La recente decisione del Consiglio di Stato di reintrodurre l’obbligo di riconoscimento “de visu” degli ospiti nelle strutture ricettive — inclusi affitti brevi, B&B, case vacanze e affittacamere — sta generando forte preoccupazione nel settore extralberghiero.
La sentenza, che ribalta l’annullamento del TAR Lazio, obbliga gli host a effettuare l’identificazione di persona oppure tramite videochiamata in diretta, riducendo drasticamente l’uso del self check-in digitale.
Consiglio di Stato: cosa prevede la nuova sentenza sul check-in
Secondo la sentenza, l’identificazione degli ospiti deve avvenire:
- di persona al momento dell’arrivo;
- oppure tramite videocollegamento in tempo reale, verificando la corrispondenza tra ospite e documento.
Il Consiglio di Stato ritiene che questo sistema garantisca un maggior presidio di sicurezza, superando le obiezioni del TAR Lazio che aveva giudicato il precedente obbligo non proporzionato e contrario ai principi di innovazione.

Affitti brevi: perché l’obbligo di riconoscimento “di persona” penalizza gli host
La reintroduzione dell’obbligo sta generando critiche, soprattutto perché colpisce le realtà più piccole del settore.
Ecco i punti più critici.
Colpisce i piccoli host, non gli hotel
Gli hotel hanno reception e personale; gli host no.
Molti gestiscono 1 o 2 appartamenti e non possono essere disponibili:
- di notte
- in orari imprevedibili
- in caso di ritardi dei viaggiatori
Il rischio è che molti abbandonino l’attività o siano costretti a delegare il check-in a pagamento.

La video-identificazione non è una vera alternativa
La videochiamata sembra una soluzione moderna, ma nella pratica comporta:
- necessità di presenza in diretta
- problemi di connessione
- mancanza di standard tecnici chiari
- dubbi su privacy e responsabilità
Risulta quindi un compromesso più teorico che realmente operativo.
Disparità tra hotel e affitti brevi
Applicare lo stesso obbligo a strutture con modelli operativi così diversi genera un evidente squilibrio competitivo. Gli hotel possono contare su reception e personale dedicato, mentre molti host gestiscono poche unità e non dispongono delle stesse risorse.
Nessuna prova che il check-in di persona sia più sicuro
Il TAR aveva sottolineato come non esistano dati o studi in grado di dimostrare che l’identificazione in presenza sia realmente più efficace dei moderni sistemi digitali di verifica. Nonostante ciò, il Consiglio di Stato ha scelto un’impostazione più conservativa, allontanandosi dal percorso di digitalizzazione promosso a livello europeo.
Impatto sul mercato degli affitti brevi
Costi maggiori e operatività più complessa
Gli host dovranno:
- essere presenti agli arrivi
- installare videocamere dedicate
- assumere personale o appoggiarsi a gestori terzi
- gestire arrivi h24
Rischio riduzione prenotazioni
I viaggiatori internazionali preferiscono soluzioni flessibili, con self check-in automatico.
Limitare questa opzione può ridurre la competitività dell’offerta italiana.
Innovazione frenata
La decisione rischia di penalizzare:
- startup del settore turistico
- fornitori di software di check-in
- sistemi di riconoscimento digitale
- serrature smart e soluzioni contactless
Un freno all’evoluzione del settore.

Una sentenza poco moderna che rischia di danneggiare gli host
La reintroduzione del riconoscimento “de visu” appare anacronistica, poco proporzionata e scarsamente sostenibile.
Senza linee guida tecnologiche precise e senza considerare le differenze strutturali rispetto agli hotel, questa decisione rischia di:
- aumentare i costi
- complicare l’operatività
- ridurre la competitività dell’Italia
- spingere gli host fuori dal mercato
Il settore extralberghiero attende ora chiarimenti e, auspicabilmente, una revisione normativa più moderna e allineata agli standard europei.
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