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Cybersicurezza, l’Italia prepara il suo “esercito di hacker”: un DDL per difendersi dalle guerre ibride

Il ddl cybersicurezza introduce un “esercito di hacker” sotto il Ministero della Difesa: l’Italia si prepara a contrastare attacchi informatici e minacce ibride

L’Italia compie un passo decisivo verso la difesa digitale. Non più soltanto cielo, terra e mare: oggi anche il cyberspazio è considerato un campo di battaglia. Alla Camera è approdato un disegno di legge che punta a creare un vero e proprio “esercito di hacker” sotto il coordinamento del Ministero della Difesa, capace di rispondere ad attacchi informatici e campagne di disinformazione che minacciano istituzioni, infrastrutture e cittadini.

Dalle prime leggi al nuovo scenario digitale

Non si tratta di un’improvvisazione. Da oltre un decennio il legislatore lavora per rafforzare la sicurezza digitale del Paese. Una tappa importante è stata il Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica (PSNC) del 2019, pensato per proteggere gli asset strategici dello Stato. Poi, nel 2021, il decreto che ha istituito l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ha segnato un cambio di passo, centralizzando le competenze e tracciando un’architettura più chiara.

Nel 2022 è arrivata la Strategia nazionale di cybersicurezza 2022–2026, che ha fissato obiettivi concreti: prevenzione, risposta rapida agli incidenti, resilienza delle infrastrutture critiche. Più di recente, nel 2024, con la Legge 90 il Parlamento ha rafforzato i poteri dell’ACN e introdotto norme più severe sui reati informatici. E un ulteriore tassello normativo è il D.lgs 138/2024, che ha stabilito misure volte a garantire un livello elevato di sicurezza informatica su tutto il territorio nazionale, come riportano studi scientifici.

Timeline della cybersicurezza italiana (2019–2025)

2019 – Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica: prima legge organica per proteggere gli asset strategici del Paese.

2021 – Nascita dell’ACN: istituita l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

2022 – Strategia nazionale 2022–2026: prevenzione, resilienza, risposta rapida agli incidenti.

2024 – Legge n. 90: rafforzamento poteri ACN, nuove sanzioni sui reati informatici.

2024 – D.lgs n. 138: misure per garantire un alto livello di sicurezza informatica.

2025 – Ddl Minardo (in discussione): riconosce il cyberspazio come nuovo dominio operativo delle Forze Armate e prevede un “esercito di hacker”.

Perché serve un “esercito di hacker”

La spinta arriva dalla realtà quotidiana. Gli attacchi informatici si moltiplicano e diventano sempre più sofisticati. Non colpiscono solo ministeri o grandi aziende ma anche ospedali, comuni, banche, università. Basti pensare agli episodi recenti di ransomware che hanno paralizzato interi sistemi sanitari, con conseguenze dirette sui cittadini.

Secondo i dati dei FortiGuard Labs e del rapporto Clusit, nel 2024 l’ Italia è stata colpita dal 2,91% delle minacce globali, contro lo 0,79% dell’anno precedente (redhotcyber.com). Una crescita che rende evidente quanto il Paese sia diventato un bersaglio sempre più esposto.

La guerra in Ucraina ha poi mostrato chiaramente che i conflitti moderni sono ibridi: non si combattono solo con carri armati e droni ma anche con fake news, intrusioni nei sistemi energetici e attacchi coordinati alle reti di comunicazione. È proprio questa combinazione di strumenti fisici e digitali che ha convinto il legislatore ad ampliare i poteri della Difesa.

Difesa e società civile

Il nuovo “esercito di hacker” non sarà una struttura segreta fatta di soli militari ma una forza flessibile e integrata. Da un lato ci saranno unità specializzate formate all’interno delle Forze Armate, dall’altro percorsi di formazione e aggiornamento costante. L’idea è quella di costruire una capacità nazionale che possa reagire con prontezza in scenari molto diversi: dal sabotaggio informatico a una rete ferroviaria, alla campagna di phishing che mira a rubare dati sensibili a migliaia di cittadini.

Un passaggio importante riguarda la tutela diretta delle persone: il DDL prevede infatti la possibilità di intervenire anche a protezione dei cittadini, non solo delle infrastrutture statali.

A questo proposito, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha diffuso un vademecum vademecum con 12 buone pratiche per i dipendenti pubblici — dalla creazione di password robuste all’uso prudente dell’intelligenza artificiale — segnalando che la sicurezza è fatta anche di gesti quotidiani.

L’impegno internazionale

Il rafforzamento delle capacità cyber italiane si inserisce in un contesto internazionale più ampio. Al vertice NATO dell’Aia del 2025, gli alleati hanno concordato di portare la spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035, con una quota rilevante destinata proprio alla sicurezza cibernetica.

Altri Paesi hanno già scelto di rafforzare il proprio fronte cyber: dagli Stati Uniti, dove la Cyber Command è ormai un pilastro delle forze armate, alla Francia e alla Germania, che hanno creato comandi militari dedicati al digitale. L’Italia non vuole restare indietro in quella che molti definiscono la nuova corsa agli armamenti del XXI secolo.

Una sfida per il futuro: la collaborazione pubblico-privata

Ma c’è di più. Se il ddl sarà approvato, nasceranno unità specializzate e corsi di formazione per i militari, ma il dibattito politico e tecnico guarda già oltre. La vera sfida dei prossimi anni sarà la creazione di un ecosistema di difesa digitale che metta in rete Stato, università e settore privato.

Molte delle competenze più avanzate in crittografia, intelligenza artificiale e protezione delle reti si trovano infatti nel mondo delle imprese e della ricerca. Come ha ricordato Nunzia Ciardi, Vice Direttrice ACN in occasione di un’intervista:

Le Pmi non hanno sempre un indice di consapevolezza elevato nonostante il tema della cyber security stia piano piano emergendo nel dibattito pubblico, e spesso a causa di fatti criminali.

In questa direzione si muove anche il Piano per l’Industria Cyber Nazionale, elaborato dall’ACN con il MIMIT, il MAECI, il MUR e il Dipartimento per la Trasformazione Digitale. Il documento è disponibile online e sottolinea l’importanza di supportare l’innovazione e la collaborazione tra ricerca e industria, sviluppare startup e PMI e rafforzare le competenze digitali.

Questa visione riflette un approccio liberistico: lo Stato garantisce le regole e la supervisione, ma lascia che la competizione del mercato e la creatività delle aziende generino innovazione.

Conclusione: difendere la libertà nel cyberspazio

Il DDL non rappresenta la fine di un percorso ma l’inizio di una nuova stagione. La creazione di un “esercito di hacker” non è il trionfo della logica militare sul web, ma il segnale che la sovranità digitale è ormai parte integrante della sovranità nazionale.

Se i conflitti del futuro si giocheranno anche — e forse soprattutto — dietro una tastiera, l’Italia non può permettersi di rimanere indietro. Con questo disegno di legge, il Paese prova a dotarsi degli strumenti per difendere non solo le proprie istituzioni, ma anche i suoi cittadini e la loro libertà.

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Ninni Petrella
Ninni Petrella
Ninni Petrella è attivista, promotore culturale, da anni impegnato in iniziative che promuovono la partecipazione civica, la formazione e lo sviluppo sostenibile dei territori. Originario di Milazzo, ha fondato nel 2023 il Movimento Politico Partiamo da Qui, con l’obiettivo di avvicinare soprattutto le nuove generazioni alla politica attiva e alla cittadinanza consapevole. È stato ufficiale di complemento nella Guardia di Finanza e collabora attivamente con realtà associative e istituzionali su progetti dedicati alla legalità, all’inclusione sociale e alla promozione della cultura come motore di crescita collettiva. È membro dell’Istituto Milton Friedman, impegnato nella diffusione dei principi della libertà economica e della responsabilità individuale. È laureato in Giurisprudenza, ha conseguito una laurea magistrale in Psicologia del Lavoro e delle Comunicazioni e un master in Diritto dell’Informatica. È inoltre abilitato alla professione forense.
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