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Carmelo Cinturrino: il poliziotto arrestato, le accuse dei colleghi e i nodi ancora aperti dell’inchiesta di Rogoredo

Il caso che ha scosso la Polizia di Stato e la piazza di spaccio di Rogoredo

A un mese e più dall’omicidio di Abderrahim “Zack” Mansouri, 28 anni, avvenuto il 26 gennaio 2026 nel boschetto di Rogoredo – zona simbolo di spaccio e degrado – il caso che ha portato all’arresto di Carmelo Cinturrino, assistente capo della Polizia di Stato, rimane uno dei più controversi e delicati nella recente cronaca giudiziaria italiana.

Il quadro emerso dalle indagini milanesi è assai più composito e grave rispetto alla prima ricostruzione ufficiale fornita dall’agente, fin da subito fermato con l’accusa di omicidio volontario.

La tragedia di Rogoredo: dalle giustificazioni iniziali alle nuove prove

Secondo quanto ricostruito dalla Procura, Cinturrino avrebbe sparato a Mansouri durante un controllo antidroga, sostenendo inizialmente di aver agito in self-defence dopo che la vittima gli avrebbe puntato una pistola. Ma la versione è stata subito messa in discussione: testimoni oculari e investigazioni tecniche avrebbero infatti riferito che la vittima era disarmata, e che la pistola – risultata essere una replica senza tappo rosso – potrebbe essere stata posizionata successivamente sulla scena per giustificare lo sparo.

Durante l’interrogatorio di convalida del fermo Cinturrino avrebbe ammesso di aver “perso la testa” di fronte alla scena del decesso e si sarebbe scusato con chi “indossa la divisa”, ma ha negato la ricostruzione secondo cui avrebbe preso soldi o droga dagli spacciatori.

La custodia cautelare in carcere è stata confermata dal gip su richiesta della Procura, che ha sottolineato la gravità degli elementi indiziari anche in relazione alla possibilità di inquinamento probatorio.

Le accuse incriminate dei colleghi: violenze, pizzo e verbali inattendibili

Uno degli aspetti più inquietanti emersi nelle ultime settimane riguarda le dichiarazioni degli investigatori e degli agenti di polizia che lavoravano con Cinturrino al Commissariato di Milano-Mecenate lo scorso 19 febbraio, resi noti dai verbali agli atti dell’inchiesta.

cinturrino

Violenza e aggressività fuori controllo

I colleghi descrivono Cinturrino come un agente violento, con atteggiamenti aggressivi ripetuti nei confronti di spacciatori, tossicodipendenti e persino di un pusher con disabilità, nei confronti del quale avrebbe più volte usato schiaffi e persino un martello come strumento di intimidazione o punizione.

Accuse di pizzo, soldi e droga

Nel corso degli interrogatori è emersa l’accusa – contestata dall’agente – secondo cui Cinturrino avrebbe chiesto denaro, droga o “pizzo” ad alcuni spacciatori perché non venissero arrestati o per ottenere informazioni utili sulle piazze di spaccio di Corvetto e Rogoredo.

Dubbi sui verbali e la gestione delle operazioni

Oltre alle violenze fisiche, alcuni colleghi hanno espresso perplessità sulle discrepanze tra sostanze sequestrate e quanto riportato nei verbali ufficiali, sollevando ulteriori sospetti su un uso improprio delle procedure investigative.

In aggiunta, sorgono dubbi sulla gestione della scena dell’omicidio: diversi agenti hanno riferito di non aver visto alcuna arma prima che venisse scoperta, mentre la versione sull’apparizione della pistola replica è risultata conflittuale.

La difesa, le reazioni istituzionali e il clima interno alla Polizia

La difesa di Cinturrino mantiene una linea di totale negazione delle accuse di estorsione e violenze, descrivendole come “inesistenti o frutto di interpretazioni distorte”, e sottolinea come l’agente sia pronto a rispondere solo per l’omicidio in sé, non per gli altri addebiti di carattere disciplinare o penale.

Intanto, il capo della Polizia ha annunciato che Cinturrino verrà destituito dalla forza, decisione motivata con il presunto tradimento del mandato istituzionale e il grave danno di immagine arrecato alla Polizia di Stato.

Sul fronte interno, il caso ha aperto un dibattito sul clima tra colleghi e sulle procedure di controllo delle operazioni antidroga, con alcuni agenti che ammettono di essere stati “imbarazzati” dall’aggressività affidata a Cinturrino nei mesi precedenti.

Prospettive giudiziarie e punto sul procedimento

L’inchiesta penale prosegue su più fronti. Oltre all’accusa principale di omicidio volontario per la morte di Mansouri, il fascicolo non esclude ipotesi di estorsione, abuso d’ufficio e falsità ideologica sui verbali, tutte piste che saranno approfondite con ulteriori escussioni, acquisizione di prove tecniche e, quando possibile, confronti diretti in aula.

La verifica delle dichiarazioni dei colleghi – alcuni dei quali indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso – potrebbe modificare la strategia difensiva, rafforzare l’impianto accusatorio o, al contrario, porre nuove domande sui rapporti interni alla Mobile milanese.

Un’inchiesta che va oltre il singolo sparo

Il caso Carmelo Cinturrino resta uno degli episodi giudiziari più complessi e controversi dell’anno: da una morte violenta in un contesto già difficoltoso come quello di Rogoredo, si è dipanata un’inchiesta che tocca temi sensibili quali la condotta degli operatori di polizia, l’uso della forza, la gestione delle prove e il rapporto di fiducia tra colleghi e con l’istituzione. Con il processo ancora lontano, molti interrogativi rimangono aperti, e la cronaca giudiziaria seguirà i prossimi sviluppi con attenzione scrupolosa.

Immagini dal web

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