Il Contrammiraglio Rosario Marchese, intervenendo in occasione della presentazione della riforma “Porti d’Italia S.p.A.”, ha delineato le coordinate di un cambiamento strutturale per l’intero comparto marittimo nazionale.
Una riforma, ha spiegato, che “segna il passaggio da una logica frammentata a un modello integrato di governance, in cui i porti italiani diventano poli di innovazione, sostenibilità e sviluppo economico”.
Una governance unitaria per la portualità italiana
Cuore della riforma è la costituzione di Porti d’Italia S.p.A., una società a controllo pubblico con funzioni di coordinamento, indirizzo e monitoraggio del sistema portuale nazionale.
Per Marchese, si tratta di “un’infrastruttura istituzionale necessaria per superare decenni di frammentazione gestionale e decisionale, restituendo al sistema portuale una visione industriale e strategica di lungo periodo”.
La nuova struttura agirà come centrale operativa nazionale, garantendo coerenza tra i piani delle Autorità di sistema portuale e le politiche industriali, energetiche e logistiche del Paese.
“Ogni porto manterrà la propria identità territoriale — ha chiarito Marchese — ma sarà chiamato a operare all’interno di una strategia di rete, in cui le sinergie contano più delle individualità”.

Porto moderno: innovazione, digitalizzazione e sostenibilità
Il Contrammiraglio ha sottolineato che il porto del XXI secolo non può più limitarsi alla funzione logistica tradizionale.
“Il futuro della portualità italiana si misurerà nella capacità di integrare innovazione tecnologica, efficienza energetica e sostenibilità ambientale”, ha dichiarato.
Due i pilastri su cui poggia la riforma:
- Digitalizzazione dei processi doganali e logistici, con piattaforme interoperabili per lo scambio dati e la tracciabilità delle merci;
- Transizione energetica, attraverso l’estensione del cold ironing, l’adozione di carburanti a basse emissioni e la realizzazione di infrastrutture per l’economia verde.
Questi interventi mirano a ridurre i tempi di sdoganamento, ottimizzare i flussi di traffico e migliorare la competitività del sistema nel contesto europeo e mediterraneo.

Semplificazione e attrattività per gli investimenti
Un altro elemento chiave della riforma è la semplificazione amministrativa.
L’introduzione di sportelli unici portuali digitali, la centralizzazione delle procedure autorizzative e la creazione di meccanismi acceleratori per i progetti strategici permetteranno, secondo Marchese, “processi più rapidi, trasparenti e prevedibili, in grado di restituire fiducia agli operatori economici e favorire la nascita di partenariati pubblico-privati stabili e innovativi”.
“Porti d’Italia S.p.A. sarà la cabina di regia di un sistema capace di indirizzare risorse e investimenti verso progetti ad alto impatto economico e occupazionale”, ha aggiunto il Contrammiraglio.

Efficienza logistica come leva di crescita economica
Richiamando le teorie di Wassily Leontief, Marchese ha ricordato come “un sistema produttivo non valorizzato logisticamente resta una potenzialità inespressa”.
In Italia, il miglioramento dell’efficienza portuale e interportuale potrebbe incidere fino al 25% sul PIL, grazie alla riduzione dei costi logistici e alla maggiore attrattività per gli investitori internazionali.
La rete portuale integrata diventa così un moltiplicatore di produttività e un fattore determinante per la competitività delle imprese italiane sui mercati globali.
Un modello ibrido ispirato alle migliori esperienze europee
Nel delineare la visione strategica di lungo periodo, Marchese ha messo a confronto il modello italiano con le esperienze di altri Paesi europei.
“La nostra riforma — ha spiegato — concilia la regia statale del modello spagnolo con l’approccio industriale del Port of Rotterdam, definendo un sistema ibrido che unisce efficienza operativa, capacità gestionale e visione strategica nazionale”.
Questo equilibrio, nelle intenzioni del legislatore e della nuova governance, consentirà di “mobilitare rapidamente risorse per gli investimenti prioritari e promuovere la cooperazione tra porti, retroporti e zone economiche speciali”.

Verso una visione industriale della portualità
Nelle conclusioni del suo intervento, il Contrammiraglio Marchese ha ribadito la portata trasformativa della riforma: “Con Porti d’Italia S.p.A. restituiamo al Paese una visione industriale della portualità: non più un mosaico di realtà isolate, ma una rete coordinata, sostenibile e capace di guardare al futuro”.
L’attuazione della riforma — ora in fase di approvazione definitiva — segnerà l’avvio di una nuova stagione per il sistema portuale italiano, chiamato a diventare motore della transizione digitale, energetica e produttiva del Paese.
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