Dal 3 agosto 2026 cambiano le regole per chi intende effettuare lavori di riqualificazione energetica sugli edifici. Con l’entrata in vigore delle disposizioni operative del decreto legislativo 5/2026, che recepisce la direttiva europea Red 3 (Renewable Energy Directive III), vengono infatti estesi gli obblighi di utilizzo delle fonti rinnovabili anche a numerosi interventi di ristrutturazione sugli immobili esistenti.
Si tratta di una novità destinata ad avere effetti concreti su proprietari di abitazioni, amministratori di condominio, professionisti del settore e imprese edili. In molti casi, infatti, non sarà più sufficiente migliorare l’efficienza energetica dell’involucro dell’edificio, ma occorrerà integrare l’intervento con impianti in grado di produrre energia da fonti rinnovabili.
L’obiettivo del legislatore è quello di accelerare il processo di decarbonizzazione del patrimonio immobiliare italiano, riducendo progressivamente il ricorso ai combustibili fossili e aumentando la produzione di energia pulita direttamente negli edifici.

Cosa prevede il decreto legislativo 5/2026
Il decreto modifica l’allegato III del Dlgs 199/2021, ampliando in modo significativo il perimetro degli obblighi già esistenti. Fino a oggi l’installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili era richiesta principalmente per gli edifici di nuova costruzione oppure nei casi di demolizione e ricostruzione e nelle ristrutturazioni particolarmente rilevanti, come quelle che interessavano l’intero involucro di edifici con superficie superiore ai mille metri quadrati.
Con la nuova disciplina, invece, gli obblighi vengono estesi anche a interventi molto più frequenti sugli edifici esistenti, rendendo la normativa decisamente più incisiva rispetto al passato.
Il decreto rappresenta inoltre uno dei primi passi concreti verso gli obiettivi europei fissati dalla direttiva sulle Case Green, che pur non essendo ancora recepita nell’ordinamento italiano inizia a produrre effetti indiretti attraverso la normativa sulle energie rinnovabili.
Quali lavori di ristrutturazione sono interessati
Le nuove disposizioni riguardano le cosiddette ristrutturazioni importanti di primo livello, quelle di secondo livello e gli interventi di ristrutturazione degli impianti termici. Le ristrutturazioni di primo livello interessano oltre il 50% dell’involucro dell’edificio e prevedono anche il rifacimento dell’impianto di climatizzazione.
Molto più frequente è invece la ristrutturazione importante di secondo livello, che interessa oltre il 25% della superficie disperdente dell’edificio. È una situazione tipica di numerosi condomini italiani e comprende interventi di efficientamento energetico molto diffusi.
Proprio l’estensione degli obblighi a questa categoria di lavori rappresenta una delle principali novità introdotte dalla Red 3.

Cappotto termico: perché da solo potrebbe non essere più sufficiente
Tra gli interventi maggiormente interessati dalle nuove disposizioni figura il cappotto termico, una delle opere più richieste negli ultimi anni grazie agli incentivi fiscali e alla crescente attenzione verso il risparmio energetico. Con il nuovo decreto, però, il semplice miglioramento dell’isolamento dell’edificio potrebbe non bastare più.
Quando il cappotto rientra in una ristrutturazione importante di secondo livello, il proprietario dovrà garantire che almeno il 15% della somma dei consumi previsti per la climatizzazione invernale ed estiva sia coperto mediante fonti rinnovabili.
Ciò significa che il progetto dovrà spesso essere integrato con un impianto fotovoltaico, una pompa di calore, un sistema ibrido oppure altre tecnologie alimentate da energia rinnovabile in grado di soddisfare i requisiti previsti dalla normativa. Di fatto, il legislatore punta a favorire interventi completi, nei quali l’efficientamento dell’involucro e quello degli impianti procedano insieme.
Fotovoltaico e pompe di calore diventano protagonisti
Tra le soluzioni che saranno maggiormente utilizzate per rispettare i nuovi obblighi figurano gli impianti fotovoltaici e le pompe di calore. Il fotovoltaico consente di produrre energia elettrica direttamente sul tetto dell’edificio, riducendo i prelievi dalla rete e contribuendo alla copertura dei consumi energetici.
Le pompe di calore, invece, sfruttano l’energia presente nell’aria, nell’acqua o nel terreno per produrre riscaldamento, raffrescamento e acqua calda sanitaria con consumi decisamente inferiori rispetto agli impianti tradizionali alimentati esclusivamente a gas.
In molti casi verranno adottati sistemi ibridi, che combinano una caldaia ad alta efficienza con una pompa di calore, permettendo una transizione graduale verso sistemi sempre più sostenibili.
Cosa cambia per condomini e proprietari
Le nuove regole avranno un impatto significativo soprattutto sugli edifici condominiali. Molti interventi programmati esclusivamente per migliorare l’isolamento termico dovranno ora essere riprogettati tenendo conto anche della produzione di energia rinnovabile. Questo potrebbe comportare un aumento dei costi iniziali, ma anche una maggiore riduzione dei consumi energetici e delle spese in bolletta nel lungo periodo.
Per i progettisti diventerà fondamentale valutare fin dall’inizio tutti gli aspetti tecnici dell’intervento, evitando modifiche in corso d’opera che potrebbero rallentare i lavori o aumentare ulteriormente i costi.

Le deroghe sono ancora tutte da definire
Uno dei punti più delicati della riforma riguarda il sistema delle deroghe. Restano confermate le esenzioni nei casi di impossibilità tecnica, purché tale condizione venga certificata da un professionista abilitato. Il decreto introduce inoltre la possibilità di derogare agli obblighi quando gli interventi risultino economicamente non convenienti.
Proprio questo aspetto dovrà essere chiarito dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, chiamato a predisporre linee guida che definiranno i criteri oggettivi per stabilire quando sarà possibile beneficiare delle eccezioni previste dalla legge.
Da tali chiarimenti dipenderà l’impatto concreto della normativa su migliaia di interventi di ristrutturazione già programmati.
Le reazioni del settore edilizio
L’entrata in vigore delle nuove disposizioni ha già acceso il dibattito tra le associazioni di categoria. Il comparto della climatizzazione giudica positivamente la direzione intrapresa dall’Unione europea, sottolineando come la diffusione delle energie rinnovabili rappresenti uno strumento fondamentale per raggiungere gli obiettivi climatici.
Al tempo stesso viene evidenziata la necessità di accompagnare gli obblighi con incentivi economici, finanziamenti agevolati e strumenti che consentano a famiglie e imprese di sostenere investimenti spesso molto impegnativi.
Più critica appare invece una parte del settore dell’isolamento termico, secondo cui l’obbligo di intervenire contestualmente sugli impianti potrebbe scoraggiare numerosi proprietari dall’avviare lavori di efficientamento energetico, rallentando il processo di riqualificazione del patrimonio edilizio italiano.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
L’entrata in vigore del decreto rappresenta solo il primo passo di un percorso destinato a evolversi nei prossimi mesi. Le linee guida ministeriali saranno determinanti per chiarire l’applicazione concreta delle nuove disposizioni e per definire il reale ambito delle deroghe.
Nel frattempo, chi sta programmando lavori di ristrutturazione dovrà confrontarsi con tecnici e progettisti già nella fase preliminare, così da verificare se l’intervento rientra tra quelli interessati dalla Red 3 e valutare le soluzioni tecnologiche più adatte a rispettare i nuovi obblighi.
È evidente che la riqualificazione energetica degli edifici sarà sempre più orientata verso interventi integrati, nei quali isolamento termico, produzione di energia da fonti rinnovabili ed efficientamento degli impianti costituiranno un unico progetto finalizzato a ridurre consumi, emissioni e costi energetici.
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