Sanremo 2026 torna con la classica struttura in cinque serate, ma con una particolarità di calendario: l’edizione è stata collocata a fine febbraio per evitare sovrapposizioni con le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.
Presentatori e co-conduttori: le scelte già confermate
Il volto al centro della scena è Carlo Conti, indicato come conduttore e direttore artistico dell’edizione. Accanto a lui, come presenza stabile in conduzione, c’è Laura Pausini (citata da più annunci ufficiali riportati da RaiNews).
Alla vigilia del Festival, il mosaico delle conduzioni serata per serata comincia a prendere forma, delineando un equilibrio studiato tra volti popolari, personalità fuori dagli schemi e suggestioni internazionali.
La prima serata, in programma martedì 24 febbraio, vedrà salire sul palco dell’Ariston accanto a Carlo Conti e Laura Pausini anche l’attore turco Can Yaman. La sua presenza, molto seguita dal pubblico italiano negli ultimi anni, inaugura l’edizione con un nome capace di intercettare sia il pubblico televisivo tradizionale sia quello più giovane, abituato a seguirlo tra serie e social.
La seconda serata, mercoledì 25 febbraio, cambia registro e punta su un mix più eccentrico e contemporaneo: tra i co-conduttori figurano Achille Lauro e Lillo Petrolo, due personalità molto diverse ma accomunate da una forte identità scenica. Nelle ultime ore si è aggiunto anche il nome di Pilar Fogliati, che completa un trio capace di mescolare musica, comicità e recitazione, dando alla serata un tono più dinamico e imprevedibile.
La terza serata, giovedì 26 febbraio, si orienta invece verso un’immagine più internazionale e glamour con la presenza della top model Irina Shayk come co-conduttrice. Una scelta che sottolinea la volontà di aprire ulteriormente il Festival a un respiro globale, trasformando per una sera il palco dell’Ariston in una passerella dal forte impatto mediatico.
Per le restanti serate, eventuali nuovi annunci su co-conduttori o presenze fisse in conduzione sono attesi attraverso comunicazioni ufficiali: al momento, le conferme si fermano a questi nomi, che già delineano un Festival costruito su alternanza di stili, pubblici e linguaggi diversi.

Ospiti: il “peso” dell’edizione si misura già dai nomi annunciati
Se c’è un elemento che, più di ogni altro, dà la temperatura di un Festival, è la lista degli ospiti. E per il 2026 il messaggio appare chiaro: unire grande pubblico, prestigio internazionale e memoria pop.
Ad aprire il capitolo dei superospiti sarà Tiziano Ferro, annunciato per la prima serata di martedì 24 febbraio. La sua presenza riporta all’Ariston una delle voci italiane più riconoscibili degli ultimi vent’anni, capace di attraversare generazioni e stagioni musicali diverse senza perdere centralità. È una scelta che parla al cuore del pubblico, ma anche alla storia recente del pop italiano, di cui Ferro è stato protagonista assoluto.
La terza serata, giovedì 26 febbraio, alza ulteriormente l’asticella con un accoppiamento dal respiro internazionale: Eros Ramazzotti e Alicia Keys sono annunciati come superospiti, per quella che viene presentata come la loro prima esibizione insieme dal vivo. Da un lato Ramazzotti, nome storico della canzone italiana capace di conquistare anche il mercato europeo e latinoamericano; dall’altro Keys, star globale dell’R&B e del soul contemporaneo.

La combinazione è significativa: un artista italiano che incarna continuità e memoria, affiancato da una voce internazionale che proietta il Festival oltre i confini nazionali. Per una sera, il palco dell’Ariston non sarà soltanto il centro della musica italiana, ma un punto d’incontro tra tradizione e scena globale.
Sanremo oltre l’Ariston: nave e “palchi” collaterali
Sanremo non è più soltanto il palco principale. RaiNews conferma la presenza di Max Pezzali come ospite legato al “palco sul mare” (la nave) per tutte le serate. E, sul fronte degli appuntamenti esterni, diverse testate stanno seguendo gli annunci sugli ospiti in città: ad esempio, per il “gran finale” viene citata la presenza dei Pooh come ospiti, richiamando anche la loro vittoria storica con Uomini soli (1990).
Un po’ di storia: da esperimento del dopoguerra a rito nazionale
Per capire perché ogni anno Sanremo “diventa Sanremo” (cioè invade conversazioni, giornali, social, uffici e scuole), serve un passo indietro.
Il Festival nasce nel 1951 e già nei primi anni diventa un magnete per autori ed editori; dal 1955 la Rai lo trasmette in diretta, segnando un salto decisivo nella sua popolarità.
Il luogo-simbolo oggi è l’Ariston, che diventa “tempio” del Festival dal 1977: una data che spiega anche perché l’immaginario sanremese sia così riconoscibile, quasi teatrale, fatto di scalette, ingressi, orchestra, “momenti evento”.

Perché Sanremo resta importante (anche nel 2026)
Sanremo continua a resistere al tempo perché non è soltanto un festival musicale: è una vera e propria macchina culturale a più livelli, capace di parlare contemporaneamente a pubblici diversi.
È innanzitutto una gara, con un meccanismo di voto che intreccia televoto, giurie e radio nel corso della settimana, mantenendo viva la suspense fino all’ultima serata. La competizione resta il cuore pulsante dell’evento: classifiche parziali, ribaltamenti, polemiche e sorprese alimentano discussioni che vanno ben oltre il palco dell’Ariston.
Ma Sanremo è anche – e forse soprattutto – spettacolo televisivo. Le canzoni non bastano da sole: la conduzione, gli ospiti, i momenti extra-musicali contribuiscono a definire il tono dell’edizione. Nel 2026 l’equilibrio appare costruito con attenzione: il volto popolare e rassicurante di Carlo Conti, la presenza internazionale di Irina Shayk e Alicia Keys, insieme a nomi italiani profondamente legati alla storia recente della musica come Tiziano Ferro ed Eros Ramazzotti. È un mosaico che unisce familiarità e apertura internazionale, tradizione e contemporaneità.
Il Festival è diventato sempre più un termometro sociale. L’attesa non si consuma più soltanto davanti alla televisione: si costruisce nei giorni precedenti attraverso anticipazioni, commenti e dibattiti online. I social amplificano ogni dettaglio – dagli abiti alle esibizioni – trasformando Sanremo in una conversazione nazionale continua, che inizia ben prima della prima nota e prosegue oltre la proclamazione del vincitore.
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