L’Italia saluta Umberto Bossi, il fondatore della Lega Nord e protagonista indiscusso di oltre trent’anni di storia politica nazionale. Il “Senatùr” si è spento all’età di 84 anni presso l’ospedale di Circolo di Varese, lasciando un vuoto profondo in quel movimento che, partendo dalle valli lombarde, ha scosso le fondamenta del centralismo romano. Con la sua scomparsa, si chiude un’era caratterizzata da battaglie federaliste, linguaggi di rottura e una visione del Paese che ha anticipato i grandi cambiamenti della Seconda Repubblica.
Umberto Bossi e le origini del movimento: la storia del Senatùr
Tutto ebbe inizio il 12 aprile 1984. In uno studio notarile di Varese, sei persone firmarono l’atto di nascita della Lega Autonomista Lombarda. Tra loro Umberto Bossi, la futura moglie e alcuni amici fidati. Erano gli anni in cui Bossi, girava senza sosta il Paese, a bordo della sua Citroen Cx amaranto, affiggendo manifesti e scrivendo slogan sui muri delle autostrade. Quel gruppo di sognatori appassionati, guidato da un leader carismatico e sanguigno, avrebbe presto trasformato il malcontento del Nord in un progetto politico strutturato: la Lega Nord.

L’ascesa politica di Umberto Bossi e la battaglia contro La Roma Ladrona
Il 1987 segna l’ingresso ufficiale di Bossi nelle istituzioni con l’elezione al Senato, evento che gli vale il celebre soprannome di Senatur. Da quel momento, il suo grido di battaglia contro Roma Ladrona e il centralismo dello Stato diventa il motto di un elettorato stanco del vecchio sistema. Nel 1992, in piena tempesta Tangentopoli, la Lega ottiene un successo travolgente, portando Bossi alla Camera con oltre 240.000 preferenze. È l’inizio di una rivoluzione che troverà spazio persino sulle copertine dei grandi settimanali dell’epoca, come simbolo di una liberazione politica senza precedenti.

Il rapporto tra Bossi e Berlusconi: l’asse che ha cambiato l’Italia
La carriera di Bossi è stata segnata dal complesso sodalizio con Silvio Berlusconi. Un’alleanza fatta di liti furibonde e strette di mano decisive, che ha portato il leader leghista a ricoprire ruoli di governo cruciali. Nel 2001 viene nominato Ministro per le Riforme Istituzionali , portando avanti il sogno del federalismo e della gestione autonoma delle risorse regionali. Nonostante le provocazioni e i gesti eclatanti, come la proclamazione della secessione, l’obiettivo finale di Bossi è sempre rimasto ancorato alla riforma dello Stato in senso federale.

L’eredità di Umberto Bossi e il cordoglio di Mattarella e delle istituzioni
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso il suo cordoglio definendo Bossi un “leader appassionato e un sincero democratico”. Anche gli storici alleati e i successori hanno reso omaggio alla sua figura. Antonio Tajani ha ricordato l’amicizia con Berlusconi e l’intelligenza politica, mentre Luca Zaia ha sottolineato come tutto il Paese debba gratitudine a un uomo capace di dare risposte concrete alle istanze dei cittadini. Tra gli altri il messaggio dell’ attuale Segretario della Lega Matteo Salvini, che ha affidato ai social un messaggio di profonda gratitudine proprio nel giorno della Festa del Papà. Salvini ha ricordato con commozione il primo incontro con Bossi, avvenuto quando aveva solo 17 anni, sottolineando come quella conoscenza abbia cambiato radicalmente il corso della sua esistenza umana e politica. Il leader attuale del Carroccio ha descritto il fondatore attraverso parole cariche di significato come coraggio, genio, e passione. Il capo storico della Lega è stato fino al 2012 segretario federale e poi Presidente a vita; Egli resta il padre nobile di un movimento che ha saputo evolversi, pur mantenendo intatta nel cuore l’impronta del suo fondatore.
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