da subito, sono cresciuto giocando con matite colori e plastilina da modellare, e ancora oggi resta una forma di gioco, come se il bambino che è in me non vuole crescere. Dipingere per me è una forma di pacatezza, un turbine che mi trascina sempre più dentro.

Il maestro Domenico Cialone racconta la sua arte e lo stile ScultARTE che unisce pittura e scultura

Studi e formazione

Che studi hai fatto? Hai seguito un percorso accademico legato all’arte o sei autodidatta?

Ho frequentato il liceo Artistico ma se devo essere sincero al terzo anno ho abbandonato gli studi, il mio interesse era prettamente rivolto al disegno, mi annoiava studiare materie al di fuori dell’arte, volevo dipingere disegnare senza tutti quei schemi, regole, che licei e accademie impongono, volevo esser libero di esprimere la mia arte senza vincoli. Mi definisco un autodidatta.

Quanto hanno contato, nel tuo sviluppo artistico, i tuoi studi formali rispetto all’esperienza diretta con la materia?

I miei studi formali non hanno avuto pressoché alcun sviluppo artistico, ciò che mi ha portato a migliorare la mia tecnica artistica è stato semplicemente il contatto diretto con la materia sperimentando, e giocando allo stesso tempo, come ho già detto non sono accademico e non voglio esserlo perché io nell’arte ho un’ampia veduta senza regole né confini.

 L’arte e lo stile

Cos’è per te la pittura oggi? Un linguaggio, una terapia, una missione?

Per il mio modesto parere, oggi la pittura è più un modo di essere, l’arte non nasce da un linguaggio né da una missione perché entrambe  hanno un sistema di regole, mentre la pittura nasce dalla follia che abbiamo dentro, dopo di che c’è chi ha il coraggio di entrare nella propria follia, e questi sono gli artisti che giustamente Heidegger chiama i più arrischianti,  perché non è mica detto che una volta che entri nella tua follia questa non ti rapisca, perché è molto più potente della ragione.

Come definiresti il tuo stile? Ti riconosci in qualche corrente artistica oppure ti consideri fuori da ogni etichetta?

Il mio modo di esprimere l’arte abbraccia tutti e nessuno, non mi riconosco in nessuna corrente artistica forse perché sono sempre andato fuori dagli schemi, non amo identificarmi in qualcosa che fanno tutti o gran parte, dipingo per emozioni e stati d’animo, sono l’inventore della “ScultARTE” l’unica forma d’arte che mi distingue da tutti.

Cosa ti ispira davvero quando inizi un nuovo lavoro?

Stati d’animo, follia, provocazione è un cocktail di idee che si evolvono nella mia mente e pian piano prendono forma dando poi vita alla creazione. Un’opera per me è come uno specchio, quando lo guardo vedo il riflesso della mia anima, è solo lì dentro che ho la certezza di essere immortale.

Come nasce una tua opera? Parti da un’immagine, da un’emozione, da un’idea?

Parto sempre da un’emozione che si trasforma in idea e diventa immagine.

Il maestro Domenico Cialone racconta la sua arte e lo stile ScultARTE che unisce pittura e scultura

Usi spesso la tecnica che hai chiamato “ScultARTE”: come e quando è nata?

Non spesso, dipende dalle circostanze e dalle idee che al momento mi ispirano, non è semplice realizzare un’opera in “ScultARTE”, è molto diverso dalla realizzazione di un dipinto, la “ScultARTE” ha bisogno di tanti aspetti e attenzioni, tutta l’opera deve avere un’armonia e che tutti gli elementi coinvolti in essa siano armonici. La “ScultARTE” nasce spontaneamente perché ho sempre visto, visitando musei, opere di un certo spessore racchiuse in una cornice, un contorno che limitava l’opera stessa e il fruitore. Da lì mi è nata l’idea di scolpite anche la cornice così che entrambi tela e cornice diventino un tutt’uno con l’opera permettendo al fruitore di andare oltre con l’immaginazione.

C’è un’opera, tra le tue, che senti più rappresentativa del tuo percorso?

Diciamo che non ho un’opera che mi rappresenti più delle altre, per me sono come dei figli. Ogni opera rappresenta un frammento della mia anima e tutte assieme la parte Intera di essa.

Collaborazione con José Van Roy Dalí

Come è nato il rapporto con José Van Roy Dalí?

Con José Dalí è stato come un fulmine a cel sereno, ero in esposizione con una mia opera a Venezia nella chiesa di San Teodoro e José, quel giorno, era lì come ospite d’onore dell’evento. Dopo aver presidiato la sua conferenza sull’arte e gli artisti contemporanei, ci siamo ritrovati entrambi davanti alla mia opera. Per me fu un’emozione immensa, ci scambiamo alcuni punti di vista e subito capimmo entrambi che vi era una forma di intesa e di stima reciproca. Fu così che iniziò il percorso che ci ha resi amici.

Com’è lavorare con lui, e quanto influenza il tuo modo di pensare l’arte?

Lavorare con Dalí è un’esperienza fuori dal comune, per entrambi l’arte è pura follia ma una follia ingenua ancora legata all’infanzia, anche lui come me è rimasto un eterno bambino ed è forse proprio questo a far sì che tra noi ci sia un legame molto forte.

Avete realizzato insieme l’opera “Surrealismo Pandemico Globale”: come è nato questo progetto e che significato ha per te?

L’opera “Surrealismo Pandemico Globale “è nata un pomeriggio, eravamo in piena pandemia ed ero al telefono con Dalí, quel periodo ci sentivamo spesso visto che non era possibile spostarsi nei vari comuni, e si parlava di ciò che stava accadendo nel mondo scambiandoci punti di vista, ma la cosa buffa è che avevano coniato il titolo dell’opera da una frase detta da entrambi, gli dissi mentre eravamo al telefono: “José certo che è Surreale questa pandemia” lui rispose “è Globale “. Da lì ci venne l’idea ma fu talmente reciproca che ad oggi stento a crederci. Avevamo il Titolo ora serviva l’opera e chi più del dott. De Donno, Ippocrate e il dott. Giuseppe Barbaro, carissimo amico, potevano rappresentare quest’opera, immortalati su tre vette immerse nel verde, mentre un terreno arido  accoglie una mazzetta di banconote ed il simbolo di Esculapio, tutto ha denunciare la corruzione, mentre dalle vette sovrastanti i protagonisti incorruttibili guardano quel terreno con sdegno e rammarico  per chi ad oggi ha prestato il giuramento di Ippocrate lavorando con scienza e coscienza. Con Dalí è stata un’esperienza indimenticabile realizzare quest’opera, ci siamo divertiti, e il gioco con lui continua ancora oggi.

Qual è la cosa che più ti ha colpito di José Dalí, come persona e come artista?

José è una persona straordinaria ti trascina in un vortice di semplicità oltre ad essere un eccellente artista, spesso quando ci troviamo assieme a qualche evento le persone fanno lo sbaglio di accostare artisticamente lui al padre Salvador Dalí. José è altro, la sua eredità artistica continuerà a ispirare e influenzare le generazioni future di artisti.

Incontro con Vittorio Sgarbi

Il maestro Domenico Cialone racconta la sua arte e lo stile ScultARTE che unisce pittura e scultura

Qual è stato il suo primo commento alle tue opere?

Vittorio Sgarbi disse “Domenico Cialone non ha soggetti preferiti e si muove con agilità indistintamente dal paesaggio al ritratto, dal nudo al tema religioso. Nonostante l’assenza dei soggetti prediletti, è nel paesaggio che l’intervento pittorico esprime la sua forza della pittura, nella grandezza espressiva dei cieli e dei fenomeni naturali che esplodono di vita in prepotenza, l’uso del colore di Cialone vanta una pulizia formale con colori precisi ad indicare il momento e le diverse situazioni ritratte nella giusta osservazione dell’atmosfera. La ricerca di Domenico Cialone è quindi una scoperta eclettica e in continuo divenire, sospesa e giocata tra stili, contaminazioni, discipline e soggetti diversi, nonché dotata di una fervente curiosità versatile”.

In che modo la sua figura ha influenzato la tua carriera o la tua visibilità?

La figura di Vittorio non ha alcun modo influenzato la mia carriera artistica, e non per mancanza di rispetto nei suoi confronti, ma sono orgoglioso di essermi distinto solamente con le mie forze non avendo avuto l’aiuto di nessuno, resto comunque orgoglioso di aver conosciuto uno stipite dell’arte della sua portata.

Ti riconosci in alcune delle sue battaglie culturali?

Mi riconosco in tutte le sue battaglie soprattutto quelle rivolte alla tutela dell’arte che, purtroppo nel nostro paese non hanno il giusto e meritato riscontro. Non c’è mercato, gli artisti hanno difficoltà nel vendere le proprie opere, tutto è rivolto all’estero. Con l’arte contemporanea sembra essersi smarrito il senso tradizionale del bello: ciò che è dissonante, che “non torna”, è spesso considerato più autentico, più significativo. Molti artisti contemporanei scelgono di allontanarsi dai canoni estetici classici, rifugiandosi in forme espressive che rompono con la tradizione e con il gusto comune. Questo atteggiamento non nasce solo da una volontà di provocazione, ma spesso è la conseguenza di un senso di estraneità verso il mondo contemporaneo, percepito come distante, confuso o inautentico. In questo contesto, il bello non è più un fine da perseguire, ma può diventare il risultato imprevisto di una ricerca più profonda: quella di un linguaggio capace di raccontare la complessità del presente, anche quando è scomodo o contraddittorio. E dire che l’Italia è sempre stata la culla dell’arte.

C’è stato un confronto, anche critico, che ti ha fatto riflettere sul tuo percorso artistico?

Non ho mai avuto un confronto diretto con Vittorio Sgarbi siamo rimasti sempre entrambi in una zona neutrale, l’unico confronto che ho spesso è con me, volto sempre ai miglioramenti, alla perfezione che per ogni artista non arriverà mai, ma se devo essere sincero c’è stata una persona che mi ha fatto riflettere sul mio percorso artistico ma non è Vittorio Sgarbi , è stata mia moglie Tiziana e grazie a lei che oggi mi ritrovo con un percorso artistico concreto ed affermato, perché venivo da un periodo buio della mia vita dopo la perdita di entrambi i miei genitori, non ho più dipinto per alcuni anni fino a quando ho incontrato lei, Tiziana che mi preso per mano ha creduto in me e mi ha ridato la voglia di ridipingere, come si suol dire “ dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”.

 Visione e futuro

Cosa pensi del mondo dell’arte contemporanea in Italia oggi?

L’arte contemporanea oggi in Italia non mi rappresenta, per il semplice motivo che oggi basta fare quattro scarabocchi su di una tela e siamo diventati subito artisti, ma cos’è veramente un artista!? Un artista è colui che riesce a dare emozioni, a donare la propria anima contornata da un pizzico di follia, deve essere diretto ma anche provocatorio, non ripetitivo. È vero che la bellezza sta negli occhi di chi guarda. Ma per il mio modesto punto di vista così finisce anche il concetto del bello.

È più difficile essere artista oggi rispetto a quando hai iniziato?

Oggi è sicuramente più difficile, l’avvento della tecnologia ha stravolto anche il mondo dell’arte in generale prima bisogna andare sul posto per dipingere “la pittura en plein air”  oggi abbiamo Internet basta ricercare qualsiasi immagine e il gioco è fatto, si è perso il contatto diretto con la natura, anche l’avvento delle gallerie odierne ha influenzato di molto l’arte e l’artista, la maggior parte delle gallerie chiede un compenso per fa esporre opere ad artisti, prima una galleria puntava sulla vendita e la bravura dell’artista, oggi invece spesso ti ritrovi ad esposizioni d’opere davvero inguardabili “e ritorniamo sul concetto del bello “.

Che rapporto hai con il pubblico? Ti piace il confronto diretto o preferisci lasciare che le opere parlino da sole?

Preferisco sempre il confronto diretto ma per un semplice motivo, oggi viviamo un’epoca che ha dei ritmi sempre più veloci, le persone quando visitano un museo o una pinacoteca si soffermano su di un’opera pochi secondi per poi passare subito all’altra, è come andare in una biblioteca e leggersi tutti i libri. Nessuno va in biblioteca per leggerli tutti, invece uno va agli Uffizi per guardarseli tutti ed arrivare a fine giornata con mal di piedi, si ha compiuto il dovere e può dire: “gli Uffizi li ho visitati”, magari tutto il tempo pensando di andare alla ricerca disperatamente una bevanda fresca. Le persone dovrebbero invece, andare in un museo per vedere una o massimo due opere perché molto probabilmente l’artista per dipingere quell’opera ha impiegato mesi o anni, chi ti dà il diritto di vederli solo in pochi secondi per poi non capire ciò che l’artista voleva realmente trasmettere, e questo succede anche a me. Spesso le persone guardano l’opera pochi secondi non si soffermano neanche al titolo per cercare un legame per passare subito ad un’altra, ecco perché preferisco il confronto diretto spesso per poter spiegare l’opera.

Il maestro Domenico Cialone racconta la sua arte e lo stile ScultARTE che unisce pittura e scultura

Social, tecnologia, NFT… li vedi come strumenti o distrazioni?

La tecnologia è utile se usata con coscienza e non deve mai prevaricare sull’uomo, uso la tecnologia prettamente per pubblicizzare il mio operato perché comunque rimane un mezzo di comunicazione immediata capace di raggiungere contemporaneamente tante persone in tutto il globo, gli NFT anche se ho molte richieste è un tipo di arte che non vendo perché non amo le opere in digitale e comunque quando un cliente compra una mia opera deve avere la garanzia che sia un’opera a tiratura unica.

Stai lavorando a qualcosa di nuovo in questo periodo?

Sì, sto lavorando ad un’opera su commissione tratta dalla natività. E’ un lavoro che dura da più di un anno e avrà la sua dimora in California.

C’è una mostra, un progetto o un sogno che stai preparando e che puoi anticiparci?

Posso anticipare con piacere che nel 2026 ci sarà la mia prima personale a Roma. La data è ancora da confermare ci saranno molte opere inedite che non ho pubblicizzato sui social per lasciare l’esclusiva alle persone che verranno.

Che consiglio daresti a un giovane artista che vuole iniziare oggi?

Gli direi comunque di portare avanti il proprio sogno e di crederci fermamente, non è facile diventare artisti ci saranno critiche costruttive e non, ma ciò non dovrà mai distoglierli dal proprio percorso perché prima o poi i risultati arriveranno.

Il maestro Domenico Cialone racconta la sua arte e lo stile ScultARTE che unisce pittura e scultura

E cosa diresti oggi al “Domenico Cialone” degli inizi, guardandoti indietro?

Un maestro d’arte quando avevo undici anni alla domanda che gli fecero sul mio operato, lui rispose “come inizio io direi di fermarsi “il maestro in questione era Antonio Di Marco ed era amico di Salvador Dalí. Quello fu il momento cruciale che mi diede una scossa nell’animo ad impegnarmi sempre di più e da lì a poco diventai l’allievo di Antonio Di Marco e nacque, successivamente, una stima reciproca. Antonio non c’è più da parecchi anni non sa che, oltre a collaborare con Dalí sono il suo più caro amico, sarei proprio curioso di ciò che direbbe.

A Domenico Cialone direi “RIFAI ESATTAMENTE TUTTO CIÒ CHE HAI FATTO!”

Grazie di cuore a Domenico Cialone per aver condiviso con noi non solo il suo tempo, ma anche i suoi pensieri, i suoi ricordi, la sua visione dell’arte e il suo percorso umano. È sempre un privilegio ascoltare un artista che vive profondamente ciò che crea, e che non ha paura di sporcarsi le mani con la materia, ma anche con le domande e le sfide del presente.

Aspettiamo con curiosità i suoi prossimi lavori — e siamo certi che continueranno a parlare, anche in silenzio, a chi sa guardare davvero.

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Ninni Petrella
Ninni Petrella
Ninni Petrella è attivista, promotore culturale, da anni impegnato in iniziative che promuovono la partecipazione civica, la formazione e lo sviluppo sostenibile dei territori. Originario di Milazzo, ha fondato nel 2023 il Movimento Politico Partiamo da Qui, con l’obiettivo di avvicinare soprattutto le nuove generazioni alla politica attiva e alla cittadinanza consapevole. È stato ufficiale di complemento nella Guardia di Finanza e collabora attivamente con realtà associative e istituzionali su progetti dedicati alla legalità, all’inclusione sociale e alla promozione della cultura come motore di crescita collettiva. È membro dell’Istituto Milton Friedman, impegnato nella diffusione dei principi della libertà economica e della responsabilità individuale. È laureato in Giurisprudenza, ha conseguito una laurea magistrale in Psicologia del Lavoro e delle Comunicazioni e un master in Diritto dell’Informatica. È inoltre abilitato alla professione forense.
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