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Rapporto Reuters 2026: ANSA è il media più affidabile in Italia, crolla la fiducia nelle news

Mentre ANSA mantiene il primato della credibilità, il Digital News Report fotografa un pubblico sempre più distante dall'informazione tradizionale e orientato verso social, video e creator digitali

Il panorama dei media e dell’informazione mondiale sta attraversando una trasformazione profonda che ridefinisce radicalmente il modo in cui le persone accedono alle notizie. I canali tradizionali cedono progressivamente il passo alle piattaforme digitali, in un contesto dove le abitudini di consumo si evolvono rapidamente e coinvolgono ormai ogni fascia d’età. Il Digital News Report 2026 dell’Istituto Reuters fotografa questa transizione, evidenziando dinamiche complesse che uniscono una storica crisi di fiducia a livello globale con l’emergere di nuovi attori tecnologici e sociali nel campo della divulgazione.

Classifica affidabilità media italiani: ANSA si conferma un punto di riferimento storico

In Italia, il rapporto certifica per il nono anno consecutivo il primato dell’ANSA come l’agenzia d’informazione più affidabile. Il livello di fiducia espresso dai lettori italiani nei confronti dell’agenzia resta stabile al 74%, un dato significativo che ne attesta il ruolo di pilastro nel sistema giornalistico nazionale. Alle spalle della capolista si posizionano, a pari merito con il 64%, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore, confermando l’apprezzamento del pubblico per l’informazione all-news e quella economico-finanziaria.

Per quanto riguarda il traffico digitale, Fanpage si attesta come il primo sito d’informazione per numero di navigatori settimanali con il 22% delle preferenze. ANSA.it occupa la seconda posizione con il 17%, registrando lo stesso dato di Tgcom24 online. Seguono nella classifica SkyTg24 in quarta posizione, mentre Repubblica.it e Rai News online occupano il quinto posto a pari merito. Nel comparto radiotelevisivo, i telegiornali della Rai guidano il consumo complessivo, seguiti nell’ordine da Mediaset, dalle strutture di TgCom24 e SkyTg24, e infine da Rai News24 e TgLa7.

ANSA si conferma al vertice della fiducia degli italiani, ma il nuovo rapporto Reuters rivela un cambiamento sorprendente nel modo di informarsi.

Perché gli italiani non si fidano più delle notizie? I dati del 2026

I dati curati da Alessio Cornia per la sezione italiana del report evidenziano tuttavia segnali di forte distanziamento da parte del pubblico. La fiducia complessiva nelle notizie in Italia ha registrato una flessione di quattro punti percentuali rispetto al 2025, scivolando al 32%, un valore inferiore alla media globale che si attesta al 37%. Parallelamente, cresce l’attitudine a evitare attivamente le informazioni: il 36% degli italiani dichiara di scavalcare le notizie talvolta o spesso, un incremento di tre punti in un anno. Si contrae ulteriormente la propensione alla spesa per i contenuti editoriali digitali, con appena l’8% della popolazione disposta a pagare per l’informazione online.

Le fonti preferite vedono l’online saldamente in testa al 69%, seguito dalla televisione al 62%. I social media mostrano un netto recupero portandosi al 45%, un balzo notevole rispetto al passato considerando che nel 2013 la percentuale era ferma al 27%. La carta stampata prosegue invece il suo declino storico, raccogliendo appena l’11% delle preferenze a fronte del 59% registrato tredici anni fa. I formati emergenti come i podcast e i chatbot si attestano per il momento al 6%. All’interno dell’ecosistema Meta, Facebook rimane la piattaforma più utilizzata per le news con il 44%, seguita da Instagram al 31% e WhatsApp al 29%, tutte in crescita.

ANSA si conferma al vertice della fiducia degli italiani, ma il nuovo rapporto Reuters rivela un cambiamento sorprendente nel modo di informarsi

I social superano la TV: nel 2026 l’ informazione globale passa da video e content creator

A livello internazionale, per la prima volta nella storia del rapporto, i social network e le piattaforme video superano i canali tradizionali come principale modalità di accesso alle informazioni, registrando l’utilizzo da parte del 54% degli utenti globali, contro il 52% della televisione e il 51% di siti e applicazioni editoriali. Il consumo di video giornalistici settimanali tocca il 77%, prediligendo spazi di terze parti come YouTube, Instagram, TikTok e Facebook. Le testate giornalistiche tradizionali subiscono le conseguenze di questo dirottamento, vedendo la fruizione video sui propri canali interni diminuire di cinque punti percentuali sul 2025 e di ben dieci punti rispetto al 2021.

In questo scenario si consolida l’influenza dei creator digitali. Il 27% del pubblico mondiale attinge a notizie prodotte da profili focalizzati sull’informazione, mentre il 46% si aggiorna tramite content creator generici. L’analisi sottolinea che queste figure stanno mutando le modalità di scoperta dei fatti senza sostituire il giornalismo classico. Parallelamente, l’uso dei chatbot per le news sale al 10% globale tra i giovani e tocca il 16% nella fascia under 35, a fronte di un più timido 7% tra gli over 35. Nonostante la diffusione di questi strumenti di intelligenza artificiale, la fiducia globale nell’accuratezza delle risposte generate rimane ferma al 20%, dimostrando che il pubblico mantiene un forte approccio critico verso l’automazione informativa.

Il panorama attuale impone alle testate editoriali una sfida complessa che va oltre la semplice migrazione digitale. Non basta più presidiare i canali tradizionali; diventa indispensabile ripensare i linguaggi dell’informazione e trovare un punto di incontro con le nuove piattaforme e con i creatori di contenuti, che oggi guidano la scoperta delle notizie .

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Tiziana La Barbera
Tiziana La Barbera
Docente di materie umanistiche con particolare interesse per le tematiche educative, psicologiche, sociali ,di crescita personale, di inclusione. Ha approfondito la comunicazione neuro - linguistica (PNL) come strumento per favorire l' inclusione nei contesti scolastici e formativi Laurea in Psicologia L24 Scienze e tecniche psicologiche
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