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Caso Garlasco: Alberto Stasi lascia il carcere di Bollate in affidamento in prova

Dopo dieci anni trascorsi a Bollate, il Tribunale di Sorveglianza apre l'ultima fase del percorso di reinserimento del condannato per il delitto di Garlasco

A quasi vent’anni dal tragico omicidio di Chiara Poggi e dopo una lunghissima e complessa vicenda giudiziaria che ha diviso l’opinione pubblica italiana, si apre un capitolo totalmente nuovo per Alberto Stasi. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha concesso ufficialmente il via libera formale per l’affidamento in prova ai servizi sociali al quarantaduenne condannato in via definitiva a sedici anni di reclusione per il delitto di Garlasco. Ieri mattina, poco dopo le dieci, Stasi ha varcato definitivamente i cancelli della casa di reclusione di Bollate, lasciandosi alle spalle un intero decennio trascorso dietro le sbarre della struttura milanese.

Prima di allontanarsi definitivamente dal penitenziario, l’uomo ha sbrigato le ultime formalità burocratiche e ha svuotato la propria cella. Subito dopo, ha voluto salutare personalmente il direttore dell’istituto, gli agenti della polizia penitenziaria, gli educatori e i detenuti con cui ha condiviso dieci anni della sua vita quotidiana. Il suo storico difensore, l’avvocato Antonio De Rensis, che ha assistito Stasi insieme alla collega Giada Bocellari, ha confermato che questo passaggio segna un punto di svolta decisivo: l’uomo potrebbe non fare mai più rientro in carcere, a condizione di rispettare rigorosamente tutte le prescrizioni.

Le Motivazioni del tribunale di sorveglianza sulla scarcerazione

L ‘ordinanza emessa dai giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano poggia su una valutazione estremamente dettagliata del percorso detentivo del condannato. Secondo i magistrati milanesi, la precedente esperienza in regime di semilibertà ha di fatto confermato l’assoluta assenza di profili di pericolosità sociale. Il comportamento di Stasi è stato definito ineccepibile, caratterizzato da una costante e assoluta adesione alle regole della struttura carceraria, un fattore che gli ha permesso di ottenere regolarmente nel tempo i benefici previsti della liberazione anticipata.

Nelle motivazioni ufficiali del provvedimento si legge chiaramente che durante tutto il periodo di osservazione non sono emersi elementi idonei a inficiare il percorso di reinserimento sociale. Al contrario, Stasi ha proseguito senza rilievi la misura alternativa precedente, dimostrando una evidente lucidità anche rispetto ai possibili sviluppi futuri e confermando nei fatti di aver accettato la sanzione penale. Un elemento chiave valutato positivamente dai giudici è stato il suo comportamento verso l’esterno: l’uomo ha mantenuto un profilo decisamente basso, evitando la ricerca di visibilità e rifiutando quasi totalmente le interviste con gli organi di stampa. Le relazioni degli operatori penitenziari che lo hanno seguito ,descrivono un comportamento non solo formalmente lineare, ma caratterizzato da una profonda sofferenza interna, escludendo in modo categorico la presenza di vissuti rancorosi o di esposizione dei fatti volti a screditare coloro che lo hanno posto nella condizione di detenzione.

Alberto Stasi lascia il carcere

Come funziona l’affidamento ai servizi sociali e quali sono i rischi

L’affidamento in prova ai servizi sociali è una misura alternativa alla detenzione che l’ordinamento giuridico italiano riserva a coloro che presentano un residuo di pena inferiore ai quattro anni. La concessione del beneficio non scaturisce da un mero calcolo matematico della pena residua, ma richiede un esame approfondito della condotta e della personalità dell’ imputato. Attualmente, la scadenza naturale e formale della pena per Alberto Stasi è fissata al 31 ottobre 2029, anche se il calcolo finale, grazie ai futuri benefici previsti per la buona condotta, potrebbe anticipare la conclusione definitiva della vicenda giudiziaria al 2028.

È fondamentale evidenziare che l’affidamento in prova non equivale a una totale libertà e non è in alcun modo collegato a una eventuale revisione del processo penale, che rimane del tutto indipendente. Per l’intera durata della misura alternativa, Stasi sarà obbligato a seguire alla lettera tutte le specifiche prescrizioni stabilite dal magistrato di sorveglianza, che regoleranno i suoi spostamenti, gli orari, le attività quotidiane e i contatti sociali. Il controllo sulla sua condotta resterà costante per i prossimi anni. Nel caso in cui l’uomo dovesse commettere una qualsiasi violazione delle regole imposte dai giudici, l’affidamento in prova verrebbe immediatamente revocato dall’autorità giudiziaria, determinando la riapertura immediata delle porte del carcere di Bollate per il ripristino della detenzione tradizionale.

Alberto Stasi lascia il carcere

Percorso rieducativo Alberto Stasi: tutte le tappe che hanno portato alla scarcerazione

La scarcerazione avvenuta ieri mattina rappresenta l’atto conclusivo di un percorso di reinserimento estremamente graduale, pianificato nel tempo per verificare la risposta del soggetto alla progressiva riconquista della libertà personale. La prima tappa significativa di questo lungo iter risale all’ordinanza del 24 gennaio 2023, tramite la quale Alberto Stasi aveva ottenuto l’autorizzazione formale allo svolgimento di un’attività lavorativa all’esterno del carcere, rientrando in cella al termine del turno. Successivamente, a partire dal mese di maggio del 2024, l’uomo ha iniziato a beneficiare dei primi permessi premio, che gli hanno consentito di trascorrere brevi periodi di permanenza e soggiorno presso l’abitazione degli zii.

L’ 11 aprile 2025, dopo avere scontato i due terzi complessivi della condanna inflitta, Stasi ha raggiunto lo status di semilibertà, l’ultimo gradino intermedio prima della scarcerazione attuale. In questo percorso durato anni, l’accettazione formale della condanna e il rispetto assoluto dei doveri istituzionali hanno convinto i giudici della solidità del suo cambiamento. Ora, con il definitivo passaggio all’affidamento in prova ai servizi sociali, si conclude l’esperienza della detenzione in cella, avviando l’ultimo tratto di percorso verso la totale riabilitazione e il definitivo reinserimento nella comunità civile.

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Tiziana La Barbera
Tiziana La Barbera
Docente di materie umanistiche con particolare interesse per le tematiche educative, psicologiche, sociali ,di crescita personale, di inclusione. Ha approfondito la comunicazione neuro - linguistica (PNL) come strumento per favorire l' inclusione nei contesti scolastici e formativi Laurea in Psicologia L24 Scienze e tecniche psicologiche
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