La cornice solenne del tradizionale scambio di auguri con il Corpo Diplomatico si è tramutata, per volontà del Presidente Sergio Mattarella, in un Tribunale Etico globale. Il Capo dello Stato ha avviato il suo discorso con una riflessione amara sulla fragilità del sistema internazionale, denunciando il rischio che i sacrifici di intere generazioni vengano resi vani. Il riferimento va a chi lottò per costruire un mondo di regole e cooperazione.
Mattarella ha evocato le basi della convivenza globale: Le generazioni globali che lottarono contro il nazifascismo in Europa, contro il colonialismo, contro i totalitarismi per rivendicare libertà e diritti ; ricercando un progetto di collaborazione sfociato nella creazione dell’Onu .Il più ambizioso tentativo nella storia dell’umanità di dare una cornice di regole alle relazioni internazionali – rischiano di vedere infranti, oggi, i loro sacrifici. Questa crisi è, dunque, una scelta precisa di alcune potenze.
Il Presidente ha individuato la causa del collasso: il sistema Onu entra in crisi quando un “protagonista della vita internazionale” lo infrange, “ritenendo che non sia più funzionale alla prevalenza dei propri interessi, talvolta instabili e che questi debbano prevalere sui valori condivisi e sulle esigenze degli altri Paesi”. La critica è rivolta a quei leader che usano “presunte – e spesso fallaci – esigenze di sicurezza” per alterare l’equilibrio della legge. Il messaggio è che l’egoismo nazionalistico, in questo contesto storico, è il nemico più subdolo della pace.
Crimine contro l’ umanità: perchè serve un veto morale al ricatto nucleare
L’erosione del diritto trova la sua manifestazione più pericolosa nella minaccia atomica. Mattarella ha ricordato che, sebbene vi fossero stati progressi significativi nel “controllo della corsa agli armamenti, in particolare di armi di distruzione definitiva, come quelle nucleari“, quel percorso virtuoso è oggi sotto attacco.
Il suo veto morale è stato enunciato con una chiarezza che non ammette repliche, ribadendo una condanna già espressa davanti al Bundestag tedesco: Nel contesto attuale, si rende necessario ribadire con forza che l’uso o anche la sola concreta minaccia di introdurre nei conflitti armamenti nucleari appare un crimine contro l’umanità. L’equiparazione della minaccia stessa a un crimine – e non solo l’uso effettivo – eleva il dibattito a un livello etico e legale imprescindibile.
Sottolinea che il ricatto atomico non può essere accettato come strumento di politica estera, rappresentando un attacco diretto alla dignità umana e alla sicurezza globale. L’Italia si impegna così a una linea di assoluta intransigenza contro ogni tentativo di normalizzare questa prospettiva con scenari apocalittici .
Russia e potere : il paradosso di un’ influenza che non segue la storia
La massima incisività del discorso è stata raggiunta nel momento in cui Mattarella ha smascherato l’ossimoro alla base della giustificazione dei conflitti attuali: “Il principio non può essere muovere guerra per fare la pace: è paradossale. Appare insensata la pace evocata da parte di chi, muovendo guerra, pretende in realtà di imporre le proprie condizioni”.
Questa critica al paradosso ha trovato un destinatario esplicito nella Federazione Russa. Il Presidente ha denunciato con parole severe l’azione di Mosca: “Un protagonista della comunità internazionale, la Federazione Russa, ha, sciaguratamente, scelto di travolgere questo percorso ripristinando, con la forza, l’antistorica ricerca di zone di influenza, di conquista territoriale, di crudele prepotenza delle armi”.
Il termine “antistorica” è la chiave: Mattarella condanna l’azione come una regressione a logiche imperialiste superate, che cercano di imporre un nuovo ordine basato su sopraffazione e violenza. Questo schema, ha concluso, mira unicamente alla competizione tra gli Stati per l’accaparramento di risorse, tentando, così, di perpetuare diseguaglianze tra i popoli, violando la sovranità e l’autodeterminazione.
Gaza e la soluzione dei due stati: un’ analisi della crisi mediorientale
Il l Presidente ha poi rivolto il suo pensiero al destino dei popoli del Medio Oriente, sottolineando la complessità e l’urgenza della crisi umanitaria e politica in corso.
Il Capo dello Stato ha riconosciuto l’apertura di spiragli importanti, ma ha sottolineato che molto resta ancora da fare per consolidare il cessate il fuoco ed evitare che si dissolva, per ripristinare pienamente gli aiuti umanitari a una popolazione stremata, per avviare la ricostruzione. La posizione italiana è categorica riguardo al futuro della regione: l’auspicio del capo dello Stato “resta quello di vedere affermarsi nella regione mediorientale pace e stabilità”.
Mattarella ha fissato la condizione irrinunciabile per tale stabilità: “Questi traguardi non possono prescindere dalla pacifica coesistenza, nella sicurezza, dei popoli israeliano e palestinese, nella cornice della soluzione a due Stati, che occorre sostenere e difendere da qualsiasi tentativo di comprometterne la praticabilità. Non ve ne sono altre”. Questa dichiarazione respinge soluzioni unilaterali e riafferma il modello del diritto internazionale come unica possibilità di riscatto per la regione.

Il quarto Natale di guerra in Ucraina e la sfida di una pace giusta
Infine, il discorso ha ribadito l’incrollabile solidarietà per l’Ucraina, che si appresta a vivere il suo quarto Natale di guerra. Un periodo drammatico che testimonia la brutalità del conflitto e l’inefficacia delle tregue temporanee. Il Presidente ha denunciato la strategia russa: Si moltiplicano gli attacchi russi alle città e alle infrastrutture energetiche e civili. Le vittime civili sono sempre più numerose.
Di fronte a questa violenza, la posizione italiana ed europea è ferma e senza equivoci: L’Europa e l’Italia restano saldamente al fianco dell’Ucraina e del suo popolo. L’obiettivo è chiaro e morale: una pace equa, giusta e duratura, che rispetti pienamente il diritto internazionale, l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale ucraine. Il sostegno a Kiev è un atto di difesa dei principi universali di legalità contro la prepotenza delle armi che cercano di riscrivere le frontiere con la forza.

L’ ultimatum per fermare la regressione: la svolta necessaria
L’intervento del Presidente Mattarella in chiusura d’anno è un ultimatum morale contro la regressione storica. Il Quirinale si schiera in modo netto contro il collasso dell’ONU, il ricatto atomico e l’imposizione di un “nuovo ordine” basato su violenza e conquista. La via d’uscita dalla crisi risiede nel rigore del diritto internazionale, nella coesione tra gli Stati che credono nella collaborazione e nella difesa dei principi di libertà.
Il Presidente ha lasciato un monito irrinunciabile: è necessario onorare i sacrifici del passato, scegliendo la legge e la diplomazia come unici strumenti per garantire un futuro di sicurezza e pace duratura, sia in Europa che in Medio Oriente. L’Italia è pronta a fare la sua parte per scongiurare che la crisi geopolitica distrugga decenni di sforzi per la convivenza civile tra i popoli.
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