Stefano Antonio Donnarumma si dimette dalla guida di Ferrovie dello Stato. Le dimissioni rappresentano un nuovo capitolo nella difficile gestione del sistema ferroviario italiano. La conclusione anticipata del mandato dell’amministratore delegato, ufficializzata dopo l’incontro con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, arriva al termine di settimane caratterizzate da polemiche, ritardi e continui disagi per pendolari e viaggiatori.
Dal Ministero si parla di una scelta condivisa e della volontà di avviare una nuova fase dell’azienda dopo il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr. Una versione che però non convince le opposizioni, secondo cui il cambio al vertice rappresenta il tentativo di scaricare sui manager le conseguenze di una gestione politica fortemente contestata.
Mesi di caos ferroviario e crescente pressione politica
Negli ultimi mesi il gruppo Fs è stato al centro di numerose criticità operative. Guasti, rallentamenti, cantieri e cancellazioni hanno alimentato il malcontento degli utenti, mentre il ministro Salvini ha più volte manifestato pubblicamente la propria irritazione nei confronti dei vertici aziendali.
Paradossalmente, solo pochi giorni fa Donnarumma aveva illustrato al Mit dati che indicavano un miglioramento della puntualità dei treni, con un incremento superiore al 7% rispetto agli anni precedenti. Lo stesso ministero aveva attribuito molti dei disservizi a cause esterne, come furti di rame, atti vandalici e guasti ai convogli di altre compagnie ferroviarie. L’accelerazione improvvisa verso le dimissioni lascia quindi aperti interrogativi sulle reali motivazioni del cambio ai vertici.

Le opposizioni: “Salvini dovrebbe dimettersi”
Le reazioni politiche sono state immediate e durissime. Dal Partito Democratico arriva l’accusa che le dimissioni di Donnarumma certifichino il fallimento della gestione del governo nel settore dei trasporti. Esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra, Più Europa e Radicali Italiani sostengono che il ministro stia cercando un capro espiatorio per una situazione che, a loro giudizio, è il risultato di scelte politiche e organizzative.
Secondo le opposizioni, se il sistema ferroviario continua a registrare problemi diffusi, il primo a dover rispondere politicamente sarebbe proprio il ministro competente e non l’amministratore delegato di una società controllata dallo Stato.

Strisciuglio favorito, ma resta il nodo Brandizzo
Per la successione è in pole position Gianpiero Strisciuglio, attuale amministratore delegato di Trenitalia e figura considerata da tempo tra i profili più solidi all’interno del gruppo ferroviario. Sul suo percorso pesa però anche il capitolo giudiziario legato alla tragedia di Brandizzo del 31 agosto 2023, nella quale persero la vita cinque operai impegnati in lavori di manutenzione sui binari.
La Procura di Ivrea ha chiesto il rinvio a giudizio di 21 persone, tra cui lo stesso manager, che all’epoca dei fatti guidava Rfi insieme all’ex ad Vera Fiorani. L’udienza preliminare non è stata ancora fissata e resta quindi aperta la fase giudiziaria della vicenda, destinata inevitabilmente ad accompagnare anche il dibattito sulla futura governance del gruppo Fs. La scelta del successore di Donnarumma sarà infatti osservata con particolare attenzione sia dal mondo politico sia dalle organizzazioni sindacali del settore.

Una scelta che pesa anche sul governo
Il Mit rivendica i risultati raggiunti durante la gestione Donnarumma, dagli obiettivi del Pnrr al ritorno all’utile fino al miglioramento della puntualità. Se questi traguardi vengono considerati positivi dallo stesso ministero, resta però inevitabile la domanda sul perché si sia deciso di interrompere il mandato con un anno di anticipo.
Le dimissioni dell’amministratore delegato rischiano così di trasformarsi in un problema politico per Matteo Salvini, già finito più volte sotto pressione per la gestione del comparto ferroviario. Il cambio al vertice di Ferrovie dello Stato difficilmente basterà a spegnere le polemiche se nei prossimi mesi non arriveranno miglioramenti concreti per milioni di pendolari e passeggeri.
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