Il rapporto ISTAT del 2022 rileva una perdita di circa 157 litri di acqua potabile al giorno per abitante. Equivalgono a 3,4 miliardi di metri cubi d’ acqua persi ogni anno dalla distribuzione, pari a circa il 42,4% di acqua immessa nella rete. Un dato che evidenzia in modo chiaro le gravi criticità delle infrastrutture idriche italiane, messe alla prova da obsolescenza e frammentazione gestionale. Il dato non considera i modelli di intelligenza artificiale generativa, in rapida espansione, che potrebbero richiedere un consumo d’acqua globale fino a 6 miliardi di litri.
Negli ultimi anni abbiamo spesso affrontato il problema, sottolineando come l’acqua sia un bene prezioso per gli esseri viventi. Sono state promosse campagne per diffondere la cultura del suo corretto utilizzo, evidenziando i principi fondamentali, e per incentivare il riuso, evitando inutili sprechi e tutelando le risorse idriche disponibili.
La Giornata Mondiale dell’Acqua e le sfide delle infrastrutture idriche italiane
Dal 1992 le Nazioni Unite celebrano il 22 marzo “La giornata mondiale dell’acqua” per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di questa risorsa. In Italia, nonostante alcuni interventi, i risultati sono stati scarsi: gli enti abilitati alla gestione e distribuzione hanno cercato di ridurre questo dato allarmante mettendo in campo soluzioni come il ridimensionamento della quantità erogata — circa 36 litri in meno giornalmente per ogni cittadino rispetto a 20 anni fa — ma tali azioni non hanno prodotto gli effetti desiderati.
Il dato statistico generale sulle differenze territoriali andrebbe approfondito, in quanto varia per ogni Regione e per ogni luogo. Senza entrare nei dettagli, evidenziamo come tra le Regioni più virtuose (con una, si fa per dire, minor perdita d’acqua), si trovano l’Emilia Romagna (29.7%) e la Valle d’Aosta (29,8%) mentre tra le Regioni con una maggiore perdita d’acqua figurano la Basilicata (65.5%) e l’Abbruzzo (62,5%). Numerose sono inoltre le Provincie con una maggiore perdita dai loro sistemi di distribuzione: Potenza, Latina, Chieti, l’Aquila, Siracusa, Cosenza, Massa, ed altre ancora.

L’importanza di contenere la dispersione non giustificata
La prima indicazione da sottolineare è semplice: l’acqua è una risorsa limitata, quindi non esiste alcuna giustificazione valida per la sua perdita impropria.
Analizzando il problema nel dettaglio, ci rendiamo conto che l’acqua va preservarla anche per altre corrette motivazioni. Tra le prime bisogna considerare che, essendo un bene limitato, preservarla significa garantirla alle future generazioni, comportandoci come dei buoni padri di famiglia.
Un consumo eccessivo di acqua, amplificato dalle perdite significative di cui abbiamo parlato, può anche danneggiare gli habitat acquatici, alterando gli equilibri degli ecosistemi naturali. Nell’era in cui i cambiamenti climatici stanno rivoluzionando il nostro pianeta, ridurre gli sprechi d’acqua consente a ciascuno di noi di diminuire la propria impronta idrica, attenuando quello che viene chiamato “stress idrico”. Infatti le azioni messe in campo singolarmente, per ridurre anche una minima perdita, hanno un impatto significativo anche a livello economico sulla società.
Efficienza delle infrastrutture idriche: risparmio economico e sostenibilità
Il sistema delle infrastrutture idriche comprende stazioni di pompaggio per l’immissione in rete, una infrastruttura di trasferimento e distribuzione, e impianti di trattamento. Questo sistema impatta a livello economico globale in maniera significativa e, quando le perdite d’acqua solo elevate, il funzionamento prolungato di queste infrastrutture comporta costi maggiori per garantire la corretta erogazione ad ogni utenza.
Un’infrastruttura efficiente, invece, assicura un approvvigionamento affidabile e di qualità. Investire nell’ammodernamento e nell’implementazione delle infrastrutture permette di ridurre i costi, creare posti di lavoro e migliorare la competitività del settore.
Acqua e tecnologia: perché il futuro passa da digitalizzazione e controllo
L’implementazione delle infrastrutture idriche passa oggi attraverso la digitalizzazione e l’adozione di sistemi di monitoraggio, che garantiscano continuità del servizio, efficienza e della qualità dell’acqua erogata.
In questa sede abbiamo analizzato solo alcuni aspetti di una problematica davvero impattante anche dal punto di vista sociale, evitando volutamente di approfondire i comparti economici dove le perdite di acqua sono particolarmente rilevanti, come agricoltura, industria e settore terziario.
Perché perdiamo così tanta acqua e come possiamo intervenire
Il problema principale delle perdite della rete idrica italiana è sicuramente legato all’obsolescenza delle infrastrutture, molte delle quali hanno più di 50 anni.
Tuttavia, contribuiscono in modo significativo anche altri fattori, come la gestione frammentata della rete tra comuni, province e regioni, la scarsa manutenzione dovuta a investimenti insufficienti, errori di misurazione delle erogazioni e allacci non autorizzati. L’insieme di queste problematiche – citando solo le più rilevanti – fa sì che l’Italia sia tra i paesi europei con il più alto consumo d’acqua.
Per cercare di arginare il fenomeno, in Italia, nel 1994 viene introdotto il Sistema Idrico Integrato (SII) grazie alla Legge Galli, con l’obiettivo di ridurre la frammentazione della gestione delle infrastrutture, assegnando ad un’unica entità la captazione, l’adduzione e la distribuzione, suddividendo il territorio nazione in ATO e favorendo economie di scala. Questo ha posto le basi per un nuovo modello di gestione del servizio idrico, introducendo organismi dedicati a garantire il corretto funzionamento. La finalità del SII è quindi garantire un servizio efficiente, efficace ed economico. Come evidenziato all’inizio della nostra analisi, una delle principali criticità rimane però l’obsolescenza delle infrastrutture, che continua a influire significativamente sulle perdite d’acqua.
Gli interventi necessari per salvare la rete delle infrastrutture idrica
Riflettendo sulla situazione, si osserva che l’Italia dispone di una rete idrica di circa 500.000 chilometri, comprensiva degli allacciamenti, ma una parte significativa presenta criticità evidenti, come dimostrato dalla perdita del 42,4% di acqua immessa nella rete.
La sostituzione di tratti più critici – quindi non parliamo di manutenzione ordinaria – richiede la considerazione di diversi passaggi fondamentali:
- Esecuzione di scavo lungo tutto il tratto da sostituire;
- Demolizione del tronco identificato come da sostituire;
- Messa in posa di nuovo tronco;
- Reinterro dello scavo eseguito;
- Nuova bitumazione dell’area soprastante lo scavo;
- Smaltimento del tronco demolito

NO-DIG: la rivoluzione silenziosa delle infrastrutture idriche
Se durante gli scavi non vengono intercettate infrastrutture diverse come gas, luce, telefonia, e se il tratto da sostituire non sia in area ad alto traffico veicolare, la sostituzione di un tronco di 500 metri di una dorsale primaria di una rete acquedottistica del diametro di 500 mm, richiede circa 30 giorni, considerando condizioni ottimali e senza imprevisti.
Oggi le nuove tecnologie offrono un aiuto concreto agli Enti nella risoluzione di queste problematiche, riducendo tempi e costi di ammodernamento. Tra queste, le tecnologie NO-DIG (trenchless), di cui parleremo nei prossimi articoli, aprono prospettive ottimistiche per il futuro delle infrastrutture idriche.
L’importanza di quanto detto può far riflettere i cittadini su un uso più corretto delle risorse idriche e, allo stesso tempo, incoraggiare gli Enti preposti a intraprendere un percorso di ammodernamento delle infrastrutture idriche, sfruttando appieno l’attuale tecnologia che sta invadendo il mercato.
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