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Il potere senza merito: perché Claudio Fava ha ragione (anche per un liberista)

In Sicilia il vero problema non sono le mazzette ma il potere chiuso e autoreferenziale che soffoca libertà, concorrenza e sviluppo

In Sicilia il centrosinistra chiede le dimissioni del governo Schifani, ma con quale legittimità morale? Da liberista, analizzo e condivido le parole di Claudio Fava: il problema non sono le mazzette, ma il potere senza merito che soffoca libertà e sviluppo.

La Sicilia e il potere come fine, non come strumento

Claudio Fava ha denunciato una verità che nessuno vuole ammettere: in Sicilia la crisi politica non è più solo corruzione o spreco di denaro pubblico. È diventata una malattia del potere, un sistema chiuso dove contano le nomine, i favori e la gestione opaca delle cariche.

E ha ragione Fava quando chiede: con quale legittimità morale il centrosinistra può chiedere le dimissioni di Schifani? Nessuna. Perché lo stesso centrosinistra ha partecipato per anni allo stesso banchetto politico: spartizione di fondi, posti, appalti e clientele.

Una politica che frena la libertà e il mercato

Da liberista, non posso che condividere questa analisi.

Il vero problema della Sicilia non è la mancanza di soldi, ma la mancanza di libertà reale: di impresa, di concorrenza, di merito.

Ogni euro pubblico diventa strumento di potere e controllo, non di crescita. Intanto, chi produce valore — imprenditori, artigiani, professionisti — è schiacciato da burocrazia, tasse e favoritismi politici.

La politica siciliana, di destra e di sinistra, ha trasformato la dipendenza dallo Stato in un modello di sopravvivenza. Un sistema che disincentiva l’iniziativa privata e blocca qualsiasi tentativo di sviluppo autentico.

Ninni Petrella commenta le dichiarazioni di Claudio Fava sulla crisi politica e il potere in Sicilia

Il centrosinistra e l’opposizione di comodo

Il centrosinistra siciliano, invece di proporre una visione riformista e liberale, si è accontentato del ruolo di opposizione di cartapesta.

Ha partecipato al “gran ballo del maxiemendamento”, come scrive Fava, scambiando la politica con la contabilità. E oggi, dopo anni di silenzio, finge indignazione chiedendo le dimissioni del governatore.

È un riflesso di convenienza, non di convinzione. L’indignazione a orologeria serve solo a nascondere l’assenza di idee e il fallimento di una classe dirigente.

La corruzione immateriale del potere

Fava fotografa con precisione la nuova forma di corruzione: non servono più le mazzette, basta controllare le carriere e le nomine.

Il potere è diventato immateriale, si muove tra uffici e cartelline, decide destini e posti di comando. È la corruzione burocratica, quella che non lascia tracce di denaro ma produce gli stessi effetti: merito escluso, talento espulso, Sicilia impoverita.

Perché serve uno Stato leggero e meritocratico

Per questo, non basta chiedere le dimissioni di Schifani. Serve uno scatto di dignità collettiva, una rivoluzione culturale ed economica. Bisogna rompere il sistema della dipendenza e costruire uno Stato che non distribuisca favori ma garantisca regole.

Meno politica e più libertà: questa è la svolta vera di cui parla Fava, anche se forse non la intendeva in senso liberista. Solo restituendo spazio al merito, alla competizione e alla responsabilità individuale, la Sicilia potrà liberarsi del potere come fine a sé stesso e tornare a essere una terra di opportunità, non di rendite.

Orgoglio, svolta, libertà

Orgoglio, svolta”, scrive Fava. Due parole che, per un liberista, significano una cosa sola: libertà e responsabilità. Non servono nuovi salvatori, ma cittadini consapevoli e una politica finalmente meritocratica.

Il potere non deve più essere premio, ma servizio. Solo allora la Sicilia potrà davvero rialzarsi.

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Ninni Petrella
Ninni Petrella
Ninni Petrella è attivista, promotore culturale, da anni impegnato in iniziative che promuovono la partecipazione civica, la formazione e lo sviluppo sostenibile dei territori. Originario di Milazzo, ha fondato nel 2023 il Movimento Politico Partiamo da Qui, con l’obiettivo di avvicinare soprattutto le nuove generazioni alla politica attiva e alla cittadinanza consapevole. È stato ufficiale di complemento nella Guardia di Finanza e collabora attivamente con realtà associative e istituzionali su progetti dedicati alla legalità, all’inclusione sociale e alla promozione della cultura come motore di crescita collettiva. È membro dell’Istituto Milton Friedman, impegnato nella diffusione dei principi della libertà economica e della responsabilità individuale. È laureato in Giurisprudenza, ha conseguito una laurea magistrale in Psicologia del Lavoro e delle Comunicazioni e un master in Diritto dell’Informatica. È inoltre abilitato alla professione forense.
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