Lettera a un bambino mai nato, riletta nel 2025, è un esercizio di memoria, certo. Ma è anche un atto politico, culturale, personale. Oriana Fallaci non scrisse un romanzo nel senso classico del termine, ma una confessione incandescente. Una donna – colta, autonoma, innamorata della vita e della libertà – si ritrova incinta. Di fronte a lei, una scelta che nessuno può semplificare, tantomeno lo Stato, la Chiesa o l’opinione pubblica. Il monologo che ne nasce è un grido lucido, doloroso, mai vittimista.
Nel 1975, Oriana Fallaci pubblicava Lettera a un bambino mai nato. Non era soltanto un libro: era una sfida culturale, un pugno nello stomaco, un atto d’accusa – contro l’ipocrisia, contro la società che schiaccia le donne dietro ruoli imposti, contro ogni potere che impone di scegliere tra libertà e dovere. A cinquant’anni di distanza, quel testo non ha perso forza né attualità. E oggi, con una nuova riedizione speciale voluta da Rizzoli, torna a parlarci con la stessa voce ruvida e libera di allora.
Una nuova edizione di Lettera a un bambino mai nato
Per questo cinquantesimo anniversario, Rizzoli ha pubblicato una nuova edizione commemorativa dell’opera, arricchita da una prefazione inedita e da materiali d’archivio che aiutano a collocare il libro nel suo tempo e nel nostro. Non è un’operazione commerciale, ma un invito a ripensare un testo che ha saputo porre domande prima ancora che offrire risposte. E che oggi, in tempi di ritorni identitari e di paternalismi mascherati da progressismo, merita una rilettura attenta e onesta. Maggiori dettagli sulla ristampa sono disponibili sul sito ufficiale Rizzoli.
Una voce che inquieta ancora
È curioso – ma non sorprendente – che Lettera a un bambino mai nato sia rimasto uno dei testi più studiati (e citati) nelle facoltà di filosofia, psicologia, scienze politiche e non solo in quelle di letteratura. Perché Fallaci riesce a fare ciò che solo i grandi scrittori sanno fare: scavare nell’ambivalenza umana senza giudicarla, nominare la paura senza vergogna, porre domande scomode a chiunque – lettore incluso.
La maternità qui non è mai un simbolo, né un dogma, né una condanna. È un fatto, concreto e totalizzante. E in questo sta l’universalità del libro: nella tensione tra desiderio e realtà, tra autodeterminazione e responsabilità, tra diritto e limite. Con Lettera a un bambino mai nato, Fallaci mette a nudo questa ambivalenza senza offrire facili scorciatoie.
Oriana Fallaci: libera, irriducibile, controversa
Ma parlare di Lettera a un bambino mai nato oggi significa anche fare i conti, senza ipocrisie, con la figura complessa della sua autrice.
Oriana Fallaci è stata una giornalista straordinaria, una penna affilata che ha attraversato le guerre, le rivoluzioni e i palazzi del potere con lo sguardo libero di chi non si accontenta di raccontare: vuole capire, e soprattutto vuole disturbare. La sua voce ha rotto silenzi, svelato ipocrisie, scardinato certezze. Anche a costo di non piacere. Anzi, soprattutto per quello.
Eppure, la stessa Fallaci che negli anni ’60 e ’70 rappresentava per molti un simbolo di emancipazione femminile e di spirito critico, è diventata dopo l’11 settembre una figura controversa, accusata di islamofobia e razzismo per i toni e le idee espresse in libri come La rabbia e l’orgoglio e La forza della ragione.
Personalmente, da liberale, non ho mai cercato santi né martiri nel dibattito culturale. Fallaci ha sbagliato su molte cose. Ma è anche riuscita a dire verità che pochi avevano il coraggio di pronunciare, e a porre domande che ancora oggi molti preferiscono evitare. È stata una voce scomoda, ma autentica. E oggi, in un tempo in cui l’opinione è spesso filtrata dal calcolo e dal conformismo, la sua radicale libertà intellettuale resta una lezione. Qui trovi altri articoli di cultura.
Un’eredità viva
Il cinquantenario di Lettera a un bambino mai nato non è solo una ricorrenza editoriale. È un’occasione per tornare a riflettere sulla solitudine delle scelte individuali, sul peso della coscienza, sulla responsabilità di vivere e di generare. Temi che travalicano l’etica privata e interrogano la società intera.
Forse è proprio questo il senso profondo del libro: non offrire un messaggio chiaro, ma costringerci a pensare. Senza slogan, senza semplificazioni, senza alibi.
E in questo, con Lettera a un bambino mai nato, Oriana Fallaci resta – a cinquant’anni di distanza – una scrittrice modernissima. Perché non c’è niente di più attuale della libertà di pensiero, quando il pensiero è libero davvero.
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