Alla cerimonia del Ventaglio, il Capo dello Stato denuncia la crisi dell’ordine internazionale, dalla guerra in Ucraina alla tragedia di Gaza. E richiama Europa e ONU alle proprie responsabilità.
Nessuna formalità di rito, nessuna retorica. Il discorso tenuto da Sergio Mattarella durante la cerimonia del Ventaglio al Quirinale è stato una lezione di responsabilità civile, consapevolezza storica e visione istituzionale. In un passaggio storico segnato da conflitti e disgregazioni, il Capo dello Stato ha scelto la via del rigore, chiamando in causa attori globali, leader politici, cittadini e media.
La frattura europea e la minaccia russa
Mattarella ha aperto il suo intervento soffermandosi sulla guerra in Ucraina, definendo “angosciosa” la persistente postura aggressiva della Russia. Ha spiegato come l’invasione abbia “cambiato la storia dell’Europa”, rompendo quell’equilibrio che, pur imperfetto, aveva garantito una pace duratura e la dissuasione da nuove guerre sul continente.
Il Presidente ha messo in guardia sul fatto che numerosi Paesi dell’Unione Europea e della NATO, in particolare quelli che si affacciano sul Mar Baltico, temono di essere le prossime vittime di un’espansione russa, e vivono ormai una condizione di insicurezza e allarme permanente.
Ma non è solo la minaccia militare a preoccupare il Quirinale: Mattarella ha denunciato con decisione anche il ruolo della propaganda, parlando di una “abile e perversa opera di diffusione di false notizie” come parte integrante della strategia destabilizzante di Mosca.
Gaza, il diritto umanitario calpestato
Il passaggio dedicato alla crisi nella Striscia di Gaza è stato tra i più drammatici e moralmente incisivi dell’intero intervento. Mattarella ha parlato di una situazione che diventa “di giorno in giorno più grave e intollerabile”, e ha condannato apertamente l’uso della forza contro civili, ospedali, ambulanze e bambini in cerca di acqua o cibo.
Richiamando la responsabilità del governo israeliano, ha ricordato come l’orrore dell’attacco di Hamas del 2023 non possa giustificare, in alcun modo, l’abbandono delle regole del diritto umanitario. “È disumano ridurre alla fame un’intera popolazione”, ha affermato, sottolineando che “la semina di sofferenza e di rancore, oltre a essere iniqua, contrasta con ogni vera esigenza di sicurezza”.
Con un passaggio emblematico, ha citato la morte di un’intera famiglia in un bombardamento, sopravvissuta solo nel volto di un bambino accolto in un ospedale italiano. “Errare humanum est, perseverare diabolicum”, ha commentato, con amarezza, riferendosi a quanto accade ormai da mesi.
Europa, sovranità condivisa e unità strategica
Un’Europa divisa è un’Europa irrilevante. Mattarella ha rilanciato la necessità urgente di una politica estera e di difesa comune europea, evidenziando che solo una dimensione sovranazionale può rendere effettiva la sovranità dei singoli Paesi membri.
“Servono adeguate capacità difensive”, ha dichiarato, “perché l’Unione possa realmente svolgere il ruolo cui è chiamata: essere attrice di sicurezza e promotrice di pace”. Un messaggio chiaro a chi, negli ultimi anni, ha tentato di ridimensionare o ridicolizzare il progetto europeo in nome di un sovranismo sterile.
L’antisemitismo e la banalità dell’odio
Nel cuore del suo discorso, il Capo dello Stato ha denunciato con forza la risorgenza dell’antisemitismo e dell’intolleranza, spesso alimentati – ha detto – da “superficialità e stupidità”. L’Italia, ha ammonito, non può tollerare slogan, radicalismi e contrapposizioni cieche, che disgregano il tessuto civile e avvelenano il confronto democratico.
La libertà di opinione, ha ricordato, non si realizza nel rumore delle semplificazioni, ma nel rispetto del pluralismo, nella pazienza dell’ascolto, nella responsabilità dell’informazione.
L’ONU e la tentazione della demolizione
Altro tema centrale dell’intervento è stato il ruolo delle Nazioni Unite. Mattarella ha criticato apertamente la tendenza di alcuni attori internazionali a screditare il multilateralismo, mettendo in discussione il valore stesso dell’ONU.
“Chiediamoci: il mondo sarebbe stato migliore senza l’ONU?”, ha domandato. Non si tratta di negare le inefficienze dell’organizzazione, ha spiegato, ma di riconoscere che molte di esse derivano proprio dai privilegi e dagli egoismi dei singoli Stati membri, a partire dal diritto di veto.
Smantellare le istituzioni internazionali, ha ammonito, non è una soluzione: è una fuga dalle responsabilità. E il prezzo di quella fuga lo pagano, ogni giorno, i popoli più vulnerabili.
Un mondo che ha dimenticato il passato
In chiusura, il Presidente ha lanciato un appello profondo: “La vita del mondo non inizia oggi. E tanto è stato già visto nel passato.” È un invito a imparare dalla storia, non per nostalgia o retorica, ma per evitare che l’umanità, nel suo presente inquieto, ripeta gli stessi errori di ieri.
Con tono fermo, Mattarella ha ricordato che molti oggi aspirano a essere temuti, non stimati. Ma la paura – ha detto – è un’arma che corrode chi la impugna. Nel tempo, azzera fiducia, credibilità e influenza. “I tanti elementi di novità che contrassegnano questa nostra epoca dovrebbero indurre a ben altre scelte.”
Un discorso che, per intensità e profondità, ha superato il perimetro consueto della cerimonia. Un intervento da rileggere, studiare, ascoltare. Perché, nel tempo della disgregazione, ogni parola pronunciata con coscienza pesa più di una minaccia.
Il discorso Sergio Mattarella alla cerimonia del Ventaglio al Quirinale – 30 luglio 2025. Foto © Ufficio Stampa Quirinale.
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