Arte, fede, giustizia e memoria si incontrano a Roma per raccontare la figura di Rosario Livatino, il magistrato siciliano ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990 e proclamato Beato dalla Chiesa cattolica nel 2021.
Si intitola “Fede e Giustizia – Testimonianza di vita del Beato Rosario Livatino” la mostra collettiva organizzata dall’UCAI – Unione Cattolica Artisti Italiani, sezione Roma, che sarà inaugurata venerdì 4 settembre 2026, alle 17.30, negli spazi della Galleria La Pigna, all’interno di Palazzo Pontificio Maffei Marescotti, in via della Pigna 13.
La collettiva, curata da Claudio d’Alelio Marescotti, sotto l’egida del Premio Europeo della Giustizia Beato Rosario Livatino e con il contributo dell’Archivio Paolo Salvati, riunisce 24 artisti, chiamati a confrontarsi attraverso i propri linguaggi con una delle figure più significative della storia recente della magistratura italiana.
Chi era Rosario Livatino
Per comprendere il valore dell’iniziativa occorre ricordare chi fosse Rosario Livatino.
Nato a Canicattì, in provincia di Agrigento, il 3 ottobre 1952, Livatino si laureò in Giurisprudenza all’Università di Palermo e intraprese la carriera in magistratura. Nel 1979 divenne sostituto procuratore presso il Tribunale di Agrigento, occupandosi di importanti procedimenti legati alla criminalità organizzata e alla gestione illecita del potere economico e amministrativo.

Nel 1989 passò alla funzione giudicante. La sua attività professionale si caratterizzò per rigore, riservatezza e indipendenza di giudizio. Un magistrato giovane, ma già consapevole della responsabilità legata all’esercizio della funzione pubblica.
La sua vita fu spezzata il 21 settembre 1990. Livatino stava percorrendo senza scorta la strada tra Canicattì e Agrigento quando venne aggredito da un gruppo di killer. Cercò di sfuggire all’agguato, ma fu raggiunto e assassinato. Aveva soltanto 37 anni.
A ucciderlo furono esponenti della Stidda, organizzazione mafiosa radicata soprattutto nella Sicilia centro-meridionale e all’epoca impegnata in una violenta contrapposizione con Cosa nostra.
L’omicidio di Livatino rappresentò l’eliminazione fisica di un magistrato impegnato nel contrasto alla criminalità organizzata, ma nel corso degli anni la sua figura ha assunto un significato molto più ampio.

Il magistrato e l’uomo di fede
Accanto alla dimensione professionale c’era infatti quella spirituale.
Rosario Livatino viveva la propria fede cristiana non come una dimensione separata dal lavoro, ma come parte integrante della propria coscienza. La sua idea di giustizia era strettamente legata alla responsabilità personale e al dovere di esercitare la funzione pubblica con indipendenza e rettitudine.
La Chiesa cattolica ha riconosciuto questa testimonianza il 9 maggio 2021, quando Livatino è stato proclamato Beato nella Cattedrale di Agrigento.
La sua figura è così diventata un punto di riferimento non soltanto per i magistrati e per chi opera nel mondo della giustizia, ma anche per quanti vedono nella sua vita un esempio di coerenza tra fede, professione e responsabilità civile.
La sua vicenda è racchiusa anche nel motto “Sub Tutela Dei”, espressione che sintetizza il rapporto tra la sua fede e il senso della propria missione personale.
La mostra “Fede e Giustizia” a Roma
È proprio questa duplice identità – magistrato e uomo di fede – a costituire il cuore della mostra romana.
I 24 artisti dell’UCAI-Roma sono stati invitati a confrontarsi non soltanto con il volto e la biografia di Livatino, ma con i temi che la sua esistenza continua a porre alla società contemporanea: legalità, giustizia, sacrificio, coscienza personale, responsabilità pubblica, fede e lotta alla criminalità organizzata.
L’obiettivo è trasformare la memoria in una riflessione attraverso l’arte.
La pittura, la scultura e gli altri linguaggi artistici diventano così strumenti attraverso i quali una vicenda entrata nella memoria collettiva italiana può essere riletta da prospettive differenti.
In questo senso, la mostra non vuole limitarsi alla celebrazione di un Beato, ma intende riportare al centro del dibattito una domanda essenziale: che cosa significa amministrare la giustizia quando la funzione pubblica coinvolge anche la coscienza dell’uomo che la esercita?

Il contributo del maestro Dominique Cialone
Tra i protagonisti della collettiva c’è anche il maestro Dominique Cialone, chiamato, insieme agli altri artisti dell’UCAI-Roma, a misurarsi con la complessità della figura di Livatino.
La sua partecipazione acquista particolare significato all’interno di un’esposizione nella quale l’arte non è chiamata semplicemente a rappresentare una persona o un episodio storico, ma a trasformare la memoria in una possibilità di riflessione.
Raccontare Livatino attraverso l’arte significa infatti confrontarsi con temi che vanno oltre la sua vicenda personale. Significa interrogarsi sul rapporto tra giustizia e coscienza, fede e responsabilità, libertà e dovere, ma anche sul valore del sacrificio di chi sceglie di svolgere il proprio compito senza cedere alle pressioni della criminalità.
Cialone sarà dunque parte di un percorso corale nel quale ogni artista offre una propria chiave di lettura. Ventiquattro sensibilità diverse, riunite intorno a una figura che continua a parlare al presente.
È proprio questa pluralità di sguardi a rendere l’iniziativa particolarmente interessante: la storia di Rosario Livatino viene sottratta alla semplice commemorazione e affidata alla creatività contemporanea.
Alberto Moioli: “L’arte restituisce complessità alla giustizia”
Il critico d’arte Alberto Moioli sottolinea il valore della scelta di affrontare il tema della giustizia attraverso l’arte.
La rappresentazione artistica, osserva Moioli, consente di sottrarre un argomento così delicato al rischio della semplificazione e dello slogan, restituendogli invece la complessità che gli appartiene.
È un passaggio centrale nel progetto di “Fede e Giustizia”: l’arte diventa uno strumento per conservare la memoria, ma anche per interrogare il presente.
La vicenda di Livatino, infatti, non appartiene soltanto al passato. La sua figura continua a interrogare il rapporto tra cittadini e istituzioni, tra fede e responsabilità, tra legalità e coraggio individuale.
Dalla mostra al Premio Europeo della Giustizia
L’esposizione del 4 settembre rappresenterà anche l’“ouverture” della seconda edizione del Premio Europeo della Giustizia Beato Rosario Livatino, in programma il 29 ottobre 2026 nella Sala delle Cerimonie di Palazzo Maffei-Marescotti.
Mostra e Premio costituiscono due momenti di uno stesso percorso: da una parte l’arte come strumento di memoria e sensibilizzazione, dall’altra un appuntamento dedicato alla figura di Livatino e ai valori della giustizia che la sua testimonianza continua a rappresentare.
La proposta di riconoscere Rosario Livatino come Patrono dei Magistrati, sostenuta all’unanimità dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 2026, conferma inoltre l’attualità della sua figura nel rapporto tra fede e funzione giudiziaria.

L’inaugurazione della mostra a Roma
L’appuntamento è per venerdì 4 settembre 2026 alle ore 17.30 alla Galleria La Pigna di Roma.
Durante il vernissage è previsto un intermezzo musicale affidato alla pianista Elisa d’Alelio Marescotti, oltre all’intervento del professor Gaetano Saccà e al commento critico di Alberto Moioli.
La mostra “Fede e Giustizia – Testimonianza di vita del Beato Rosario Livatino” resterà aperta dal 4 al 15 settembre 2026, dal lunedì al venerdì, dalle ore 16 alle 19, con ingresso libero.
A oltre trent’anni dalla morte di Rosario Livatino, l’arte torna così a interrogare la memoria italiana. Non soltanto per ricordare un magistrato assassinato dalla mafia, ma per raccontare un uomo che fece della propria professione una testimonianza di libertà, rigore e coerenza.
Ed è forse proprio questo il lascito più forte di Livatino: ricordare che la giustizia non è soltanto una norma da applicare, ma anche una responsabilità da vivere.
Informazioni in breve
Evento: “Fede e Giustizia – Testimonianza di vita del Beato Rosario Livatino”
Dove: Galleria La Pigna – Palazzo Pontificio Maffei Marescotti, via della Pigna 13, Roma
Quando: dal 4 al 15 settembre 2026
Inaugurazione: venerdì 4 settembre, ore 17.30
Orari: dal lunedì al venerdì, dalle 16.00 alle 19.00
Ingresso: libero
Organizzazione: UCAI – Unione Cattolica Artisti Italiani, sezione Roma
Curatore: Claudio d’Alelio Marescotti
Artisti: 24
Prossimo appuntamento: seconda edizione del Premio Europeo della Giustizia Beato Rosario Livatino, 29 ottobre 2026, Palazzo Maffei-Marescotti
Per tutti gli altri aggiornamenti contiua a seguirci su PdQ Magazine.
