Nel 2026, il Nexobrid, farmaco essenziale per il trattamento delle ustioni, si trova al centro di un’emergenza sanitaria in Italia. La sua scarsità ha fatto notizia soprattutto a seguito del ricovero di ragazzi vittime dell’incendio di Crans-Montana. La situazione non riguarda solo il singolo farmaco, ma riflette le fragilità di tutto il sistema sanitario e le sfide legate alla disponibilità di farmaci innovativi.
L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha adottato misure straordinarie, autorizzando l’importazione di farmaci analoghi dall’estero, ma la carenza continua a rappresentare un problema reale per i centri specializzati e per i pazienti. In questo contesto, il Nexobrid non è solo un medicinale, ma un simbolo della complessità tra innovazione scientifica, gestione logistica e cura del paziente.

Nexobrid: innovazione farmacologica tra necessità e carenza
Il Nexobrid è un farmaco a base di bromelina, un enzima estratto dal gambo dell’ananas, capace di rimuovere rapidamente i tessuti necrotici (escara) derivanti dalle ustioni. La sua introduzione sul mercato europeo nel 2012 ha rivoluzionato il trattamento delle ustioni profonde: per la prima volta, era possibile rimuovere i tessuti danneggiati senza ricorrere subito a interventi chirurgici invasivi.
Disponibile in due dosaggi, 2 grammi e 5 grammi, entrambi a carico del Servizio Sanitario Nazionale, il Nexobrid ha subito una battuta d’arresto. Il dosaggio da 2 grammi ha cessato la commercializzazione dall’ottobre 2025, mentre Il dosaggio da 5 grammi è soggetto a problemi produttivi, con importazione di analoghi esteri autorizzata a novembre 2025.
Questa carenza ha conseguenze dirette sui pazienti, costringendo i medici a valutare alternative chirurgiche o farmacologiche che, sebbene efficaci, non sempre garantiscono gli stessi tempi rapidi di guarigione.
Il meccanismo del Nexobrid: bromelina al servizio della cura
La bromelina, principio attivo del Nexobrid, è un enzima proteolitico che rompe le lunghe catene proteiche presenti nei tessuti necrotici. Il risultato è un debridement chimico rapido ed efficace, che offre vantaggi cruciali dalla rimozione dell’escara in poche ore, rispetto ai giorni richiesti dai metodi tradizionali e alla riduzione della necessità di interventi chirurgici invasivi e anestesia fino alla conservazione dei tessuti sani circostanti e al minor rischio di infezioni secondarie.
Il trattamento deve essere effettuato esclusivamente da personale sanitario formato in centri specializzati, poiché richiede competenze specifiche e monitoraggio costante. La somministrazione avviene sotto stretto controllo medico, adattata alla gravità e alla superficie corporea interessata dall’ustione.

Storie dai reparti: il valore del Nexobrid nella vita reale
Immaginiamo un reparto di ustioni pediatriche in Italia. Ogni giorno, medici e infermieri devono prendere decisioni cruciali: come ridurre il dolore, prevenire infezioni e preservare la funzionalità dei tessuti danneggiati.
Prima dell’arrivo del Nexobrid, l’unica opzione era spesso la chirurgia invasiva. Questo comportava anestesia generale, tempi più lunghi di debridement e un recupero complesso, con cicatrici più evidenti. Con il Nexobrid, invece, il tessuto necrotico può essere rimosso in poche ore, riducendo il dolore e accelerando la guarigione.
Oggi, con la carenza del farmaco, i medici devono valutare alternative: interventi chirurgici più invasivi o farmaci a base di collagenasi. Queste opzioni sono efficaci, ma richiedono più tempo e risorse, e in alcuni casi comportano un maggior rischio di complicanze, specialmente nei bambini o nei pazienti con ustioni estese.
Alternative al Nexobrid: chirurgia e farmaci sostitutivi
Chirurgia: la scelta storica
La chirurgia è una soluzione fondamentale per le ustioni gravi, ma ha limiti significativi. Innanzitutto, richiede più tempo rispetto al debridement chimico, può necessitare anestesia locale o generale e comporta rischi maggiori per pazienti fragili o pediatrici.
Collagenasi e altri enzimi: farmaci sostitutivi
I farmaci a base di collagenasi rappresentano una valida alternativa al Nexobrid. Tuttavia la rimozione dei tessuti necrotici può richiedere più applicazioni e non sempre preservano i tessuti sani con la stessa precisione e, infine, richiedono monitoraggio costante e personale sanitario esperto.
Steven Paul Nisticò, ordinario di Dermatologia alla Sapienza Università di Roma, sottolinea che “il Nexobrid resta la prima scelta per la rapidità e l’efficacia, ma in caso di carenza le alternative sono indispensabili”.

La storia e l’approvazione del Nexobrid in Europa e in Italia
Autorizzato nel 2012 nei Paesi dell’Unione Europea, il Nexobrid è prodotto da Mediwound, azienda israeliana con sede a Yavne, e commercializzato in Italia da Mediwound Germany. La sua approvazione ha introdotto protocolli di formazione specifici per medici e infermieri, assicurando che il farmaco fosse utilizzato correttamente e con sicurezza.
Il farmaco ha cambiato radicalmente il trattamento delle ustioni profonde, riducendo tempi e complicanze e migliorando gli esiti estetici e funzionali nei pazienti.
La carenza di Nexobrid: cause e impatti
La carenza del Nexobrid mette in luce la fragilità della catena di approvvigionamento dei farmaci innovativi. Le cause principali includono una produzione limitata della bromelina ad alta qualità, ritardi nella distribuzione internazionale e un tendenziale aumento della domanda a seguito di emergenze, come incendi o incidenti.
Secondo l’AIFA, circa 300 farmaci su oltre 3.000 risultano carenti in Italia. Il Nexobrid, per la sua importanza nel trattamento di ustioni gravi e pediatriche, è uno dei casi più critici.
Nexobrid e il Servizio Sanitario Nazionale: accesso e sfide
Il farmaco è interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, ma la scarsità richiede procedure straordinarie, come l’importazione di farmaci analoghi già approvati all’estero. L’AIFA ha precisato che queste misure vengono adottate solo quando non esistono alternative valide sul mercato italiano.
Per i pazienti e le famiglie, questo significa che il trattamento deve essere sempre gestito da personale specializzato ed esistono alternative farmacologiche e chirurgiche, ma con limiti pratici e, inoltre, l’accesso al farmaco può dipendere dalle scorte disponibili nei centri specializzati.
Il futuro del Nexobrid in Italia: innovazione, resilienza e formazione
Il 2026 rappresenta un anno cruciale per il Nexobrid. Autorità sanitarie e produttori stanno lavorando per risolvere i problemi produttivi e garantire scorte regolari ma nel contempo anche formare nuovo personale specializzato sul trattamento delle ustioni, migliorando la logistica per assicurare accesso uniforme su tutto il territorio nazionale.
L’obiettivo è evitare che la carenza del farmaco comprometta la cura dei pazienti più fragili, in particolare bambini e persone con ustioni estese.

L’impatto sociale ed economico della carenza di Nexobrid
La scarsità del farmaco non riguarda solo i pazienti, ma coinvolge anche il sistema sanitario e la società. Tutto ciò comporta maggiori tempi di ospedalizzazione per i pazienti, con un incremento dei costi per interventi chirurgici sostitutivi, oltre a maggior stress per famiglie e operatori sanitari e un potenziale aumento delle complicanze post-ustione, con impatto sulla qualità della vita a lungo termine.
Garantire la disponibilità del Nexobrid significa quindi proteggere la salute pubblica e ottimizzare le risorse sanitarie.
Nexobrid tra scienza, cura e vita reale
Il Nexobrid non è solo un farmaco, ma una testimonianza di come l’innovazione scientifica possa trasformare la cura delle ustioni, ridurre tempi e complicanze, e salvaguardare la qualità della vita dei pazienti. La carenza del 2026 evidenzia la necessità di una gestione logistica efficace e di una pianificazione accurata delle scorte.
Nei reparti di ustioni, ogni decisione conta. La disponibilità di farmaci come il Nexobrid può fare la differenza tra una guarigione rapida e un decorso più complesso. Monitoraggio, importazioni straordinarie e formazione del personale sanitario sono strumenti essenziali per affrontare questa sfida. Il Nexobrid resta quindi simbolo di innovazione, resilienza e umanità: la storia di un farmaco che unisce scienza, cura e vita reale.
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