L’Eurodeputata Ilaria Salis e l’ex Sindaco di Riace, Mimmo Lucano hanno annunciato la partecipazione alla cosiddetta “Flotilla” internazionale diretta a Cuba per denunciare l’embargo americano contro l’isola. Un’iniziativa presentata come missione di solidarietà e di denuncia politica.
Ma proprio l’organizzazione della spedizione ha acceso le polemiche. La “flottiglia”, infatti, non partirà via mare ma in aereo, con gli attivisti che raggiungeranno l’Avana con voli commerciali. Una contraddizione che ha alimentato critiche politiche sul senso stesso dell’iniziativa.
Una “flottiglia” che parte in aereo
A far discutere anche il costo della partecipazione. La scelta di Salis e Lucano di aderire alla spedizione è diventata così terreno di scontro politico, riaccendendo il dibattito sul regime cubano e sulle responsabilità della crisi economica dell’isola.

Le critiche della senatrice Pellegrino

Ilaria Salis e Mimmo Lucano hanno annunciato la loro partecipazione alla “Nuestra América”, la cosiddetta “flottiglia”, realizzata anche con il benestare di Greta Thunberg, diretta a Cuba che, a loro dire, ha l’obiettivo di denunciare il blocco americano contro l’isola. Questa, però, si rivela essere nei fatti un’operazione più ideologica che di concreto aiuto al popolo cubano. Non è una missione via mare, ma un comodo viaggio in aereo organizzato e pagato dai partecipanti, con quote che, secondo il quotidiano Libero, arrivano a circa 960 euro a testa, pasti esclusi.

Embargo e commercio internazionale
Quando Ilaria Salis e Mimmo Lucano hanno deciso di aderirvi, avrebbero dovuto prima studiare seriamente che cosa è accaduto sull’isola negli ultimi sessant’anni. L’embargo degli Stati Uniti esiste dal 1962. In tutto questo tempo Cuba ha potuto commerciare con l’Europa, con il Canada, con l’America Latina e con gran parte del mondo. Eppure, oggi il Paese vive una crisi economica gravissima: blackout continui, ospedali privi di farmaci, inflazione altissima, un esodo migratorio senza precedenti. Vale la pena ricordare anche un dato spesso ignorato. Secondo i dati ufficiali del Census Bureau degli Stati Uniti, nel 2024 gli Stati Uniti hanno comunque esportato verso Cuba oltre 585 milioni di dollari in beni, soprattutto alimentari e agricoli. Altro che isolamento totale!

Le responsabilità del sistema economico
Tutti sembrano dimenticare che per oltre settant’anni il regime ha imposto un sistema economico rigidamente statale che ha soffocato la produzione, scoraggiato l’iniziativa privata e reso l’economia dipendente dalle importazioni. A questo si aggiunge un altro elemento raramente ricordato: per decenni la nomenklatura del regime ha accumulato ricchezza e privilegi mentre il Paese sprofondava nella povertà. La rivista Forbes stimò per Fidel Castro un patrimonio personale vicino ai 900 milioni di dollari. Il fratello Raúl Castro è stato indicato nel 2026 tra i 10 leader politici più ricchi al Mondo. E Mariela Castro ha acquistato nel 2025 un’isola privata alle Bahamas del valore di 18 milioni di dollari.

“La crisi di Cuba non nasce dall’embargo”
La verità è molto più semplice di quanto certa propaganda voglia far credere: Cuba muore mentre il regime continua a spendere e sprecare risorse per mantenere in piedi l’apparato burocratico e i suoi privilegi. La crisi di Cuba non nasce dall’embargo. L’embargo non distrugge gli zuccherifici, non chiude le fabbriche tessili, non fa collassare l’industria alimentare, non impedisce alle persone di creare impresa, non confisca ai contadini ciò che producono. La dittatura sì. Il vero blocco alla prosperità di Cuba non è l’embargo: è la mancanza di libertà” – È quanto affermato dalla senatrice Cinzia Pellegrino, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione speciale per i diritti umani, durante il suo intervento in Senato.
Per tutti gli altri aggiornamenti continua a seguirci su PDQ Magazine.
