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Come sta cambiando l’ordine mondiale: USA, Cina, Europa e l’illusione di un continente unito

Crisi del gas e fragilità politica: come la dipendenza energetica ha messo a nudo i limiti strutturali dell’Europa

Per trent’anni abbiamo vissuto con la convinzione che il mondo fosse destinato a restare centrato sugli Stati Uniti, unica potenza in grado di dettare regole e orientare i mercati. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, il cosiddetto “secolo americano” sembrava non avere rivali, e l’Europa dipendenza energetica è diventata uno dei fattori che hanno impedito al continente di affermarsi come potenza unitaria. L’Europa si immaginava come il laboratorio di una nuova potenza, un terzo polo capace di mediare, bilanciare, proporre soluzioni. Ma gli ultimi anni hanno sgretolato questa illusione: la Cina è emersa come rivale sistemico, l’India è diventata un gigante demografico ed economico in piena ascesa, i BRICS si sono allargati includendo nuove potenze energetiche e finanziarie, mentre gli Stati Uniti, pur restando dominanti, hanno visto crescere attorno a sé sfidanti credibili. L’Europa, che avrebbe potuto avere un ruolo decisivo, ha mostrato invece tutta la sua fragilità, oscillando tra l’essere un grande mercato e il rimanere una somma di nazioni incapaci di parlare con una sola voce.

Europa dipendenza energetica: dal gas russo al GNL USA

La guerra in Ucraina è stata la cartina di tornasole di questa debolezza. Per anni la manifattura europea aveva goduto di un vantaggio competitivo dato dal gas russo a basso prezzo, trasportato via tubo con contratti di lungo periodo. Era la linfa che alimentava la chimica tedesca, la ceramica italiana, il vetro francese, l’acciaio e la carta. In pochi mesi quel pilastro si è sgretolato: sanzioni, sabotaggi, chiusura dei flussi. Un approfondimento sulle parole di Donald Trump, che ha parlato di una “guerra economica” fatta di sanzioni e dazi, è disponibile qui. La dipendenza dal gas russo, che nel 2021 superava il 40%, è crollata sotto il 20%. Ma l’alternativa non è stata costruire un’autonomia energetica europea: è stato semplicemente cambiare fornitore, acquistando gas naturale liquefatto sul mercato globale, soprattutto dagli Stati Uniti.

Questo passaggio ha un costo enorme. Il GNL, trasportato per nave e rigassificato nei porti, è inevitabilmente più caro del gas via tubo. Così l’Europa si ritrova a pagare l’energia a prezzi più alti rispetto a Stati Uniti e Asia. I dati lo confermano: nel 2022 il gas europeo ha raggiunto prezzi dieci volte superiori a quelli americani (Reuters); nel 2024 la forbice si è ridotta, ma resta significativa. E non si tratta di numeri astratti: significa famiglie con bollette raddoppiate, imprese che chiudono linee produttive, settori energivori come la chimica che delocalizzano. Significa inflazione, arrivata al 9,2% nell’area euro nel 2022, scesa nel 2024 ma ancora sopra i livelli pre-crisi. La sostanza è che l’Europa dipendenza energetica ha sostituito una dipendenza con un’altra, senza colmare il vuoto di sovranità energetica.

Subalternità e frammentazione politica dell’UE

La conseguenza è una subalternità che si manifesta non solo nei rapporti commerciali ma anche in quelli politici. L’Europa si è rifugiata sotto l’ombrello americano, indispensabile per la sicurezza militare, ma oneroso sul piano economico. Acquista GNL dagli Stati Uniti a prezzi maggiorati, rafforza la NATO accettando di fatto la guida di Washington, e nel frattempo vede la propria industria perdere competitività. Non è soltanto una questione di volontà mancata, come spesso si dice: è un problema strutturale. L’Unione è un gigante economico ma un nano politico, priva di un esercito comune, di una politica estera unitaria, di una strategia energetica condivisa. Ogni Stato difende il proprio interesse: la Germania il suo passato di gas russo, la Francia il suo nucleare, l’Italia i suoi gasdotti mediterranei. Quando arriva la crisi, la frammentazione si rivela ed evidenzia ancora una volta la Europa dipendenza energetica.

Europa dipendenza energetica e radici storiche della fragilità

La verità è che l’Europa non è mai stata unita come soggetto politico. Lo è stata solo attraverso due forme ormai scomparse: le dinastie monarchiche, che intrecciavano parentele e alleanze da Madrid a Vienna, da Parigi a San Pietroburgo, e la Chiesa cattolica, che per secoli ha fornito un linguaggio, un diritto, una cornice spirituale comune. Quelle erano le vere strutture che tenevano insieme popoli diversi. Con la fine delle monarchie come potenze unificanti e con la progressiva marginalizzazione della Chiesa cattolica, quel collante è venuto meno. L’Unione Europea, costruita su trattati e regole di mercato, non ha mai colmato quel vuoto. Ha dato libera circolazione, una moneta unica, programmi di studio, ma non un’anima. Non esiste un popolo europeo, non esiste una coscienza politica europea.

Europa dipendenza energetica e debolezza strutturale

Per questo, quando arriva la tempesta, l’Europa si mostra per ciò che è: non un soggetto unitario, ma un condominio di Stati. Ciò che doveva essere la sua forza, la diversità, diventa debolezza perché manca un fondamento condiviso. E non basta un inno tratto da Beethoven o una bandiera blu con dodici stelle a trasformare un mercato in una nazione. Senza radici culturali comuni, non si costruisce una potenza.

Europa dipendenza energetica e conseguenze quotidiane

Tutto questo lo vediamo riflesso nella nostra vita quotidiana. Le bollette restano più alte che altrove, i prezzi dei beni essenziali non sono tornati ai livelli precedenti la crisi, i salari rincorrono e non raggiungono il costo della vita, le imprese tagliano o spostano la produzione dove l’energia costa meno. Non sono sfortune del destino: sono la conseguenza diretta della Europa dipendenza energetica e della fragilità politica. Gli Stati Uniti hanno energia abbondante e a buon prezzo, la Cina ha pianificazione industriale e controllo delle catene di approvvigionamento, l’India cresce grazie a una demografia esplosiva. L’Europa, invece, resta sospesa tra il desiderio di contare e l’impossibilità di farlo, costretta a seguire piuttosto che a guidare.

In fondo, la risposta alla domanda “perché succede?” è semplice e dura: non è questione di incapacità o di mancanza di coraggio. È impossibilità strutturale. L’Europa non può essere unita perché non lo è mai stata. Ciò che la teneva insieme in passato – le monarchie cattoliche e la Chiesa di Roma – oggi è negato, dimenticato o ridotto a residuo storico. Rimane un grande mercato, utile a commerciare e a viaggiare senza dogane, ma incapace di proteggere i suoi cittadini nei momenti di crisi. Per questo paghiamo il gas più caro, per questo le nostre imprese arrancano, per questo i nostri stipendi perdono potere d’acquisto. Non è un tradimento del progetto europeo: è il progetto stesso a essere velleitario, perché pretende di costruire una comunità politica senza fondamenti comuni.

E così, ogni volta che il mondo entra in crisi, l’Europa si scopre fragile, subalterna, prigioniera della sua stessa illusione. Non sceglie la sua strada: la segue. Non detta i prezzi: li subisce. Non guida i processi globali: li rincorre. Perché l’Europa dipendenza energetica, in realtà, non è stata tradita da nessuno. Semplicemente, non è mai esistita.

Per restare informato su tutti gli sviluppi legati all’Europa dipendenza energetica e alla politica internazionale, continua a seguirci su PDQ Magazine.

Andrea Cisternino
Andrea Cisternino
Editorialista di stampo giusnaturalista, cattolico tradizionale , moderato ma non troppo
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